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Lettura: Ghosts di Joe Hill: i racconti della raccolta che contiene Black Phone
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Notizie

Ghosts di Joe Hill: i racconti della raccolta che contiene Black Phone

Dall'horror alla malinconia: guida senza spoiler alle quindici storie che rivelano la voce autonoma dell'autore.

Valentina Paradiso 1 ora fa Commenta! 12
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Ghosts di Joe Hill è la raccolta che contiene il racconto da cui è nato Black Phone, ma il telefono di Finney rappresenta soltanto una piccola parte del libro. Pubblicata originariamente come 20th Century Ghosts, l’opera attraversa horror, fantastico, malinconia, adolescenza e realismo, cambiando atmosfera quasi a ogni storia. In Italia è arrivata nel 2009 con il titolo Ghosts ed è stata riproposta nel 2022 come Black Phone, in concomitanza con l’uscita del film di Scott Derrickson.

Contenuti
Ghosts e Black Phone sono lo stesso libro?I racconti più vicini all’horror di Black PhoneFantasmi, cinema e persone che non riescono a scomparirePop Art e gli altri racconti sull’adolescenzaLa macchina da scrivere nascosta nei ringraziamentiQuali racconti leggere per primi dopo Black PhonePerché Ghosts dimostra che Joe Hill non è una copia di Stephen King

Chi acquista la nuova edizione aspettandosi un romanzo dedicato interamente al Rapace potrebbe quindi rimanere sorpreso. Si tratta della prima raccolta di racconti di Joe Hill, composta da testi differenti per lunghezza, genere e tono. Alcuni provocano paura, altri commuovono o disorientano; quasi tutti raccontano personaggi giovani, famiglie fragili e persone costrette a confrontarsi con qualcosa che non riescono a comprendere.

Ghosts e Black Phone sono lo stesso libro?

Sì. Ghosts e Black Phone sono due edizioni italiane della stessa raccolta. Il titolo originale è 20th Century Ghosts e richiama uno dei racconti più importanti del volume, ambientato in un vecchio cinema frequentato da una presenza misteriosa. Quando l’adattamento di Il telefono nero è arrivato nelle sale, l’editore ha scelto di ripubblicare il libro utilizzando il nome del film e una copertina immediatamente riconoscibile.

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La scheda ufficiale di Black Phone pubblicata da Sperling & Kupfer indica un volume di 400 pagine, uscito nella nuova veste nel 2022. All’interno restano le quindici storie già associate all’edizione italiana di Ghosts: Il telefono nero non è stato trasformato in un romanzo e non occupa la maggior parte del libro.

L’edizione originale apparve nel Regno Unito nel 2005, prima che Joe Hill pubblicasse il suo romanzo d’esordio La scatola a forma di cuore. La raccolta permise quindi all’autore di presentarsi attraverso forme narrative molto diverse, senza dipendere pubblicamente dal cognome del padre Stephen King.

I racconti più vicini all’horror di Black Phone

Il lettore che arriva dal film può iniziare dai testi più cupi e apertamente minacciosi. Anche in queste storie, tuttavia, Hill evita spesso di seguire il percorso più prevedibile. La paura nasce da adulti pericolosi, famiglie deformate, ossessioni e oggetti apparentemente innocui, mentre il soprannaturale non rappresenta sempre il vero male.

  • Best New Horror: un editor alla ricerca di racconti davvero spaventosi scopre un autore estremo anche fuori dalla pagina scritta.
  • Il canto della locusta: un adolescente si risveglia trasformato in un enorme insetto, in una rilettura feroce e grottesca della metamorfosi.
  • I ragazzi Van Helsing: i figli del celebre cacciatore di vampiri devono capire se la minaccia temuta dal padre sia reale o il prodotto della sua ossessione.
  • Il telefono nero: Finney viene rapito e rinchiuso in una cantina nella quale un apparecchio scollegato continua misteriosamente a squillare.
  • Il mantello: un oggetto utilizzato durante i giochi dell’infanzia offre a un giovane fallito un potere che mette alla prova la sua moralità.
  • La maschera di mio padre: una vacanza in uno chalet isolato si trasforma in una fiaba inquietante fatta di maschere, identità e regole incomprensibili.
  • Ricovero volontario: due fratelli e un ragazzo violento si confrontano con costruzioni impossibili, passaggi misteriosi e scelte dalle conseguenze imprevedibili.

Tra questi, Ricovero volontario è il testo più lungo e uno dei più rappresentativi della capacità di Hill di combinare formazione, orrore e legami familiari. La maschera di mio padre è invece il più vicino alla logica di un incubo: non tutto viene spiegato e il disorientamento del protagonista diventa parte dell’esperienza del lettore.

Fantasmi, cinema e persone che non riescono a scomparire

Il titolo originale potrebbe far pensare a una raccolta tradizionale di storie di fantasmi. In realtà, le presenze del passato assumono forme molto differenti. A volte sono vere apparizioni, in altri casi coincidono con un ricordo, un rimpianto o una possibilità perduta. È proprio in questi racconti che emerge con maggiore evidenza come non tutto sia horror puro.

  • Un fantasma del Ventesimo Secolo: il proprietario di un vecchio cinema ripensa alla misteriosa Imogene, spettatrice morta che continua ad apparire durante le proiezioni.
  • L’ultimo respiro: un uomo gestisce un museo nel quale conserva, dentro piccole ampolle, l’ultimo respiro delle persone morte davanti a lui.
  • Il bosco fantasma: una brevissima riflessione suggerisce che anche gli alberi abbattuti possano lasciare dietro di sé una presenza.
  • La colazione della vedova: un senzatetto in viaggio sui treni trova un momento inatteso di calore nella casa di una donna rimasta sola con le figlie.
  • Bobby Conroy ritorna dal mondo dei morti: due vecchi innamorati si ritrovano come comparse sul set di Zombi di George A. Romero.

Un fantasma del Ventesimo Secolo è probabilmente la storia che meglio riassume il lato malinconico dell’autore. Il cinema diventa un luogo sospeso nel quale memoria, amore e immagini proiettate si confondono. Bobby Conroy ritorna dal mondo dei morti parte invece da un vero set cinematografico, ma utilizza gli zombie soprattutto per parlare delle occasioni che non possono essere recuperate.

Pop Art e gli altri racconti sull’adolescenza

La raccolta contiene anche storie nelle quali il fantastico viene trattato con naturalezza, senza diventare necessariamente una minaccia. Hill parte da idee assurde e le inserisce in vite segnate da solitudine, difficoltà familiari o incapacità di comunicare. Il risultato può essere doloroso, ironico oppure entrambe le cose.

  • Pop Art: un ragazzo stringe amicizia con Arthur Roth, un bambino gonfiabile fragile come un palloncino ma determinato a vivere senza nascondersi.
  • Meglio che a casa: un padre impegnato nel baseball cerca di comprendere il figlio, il suo comportamento e un mondo che il bambino percepisce in modo personale.
  • Tra due basi: un giovane appena licenziato accetta un passaggio in automobile e finisce coinvolto in una situazione sempre più tesa.

Pop Art è uno dei racconti più apprezzati della raccolta e dimostra quanto sia riduttivo presentare Joe Hill soltanto come autore dell’orrore. La premessa potrebbe sembrare comica, ma la storia affronta amicizia, diversità, bullismo e desiderio di lasciare un segno. Meglio che a casa lavora invece sul rapporto tra padre e figlio, facendo del baseball un linguaggio comune attraverso il quale tentare di capirsi.

Queste sfumature aiutano anche a distinguere i racconti inquietanti dai libri costruiti soltanto per spaventare, una differenza affrontata nel nostro approfondimento sui Creepy Books e sulla narrativa horror.

La macchina da scrivere nascosta nei ringraziamenti

Dopo le quindici storie principali, Joe Hill riserva un’ultima sorpresa ai lettori. Nei ringraziamenti compare La macchina da scrivere di Sherazade, una breve coda narrativa dedicata a una macchina appartenuta a uno scrittore scomparso. Lo strumento comincia a battere autonomamente nuovi testi, lasciando immaginare che dietro le pagine della raccolta possa esserci una presenza invisibile.

È un congedo adatto a un libro nel quale storie e fantasmi coincidono spesso. Le persone continuano a esistere nei ricordi, nelle sale cinematografiche, negli oggetti e nelle parole lasciate sulla carta. Anche quando Hill racconta un mostro o un assassino, il vero centro rimane ciò che sopravvive a un’esperienza dolorosa.

Le edizioni in lingua inglese non sono sempre identiche a quella italiana per contenuti aggiuntivi e apparati finali. Chi acquista un’edizione originale o una pubblicazione celebrativa dovrebbe quindi controllare l’indice, soprattutto se cerca note dell’autore o materiali collegati specificamente a The Black Phone.

Quali racconti leggere per primi dopo Black Phone

Non è necessario seguire l’ordine del volume, anche se la successione scelta dall’autore alterna bene tensione e momenti più delicati. Chi vuole restare vicino al tono del film può cominciare con Il telefono nero, proseguire con Ricovero volontario e affrontare poi La maschera di mio padre. Sono tre storie differenti, ma condividono giovani protagonisti, adulti minacciosi e luoghi dai quali sembra impossibile uscire.

Per scoprire il lato meno prevedibile di Hill, il percorso migliore passa invece attraverso Pop Art, Un fantasma del Ventesimo Secolo e Bobby Conroy ritorna dal mondo dei morti. Qui la paura lascia spazio alla malinconia, all’amore e alla consapevolezza che crescere significa anche perdere persone, luoghi e possibilità.

  1. Il telefono nero, per confrontare il racconto con il film.
  2. Ricovero volontario, per leggere il testo più ampio e articolato.
  3. Pop Art, per conoscere il lato emotivo e fantastico di Joe Hill.
  4. Un fantasma del Ventesimo Secolo, per comprendere il titolo originale.
  5. La maschera di mio padre, per entrare nella parte più enigmatica della raccolta.

Perché Ghosts dimostra che Joe Hill non è una copia di Stephen King

Il confronto con Stephen King è inevitabile. Entrambi raccontano l’infanzia, le famiglie problematiche, la provincia americana e il modo in cui il soprannaturale invade la vita quotidiana. Ghosts mostra però già una identità autonoma: Hill tende alla sintesi, cambia rapidamente registro e costruisce immagini molto visive, influenzate anche dal cinema e dal fumetto.

La pagina internazionale di 20th Century Ghosts presenta la raccolta come una delle opere centrali della narrativa breve dell’autore. I racconti non cercano di imitare tutti la stessa formula e proprio questa varietà rappresenta la loro forza. Dopo una storia brutale può arrivarne una tenera; dopo un mostro, una persona comune incapace di dimenticare.

Chi conosce soprattutto il padre può approfondire il confronto attraverso il nostro profilo dedicato alla vita e alle opere di Stephen King. Ghosts resta però il punto ideale per osservare Joe Hill senza partire dalla parentela: una raccolta irregolare per natura, sorprendente nei cambi di tono e capace di dimostrare che Il telefono nero è soltanto uno dei molti incubi che sa raccontare.

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