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Lettura: I convitati di pietra: di cosa parla il romanzo vincitore del Premio Strega 2026
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I convitati di pietra: di cosa parla il romanzo vincitore del Premio Strega 2026

Un patto tra ex compagni di liceo, una roulette della sopravvivenza e uno stile colto e ossessivo: tutto quello che c'è da sapere sul romanzo di Michele Mari che ha vinto il Premio Strega 2026

Valentina Paradiso 1 ora fa Commenta! 6
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I convitati di pietra di Michele Mari (Einaudi) ha vinto il Premio Strega 2026 con 190 voti, nella serata finale dell’8 luglio in Piazza del Campidoglio. Per chi non lo conosce ancora, è il momento giusto per scoprirlo: questo articolo racconta di cosa parla il romanzo, quali temi affronta e perché ha convinto una giuria di oltre 800 votanti.

Contenuti
Il punto di partenza: il patto del 1975La struttura del romanzo: il tempo come antagonistaTemi: memoria, morte e identità collettivaLo stile: ironia nera e linguaggio ossessivoPerché ha vinto
I convitati di pietra di Michele Mari: scheda e trama del favorito allo Strega 2026

Il punto di partenza: il patto del 1975

Il 22 luglio 1975, un anno dopo la maturità, trenta ex compagni di una classe del liceo Berchet di Milano si ritrovano a cena. Qualcuno propone un gioco che inizia quasi come una provocazione giovanile: ogni anno, per tutto il resto della loro vita, ognuno verserà una somma in un fondo comune. Il capitale crescerà nel tempo e, alla fine, sarà diviso tra gli ultimi tre membri del gruppo ancora in vita. È una specie di lotteria della sopravvivenza, un patto che trasforma il legame tra ex compagni di scuola in una scommessa sulla morte. Quello che sembra un’idea bizzarra di una serata alcolica diventa, nel corso delle decadi, qualcosa di sempre più oscuro e gravoso.

La struttura del romanzo: il tempo come antagonista

Il romanzo segue il gruppo per oltre quarant’anni, dall’estate del 1975 fino ai giorni nostri. Mari costruisce una narrazione corale: non c’è un protagonista unico ma un’intera classe, con i suoi equilibri interni, le rivalità sopite, gli amori nascosti, i rancori mai digeriti e i segreti custoditi per decenni. Man mano che gli anni passano e l’elenco dei partecipanti si accorcia, il patto cambia di natura: quello che era un gioco si trasforma in una pressione sempre più concreta, e l’arrivo di ogni anniversario porta con sé tensioni nuove. Il tempo non è soltanto lo sfondo della storia: è il vero antagonista del romanzo, l’unica forza che nessuno dei personaggi può controllare o ingannare.

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Temi: memoria, morte e identità collettiva

Sotto la superficie del patto e delle sue conseguenze, I convitati di pietra è una riflessione intensa su cosa resta di un gruppo di persone dopo decenni di vita separata. I compagni di classe che si ritrovano ogni anno non sono più le stesse persone che hanno firmato il patto: hanno cambiato lavoro, città, valori, relazioni. Eppure il patto li tiene legati in modo artificiale, quasi coatto, trasformando il legame scolastico in qualcosa di molto più pesante. Mari usa questa struttura per esplorare la crisi dell’identità collettiva, il modo in cui la memoria diventa uno spazio di contesa tra versioni diverse dello stesso passato, e la violenza silenziosa che può nascere dentro un gruppo apparentemente normale. Il titolo richiama i convitati di pietra del Don Giovanni di Mozart, gli ospiti che tornano dall’aldilà a reclamare il conto: qui i morti, o l’attesa della morte, pesano su ogni cena come presenze impossibili da ignorare.

Lo stile: ironia nera e linguaggio ossessivo

Il registro stilistico di Mari è uno degli elementi più riconoscibili del romanzo e uno dei motivi per cui ha polarizzato le opinioni prima ancora di vincere. La prosa è densa, coltissima, percorsa da una vena ironica che trasforma situazioni potenzialmente tragiche in scene grottesche, quasi comiche. Mari non scrive per rendere le cose facili al lettore: usa un italiano ricercato, costruisce frasi lunghe e strutturate, cita i classici con naturalezza. Ma il ritmo è tutt’altro che accademico: incalzante, ossessivo, capace di tenere alta la tensione anche nei passaggi più apparentemente descrittivi. È il tipo di scrittura che divide: o la si ama o la si trova faticosa. La giuria dello Strega l’ha amata.

Perché ha vinto

Il consenso attorno a I convitati di pietra è stato costruito con una certa solidità fin dalle prime letture: già alla prima tornata di voti a Benevento, il 3 giugno, Mari aveva ottenuto 280 preferenze contro le 242 di Matteo Nucci. La tenuta del pronostico anche dopo le polemiche dello Strega Tour e la vittoria con 190 voti nella finale (con 38 voti di distacco su Nucci) segnalano un consenso trasversale, che ha convinto sia la componente più letteraria della giuria (gli Amici della Domenica) sia i votanti internazionali. Il romanzo era già stato premiato dal Premio Strega Giovani 2026, segnale che la sua capacità di parlare anche a lettori più giovani non è trascurabile nonostante lo stile esigente. Per leggere il profilo dell’autore e la sua carriera, consulta il nostro articolo su Michele Mari vincitore del Premio Strega 2026 e la nostra sezione eventi e premi.

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