Vai al contenuto
iCrewPlay.com Un progetto editoriale indipendente
Continua con Spazio ai Classici

Inferno Canto 7: riassunto, avari, prodighi e Fortuna

Pluto, avari e prodighi, Fortuna e palude Stigia nel settimo canto dell’Inferno

Dante Divina Commedia percorsi danteschi
Dante Divina Commedia percorsi danteschi
Tempo di lettura6 minuti
Commenta

Nel Canto 7 dell’Inferno Dante attraversa il quarto cerchio, dove sono puniti avari e prodighi, e raggiunge poi la palude Stigia nel quinto cerchio. Il canto si apre con Pluto e con il celebre verso «Pape Satàn, pape Satàn aleppe», prosegue con la pena di chi ha usato male i beni materiali e contiene la spiegazione di Virgilio sulla Fortuna.

Dopo gli incontri del Canto 6, Dante e Virgilio scendono quindi verso una parte dell’Inferno in cui il rapporto sbagliato con ricchezza, ira e accidia diventa pena visibile.

CanticaInferno
CantoVII
CerchiIV e V
Custode inizialePluto
DannatiAvari, prodighi, iracondi e accidiosi
Tema centraleUso dei beni terreni e Fortuna
Inferno Canto 7 della Divina Commedia di Dante

Inferno Canto 7: riassunto breve

All’ingresso del quarto cerchio Dante e Virgilio incontrano Pluto, figura demoniaca legata alla ricchezza. Pluto pronuncia parole oscure e minacciose, ma Virgilio lo zittisce ricordandogli che il viaggio di Dante è voluto dall’alto. La creatura cede e i due possono proseguire.

Pubblicità

Nel quarto cerchio Dante vede due schiere di anime che spingono enormi pesi con il petto. Procedono in direzioni opposte, si scontrano e si rimproverano a vicenda: da una parte ci sono gli avari, dall’altra i prodighi.

Dante Canto VII della Divina Commedia

Dante vorrebbe riconoscere alcuni dannati, ma Virgilio gli spiega che il loro rapporto privo di misura con il denaro li ha resi irriconoscibili. Il poeta chiede allora che cosa sia la Fortuna, spesso accusata dagli uomini di distribuire ingiustamente ricchezze e potere.

Virgilio risponde che la Fortuna non è casualità cieca: nel sistema medievale rappresentato da Dante è una ministra della provvidenza divina, incaricata di trasferire i beni terreni tra popoli, famiglie e individui secondo un ordine che gli esseri umani non possono comprendere pienamente.

I due poeti scendono poi verso il quinto cerchio e raggiungono la palude Stigia. Sulla superficie fangosa si colpiscono gli iracondi; sotto l’acqua restano immersi gli accidiosi, che fanno gorgogliare il fango con i loro sospiri. Il canto termina ai piedi di una torre, preparando gli eventi del Canto 8.

Chi è Pluto nel Canto 7?

Pluto è il custode del quarto cerchio e viene associato al tema della ricchezza trasformata in peccato. La sua presenza introduce immediatamente avari e prodighi, cioè coloro che hanno rotto la giusta misura nell’uso dei beni materiali.

Virgilio neutralizza la minaccia senza combattere: gli ricorda che il viaggio è stabilito da una volontà superiore. La scena riprende uno schema già incontrato in altri passaggi dell’Inferno, dove le creature infernali non possono impedire un cammino autorizzato dalla provvidenza.

Cosa significa «Pape Satàn, pape Satàn aleppe»?

È il verso con cui Pluto apre il canto. Il significato preciso della formula non è certo e nel tempo sono state proposte numerose interpretazioni linguistiche e simboliche. È più corretto non trasformare una delle ipotesi in una traduzione sicura.

Nel contesto narrativo, però, la funzione è chiara: Pluto reagisce alla presenza di Dante con parole minacciose e incomprensibili, mentre Virgilio lo domina immediatamente e permette al viaggio di continuare.

Avari e prodighi: quale pena subiscono?

Avari e prodighi spingono pesi enormi in due schiere opposte. Quando si incontrano, si urtano e si accusano reciprocamente con domande che richiamano i loro comportamenti in vita: trattenere troppo o spendere senza misura.

Il contrappasso rende materiale il loro rapporto deformato con la ricchezza. In vita hanno concentrato desideri e scelte sui beni terreni; ora sono costretti a muovere inutilmente pesi, in un ciclo senza risultato.

Dante nota tra gli avari molti ecclesiastici, riconoscibili dalla tonsura, ma non identifica singoli personaggi. Virgilio spiega che proprio l’assenza di misura che li ha dominati li rende ora oscuri e indistinguibili.

La Fortuna secondo Dante: spiegazione semplice

Per Dante la Fortuna non è semplicemente «fortuna» nel senso moderno di caso favorevole o sfavorevole. Virgilio la presenta come un’intelligenza che amministra la distribuzione dei beni e dei poteri terreni all’interno dell’ordine stabilito da Dio.

Gli uomini la insultano perché vedono soltanto il cambiamento delle proprie condizioni: una famiglia si arricchisce, un’altra perde potere, un popolo domina e poi decade. Dal punto di vista del poema, invece, questi mutamenti fanno parte di un ordine che supera la comprensione individuale.

La digressione sulla Fortuna è legata direttamente alla pena di avari e prodighi: chi crede di poter possedere o controllare definitivamente i beni materiali non comprende che la ricchezza è instabile e destinata a passare di mano.

Iracondi e accidiosi nella palude Stigia

Dopo il quarto cerchio Dante e Virgilio arrivano allo Stige. Qui si trovano due gruppi. Gli iracondi stanno sulla superficie e si aggrediscono con violenza; gli accidiosi sono sommersi nel fango e riescono a esprimersi soltanto attraverso parole spezzate e gorgoglii.

La contrapposizione rende visibili due forme diverse di un rapporto malato con l’ira e con la vita: esplosione aggressiva da una parte, chiusura cupa e passiva dall’altra. La palude trasforma entrambe in una condizione permanente.

Personaggi del Canto 7 dell’Inferno

  • Dante: osserva le pene e interroga Virgilio sul loro significato.
  • Virgilio: respinge Pluto e spiega la funzione della Fortuna.
  • Pluto: custode del quarto cerchio, legato simbolicamente alla ricchezza.
  • Avari e prodighi: anime che hanno usato i beni materiali senza giusta misura.
  • Iracondi e accidiosi: dannati del quinto cerchio nella palude Stigia.

Qual è il significato del Canto 7?

Il canto ruota attorno all’idea di misura. Avari e prodighi rappresentano due eccessi opposti, mentre la spiegazione della Fortuna mostra che i beni terreni non appartengono stabilmente a nessuno. Il peccato nasce quindi anche dal tentativo di trasformare qualcosa di mutevole in un valore assoluto.

La seconda parte sposta il discorso dai beni alle passioni. Anche ira e accidia mostrano una perdita di equilibrio: una si manifesta come violenza che esplode, l’altra come tristezza e chiusura che soffocano la vita.

Cosa succede dopo il Canto 7?

Nel Canto 8 dell’Inferno Dante e Virgilio attraversano lo Stige sulla barca di Flegiàs, incontrano Filippo Argenti e arrivano davanti alla città di Dite. Per orientarsi nell’intera struttura del poema puoi consultare anche la guida ai canti della Divina Commedia.

Per l’inquadramento generale dell’opera e della sua struttura, puoi confrontare anche la voce Divina Commedia di Treccani.

Domande frequenti sul Canto 7 dell’Inferno

Chi sono i dannati del Canto 7?

Nel quarto cerchio ci sono avari e prodighi. Nella seconda parte del canto, nel quinto cerchio, Dante incontra iracondi e accidiosi nella palude Stigia.

Qual è il contrappasso di avari e prodighi?

Sono costretti a spingere pesi enormi in direzioni opposte e a scontrarsi continuamente, rendendo eterna e inutile la loro relazione disordinata con i beni materiali.

Chi è la Fortuna per Dante?

È una ministra della provvidenza divina incaricata di distribuire e trasferire nel tempo beni e poteri terreni.

Dove termina il Canto 7?

Termina nel quinto cerchio, presso la palude Stigia, ai piedi di una torre che introduce gli avvenimenti del Canto 8.

La tua opinione in un clic

Cosa ne pensi?

La sala è aperta

Entra nella conversazione

Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.

Traguardo della community0 / 5
Mancano 5 interventi al prossimo traguardo.

Aggiungi la tua voce

Partecipazione libera: inserisci i dati richiesti e pubblica senza registrarti.