Vai al contenuto
iCrewPlay.com Un progetto editoriale indipendente
Continua con Autori in tasca

Jekyll e Hyde: il manoscritto bruciato che cambiò il romanzo

Un incubo, una prima stesura finita nel fuoco e una riscrittura rapidissima: così Jekyll e Hyde diventò molto più di un racconto gotico.

Frontespizio della prima edizione londinese di Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde
Frontespizio della prima edizione londinese di Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde, 1886. Immagine di pubblico dominio via Wikimedia Commons.
Tempo di lettura5 minuti
Commenta

Jekyll e Hyde nasce da un incubo, ma non arrivò in stampa nella forma in cui Robert Louis Stevenson lo aveva scritto la prima volta. Secondo la tradizione biografica più nota, la prima versione del romanzo fu giudicata sbagliata da Fanny Stevenson, moglie e lettrice severissima dell’autore, e finì nel fuoco. Da quella distruzione nacque una seconda stesura più netta, più morale e molto più vicina al libro che oggi conosciamo.

La storia è perfetta per capire perché Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde non sia soltanto un classico horror da leggere ad Halloween. È anche un caso editoriale costruito su tre elementi fortissimi: un sogno disturbante, una critica durissima in famiglia e una riscrittura rapidissima capace di trasformare un’idea gotica in una delle metafore più famose della letteratura moderna.

Frontespizio della prima edizione londinese di Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde
Frontespizio della prima edizione londinese di Strange Case of Dr Jekyll and Mr Hyde, 1886. Immagine di pubblico dominio via Wikimedia Commons.

Il sogno da cui nacque Jekyll e Hyde

Stevenson raccontò il ruolo dei sogni in A Chapter on Dreams, saggio in cui descriveva la propria immaginazione notturna come una specie di laboratorio narrativo. A proposito di Jekyll e Hyde, spiegò di avere sognato una scena alla finestra e una trasformazione legata alla polvere, cioè uno dei nuclei più riconoscibili del romanzo.

Pubblicità

Non si trattava però di un libro uscito interamente già pronto da un sogno. L’incubo fornì immagini, atmosfera e meccanismo narrativo, ma la forma definitiva dipese dalla riscrittura. È proprio qui che il retroscena diventa interessante: il primo Jekyll e Hyde sembrava funzionare come racconto gotico, ma non ancora come allegoria morale.

Perché la prima versione fu bruciata

La British Library ricorda che il libro era stato pensato per il mercato natalizio del 1885, ma uscì solo nel gennaio 1886 anche perché la prima versione scioccò Fanny Stevenson, che spinse il marito a bruciare il manoscritto e a riscriverlo. Nella versione più diffusa del racconto, Fanny non contestava soltanto la qualità della prosa: riteneva che Stevenson avesse mancato il vero centro del materiale, cioè il conflitto morale dietro la trasformazione.

Questo punto cambia il modo in cui leggiamo il romanzo. Se la prima stesura metteva soprattutto in scena il colpo gotico della metamorfosi, la seconda trasformò Jekyll e Hyde in qualcosa di più preciso: una storia sulla doppiezza, sul desiderio di separare le proprie parti e sull’impossibilità di controllare davvero ciò che si è liberato.

Una riscrittura rapidissima, ma non improvvisata

La leggenda insiste spesso sulla velocità: Stevenson avrebbe scritto la prima versione in pochi giorni e poi riscritto il romanzo quasi altrettanto in fretta. È una parte affascinante della storia, ma va letta con cautela. La rapidità non significa assenza di lavoro; significa che l’idea era già incandescente e che la critica di Fanny gli diede una direzione più chiara.

Il manoscritto oggi conservato alla Morgan Library & Museum mostra un testo pieno di revisioni, tagli e interventi. Anche un romanzo breve nato da un incubo, quindi, passa attraverso correzioni concrete. La forza di Jekyll e Hyde non sta solo nell’immagine dell’uomo che si trasforma: sta nel modo in cui Stevenson costruisce attorno a quell’immagine una rete di testimonianze, lettere, reticenze e confessioni.

Che cosa cambiò davvero nella seconda versione

Non possiamo confrontare riga per riga la prima stesura bruciata con il testo pubblicato, proprio perché quella prima versione non è sopravvissuta. Si può però capire la direzione del cambiamento: la vicenda non doveva limitarsi a stupire il lettore con un mostro, ma doveva mostrare un uomo rispettabile che tenta di isolare il proprio lato nascosto e finisce per consegnargli il controllo.

È per questo che Henry Jekyll resta più inquietante di molti mostri letterari. Hyde non arriva dall’esterno, non è una creatura costruita in laboratorio come quella di Frankenstein e non è un vampiro venuto da un altrove minaccioso. Hyde è una possibilità interna a Jekyll, resa visibile e poi lasciata crescere.

Se vuoi restare nel percorso dei classici dell’orrore, sul sito trovi anche la nostra guida ai libri horror da leggere ad Halloween. Jekyll e Hyde era già citato lì come classico, ma questo retroscena merita una pagina autonoma perché racconta la nascita materiale del romanzo, non soltanto il suo posto nel genere.

Il ruolo di Fanny Stevenson

Il dettaglio più interessante della vicenda non è soltanto l’incendio del manoscritto. È il ruolo di Fanny Stevenson come prima lettrice forte. In molte ricostruzioni viene trattata come una figura laterale, ma qui la sua funzione è decisiva: legge, boccia, individua una mancanza e costringe l’autore a ripensare il libro.

Questo non significa trasformarla nell’unica autrice nascosta del romanzo. Significa riconoscere una cosa più concreta: Jekyll e Hyde non è nato soltanto nella mente di Stevenson, ma anche dentro un confronto editoriale domestico durissimo. Il libro che oggi leggiamo è il risultato di una visione narrativa e di una critica capace di spostarne il baricentro.

Perché questa storia resta potente

Il manoscritto bruciato funziona quasi come una scena del romanzo. C’è un primo corpo del testo, imperfetto, che viene distrutto; poi nasce una seconda identità, più controllata e più pericolosa perché più precisa. È difficile non vedere un’eco del tema centrale: la trasformazione non cancella ciò che c’era prima, lo rende irriconoscibile e più efficace.

In questo senso Jekyll e Hyde resta una delle storie editoriali più adatte alla stagione gotica. Non perché abbia bisogno di zucche, castelli o fantasmi, ma perché porta l’orrore dentro lo spazio della scrittura stessa: un sogno, un manoscritto perduto, una riscrittura e un personaggio che continua a sopravvivere come sinonimo universale di doppia natura.

Per approfondire Robert Louis Stevenson da un’altra angolazione puoi recuperare anche il nostro viaggio tra i libri da Kiribati, dove l’autore compare nel racconto dei suoi spostamenti nel Pacifico. Qui, invece, il punto è un altro: prima ancora delle isole e dell’avventura, Stevenson aveva già trasformato un incubo in una delle più dure allegorie sulla parte nascosta dell’essere umano.

La tua opinione in un clic

Cosa ne pensi?

La sala è aperta

Entra nella conversazione

Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.

Traguardo della community0 / 5
Mancano 5 interventi al prossimo traguardo.

Aggiungi la tua voce

Partecipazione libera: inserisci i dati richiesti e pubblica senza registrarti.