A cosa pensi? Book Cover A cosa pensi?
Chiara Cerigato
Narrativa
self published
15 Maggio 2018
cartaceo

Greta è tante cose: un'amante della libertà, una donna indipendente, sempre abituata a cavarsela da sola, un'appassionata di viaggi in solitaria per il mondo. Adesso è anche una disabile. Improvvisamente l'indipendenza viene sostituita nella lista delle priorità, cacciata a forza dalla malattia. A sostituirla è la ricerca di una felicità nuova e della sensazione di essere in un viaggio, nonostante tutto. Proprio un viaggio, sebbene non più in solitaria, porta Greta nella desiderata Islanda a incontrare persone, che formano un puzzle fondamentale per la riscoperta di una libertà diversa, ma vera. Postfazione di Claudio Bottan.

Giulia, Simona e… i loro incredibili giri intorno al mondo in carrozzina

Caro iCrewer ti presento due persone accomunate da un tragico destino che le ha portate sulla sedia a rotelle; entrambe hanno mantenuto la voglia di conoscenza e l’amore per i viaggi.

Della prima, Simona Anedda, ti presento il libro dal titolo A cosa pensi?, che ha scritto Chiara Cerigato, un’amica incontrata nel suo cammino.

La seconda persona che ho il piacere di farti conoscere, come tutte le persone che mi colpiscono per forza e coraggio, si chiama Giulia Lamarca, e così si presenta nel suo personalissimo blog di cui si occupa da qualche anno

CIAO SONO GIULIA LAMARCA, HO 27 ANNI, AMO VIAGGIARE, SONO UNA PSICOLOGA, HO UNA PASSIONE PER I DOLCI, SONO SOLARE, PROPOSITIVA, SOGNATRICE E OTTIMISTA. MI DEFINIREI ROMANTICA. AH DIMENTICAVO… HO AVUTO UN INCIDENTE, SONO IN CARROZZINA.

Quando ho letto queste poche frasi, e dopo aver guardato la foto che la rappresentava, mi sono fermata, mi sono appoggiata alla sedia e ho pensato che nella vita non si finisce mai d’imparare. Ho continuato a riflettere su come, ogni giorno, non sono le situazioni scontate che insegnano qualcosa, no mio caro iCrewer, è ciò che la vita ti mette improvvisamente davanti che certifica se sei la persona forte che pensavi di essere. Sì, penso proprio che gli occhi di Giulia siano il miglior libro da cui imparare a superare le difficoltà della vita. Se è il sorriso di questa giovanissima donna di 27 anni a dirci, come il memorabile film raccontava, che la vita, anche se improvvisamente dura e difficile da comprendere, è comunque bella e degna di essere vissuta e se, come Giulia, si decide di viverla al meglio, in questo caso viaggiando, allora vuol dire che tutto è davvero possibile.

“Nessuno lo dice ma ogni disabile che ha subito un incidente ha il suo anniversario. Il mio è il 6 ottobre. Un giorno che non posso dimenticare”, confida Giulia…

Comincia così la sua storia, non molto diversa da quelle di tanti altri ragazzi. Fino al 6 ottobre del 2011 è una vita “normale”, studio, un lavoro, un fidanzato, un motorino per sfrecciare nella città, tanto sport, dalla pallavolo al tennis e una amore sfrenato per la velocità, insomma la vita senza pensieri di ogni ragazza della sua età. Improvvisamente, per un incidente con il motorino, Giulia è costretta ad aprire gli occhi su un’altra realtà.

“Non mi sono resa conto subito della gravità della situazione, pensavo di avere una gamba rotta. Solo dopo mezz’ora mi sono accorta che non mi muovevo più. Paraplegia incompleta, ecco cosa mi era successo.”

Da quel momento l’ospedale e il reparto di riabilitazione diventano la nuova casa di Giulia eppure, nonostante la durezza della situazione, ricorda con un sorriso quei momenti.

“Devo tantissimo alle persone in carrozzina che ho conosciuto lì, alcune sono diventate dei miei idoli. Sentire le loro storie, vederli viaggiare avere famiglia, lavorare, ha messo coraggio anche a me”

Come una favola, nonostante la drammaticità della situazione, Giulia, durante la riabilitazione, conosce Andrea, il suo vero amore, studente al secondo anno di fisioterapia, ancora emozionato quando racconta come, anche per lui, la sua forza e il suo carisma, siano stati ad attirarlo immediatamente. Andrea dovrà aspettare qualche anno per farsi coraggio e dichiarare i suoi sentimenti a Giulia, si laurea e subito dopo le chiede di sposarlo “con una proposta di matrimonio particolare: a Parigi, in aeroporto, durante un viaggio, con un anello mozzafiato” confida Giulia.

Difficile vederli lontani, insieme condividono l’amore per i viaggi, hanno già visitato 22 paesi, non solo, amano i motori e  la velocità e questo li ha portati a vivere delle esperienze meravigliose che descrivono anche in rete con grande entusiasmo.

La forza e la voglia di vivere della giovane travel blogger, nonostante tutto, la mettono in discussione con chi, ancorato a vecchi pregiudizi, non si mette in ascolto e non comprende le sue motivazioni, ma Giulia va dritta per la sua strada, sa quanto la sua tragica esperienza l’abbia colpita nel profondo e quanto il suo esempio può, comunque, aiutare altri come lei ad andare avanti, a non lasciarsi andare, a guardare la vita con occhi nuovi e con coraggio.

Alle considerazioni ovvie e senza senso Giulia non ci sta e risponde: “Davvero le persone credono che i disabili che si rimboccano le maniche e fanno qualcosa di diverso dall’ordinario non abbiano idea di cosa significhi la parola impossibile?” Io dico: “siete matti!”

Hai ragione Giulia, lo sono, ma tu non ascoltarli, loro non sanno quanti e quali pensieri abbiano attraversato la tua mente in questi anni, continua a viaggiare, continua a scrivere di te, del tuo amore stupendo che ti è sempre vicino e condivide  con te le difficoltà e le gioie, continua a dare coraggio a chi ne ha bisogno, sostieni con il tuo sorriso le debolezze di chi pensa che tutto è perduto, tu sei importante!

C’è ancora qualcosa che vorresti dire? 

“Quando si sa bene cosa non si può fare, si sa anche bene quello che si può fare. Allora si scopre che si è capaci ancora di fare un sacco di altre cose. E che sono davvero tante, e che su quelle non ci sono scuse.A quel punto: volere è potere! Perchè ho fatto questo preambolo? Per arrivare a dire qualcosa di me che spero possa spronare tutti voi a cercare la vostra strada, il vostro impossibile ma possibile, perchè la disabilità non è un limite alla libertà!”

Grazie Giulia!

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