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Tempo, drabble e 100 parole per raccontarlo

Ti racconto il tempo in 100 parole. Per la serie, esperimenti in drabble.

drabble

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Se il tempo permette… Non ho tempo… C’è tempo… Dammi un attimo di tempo… Ho tutto il tempo che vuoi… È una corsa contro il tempo… Che brutto tempo oggi… Hai presente quante volte la parola tempo ricorre nei nostri dialoghi quotidiani? Quante volte la usiamo, la pensiamo, la pronunciamo?

Hai mai fatto caso a come il tempo incide sulle nostre giornate e a come le condiziona? Tutto ruota intorno al tempo a pensarci bene. Cinque lettere messe in fila e combinate tra loro a formare un concetto che svolge un ruolo primario non solo nei singoli giorni ma, oso dire, nella vita intera. Pensaci, caro lettore, cos’è in fondo la vita se non una corsa contro il tempo?

Rifletto sul tempo

E niente, mi succede ogni tanto di riflettere sul significato palese e nascosto delle parole: non so se è la mia deformazione mentale a trovare nessi e collegamenti pure dove non ci sono, oppure se effettivamente i nessi e i collegamenti ci sono, ma nelle corse contro il tempo (appunto!) che ci tocca fare ogni giorno non ce ne rendiamo conto.

Fatto sta che la parola e il concetto di tempo è uno di quegli argomenti più gettonati da poeti, scrittori, scribacchini, parolieri e parolai: sul tempo si sono scritti libri, poemi, saggi, canzoni e canzonette, in ogni epoca e in tutte le latitudini. Che sia per fissare nella memoria i tempi andati o per ribadire che il tempo inevitabilmente passa e trasforma tutto, o ancora, per cercare di ottimizzarlo al meglio, oppure per dedicarlo a qualcuno o a se stessi, il tempo è signore incontrastato della nostra esistenza.

tempo e drabble

Volendo potrei anche immaginarlo visivamente come un “grande vecchio” che regge in mano innumerevoli fili che di tanto in tanto tira o allunga a suo piacimento: maestoso, eterno, inamovibile ed imperturbabile. Un vecchio saggio che rende merito alle cose importanti e non bada ai secoli né ai millenni e che sa aspettare. Lui sì. Noi, sempre in corsa e in guerra contro di lui, un po’ meno.

Ti racconto il tempo in drabble

La pseudo disquisizione sul tempo che hai letto sopra ha un suo perchè. A pensarci ogni cosa ha un suo perchè: solo che spesso non abbiamo il tempo (ritorna) per rifletterci. Comunque, basta disquisire… Ti ho parlato di tempo perché oggi dedico a lui, i miei racconti in 100 parole. E quindi, ti presento i miei drabble sul tempo, prendendo come al solito spunto da alcuni versi di brani musicali che hanno, per me, un significato particolare.

Come al solito, grazie per l’attenzione e buona lettura.

Lento può passare il tempo ma se perdi tempo poi ti scappa il tempo, perdi l’attimo… (da Senza fare sul serio, Malika Ayane)

Il silenzio di quelle ore sembrava eterno. Tutto era fermo, immobile nei pomeriggi di Agosto trascorsi sull’uscio ombroso della casa di pietra. Pure lei restava immobile, sospesa, tra le pietre della strada e quelle della casa, seduta, sola, nella strada silenziosa.

Infinito e inamovibile quel tempo, non c’erano affanni né pensieri, né gioia né tristezza: tutto era fisso e immobile come in un vecchio dipinto. E lei faceva parte di quel quadro collocata per sempre sull’uscio della casa di pietra. Pensava che sì, quella doveva essere l’eternità con il tempo fermato nei caldi pomeriggi d’agosto.

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni… (da Lettera, Francesco Guccini)

Era un mondo chiuso in una strada. Un microcosmo di vite semplici, dentro case antiche dense di odori. Passava il tempo sulle ossa più antiche piegandole a suo piacimento, mentre ossa giovani crescevano sulla pietra lavica della strada. Era madre quella strada, compagna, amica, testimone di discorsi, fratellanze e discordie. Non esistevano segreti per quelle pietre, registravano gioie e dolori di ogni vita che su di esse esisteva e resisteva, stagione dopo stagione, anno dopo anno. 

Ho rivisto quella strada dopo tanto tempo. Le pietre erano ancora lì, immote e immutate. Erano sole, dure, senza vita sciorinata su di esse.

salvador dalì

[…] ed ogni giorno mi è più chiaro che quelle rughe sono solo i tentativi che non ho mai fatto (da Siamo chi siamo, Luciano Ligabue)

Scorre il tempo fra le pieghe della pelle. Lascia solchi intorno agli occhi e ogni segno è un sogno. Un sogno cullato a lungo, cresciuto, accarezzato e coccolato come un figlio. Un sogno sognato di notte e di giorno. Un sogno per ogni segno sul viso. Uno, dieci, mille sogni per esorcizzare la lunga litania dei giorni, ordinati sul calendario, con un contraccambio di segni indelebili sulla pelle. 

Guardava il suo viso allo specchio e vedeva i segni del tempo intorno agli occhi, alla bocca, sulla fronte. Pensava che segni e sogni spesso giocano, si confondono e fondono sugli occhi. 

[…] Troppo ingenui o testardi, poco furbi caso mai, non è tempo per noi e forse non lo sarà mai (da Non è tempo per noi, Luciano Ligabue)

-Non è mai tempo per quelli come me. Dicono che la ruota gira, oggi non è, domani potrà essere e bla bla… Che poi vorrei vederla girare ‘sta ruota, sapere dov’è collocata, fosse solo per curiosità. Niente, è invisibile pure lei, come me.-

Metafora di una vita sottovento con i meccanismi inceppati.

Incompreso e snobbato, dopo la decima spiegazione, dopo la centesima dimostrazione, la millesima porta sbattuta in faccia, dopo l’ennesimo tentativo e i puntuali sguardi di compatimento, pensava che per quelli come lui, pionieri in lastricati sconosciuti, solo il tempo galantuomo come sempre, avrebbe rivelato l’arcano.

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I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. (Dino Buzzati)
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