Le regole e i valori del rugby, uno sport per chi ha voglia d’imparare a vivere

“Nel Rugby cede l’agonismo individuale, il virtuosismo del singolo, per lasciare il posto all’ascesa del “gruppo” nel quale le competitività individuali, prima si compongono, poi si fondono, risolutive, secondo schemi prestabiliti, traducendo i contributi e le capacità di tutti nella storia dell’evento. E’ questa vita di gruppo una caratteristica specifica del rugby. Viverla significa tendere verso quella finalità formativa che sta tanto a cuore alle comunità sane, perché essa finalità ha come supporto una genuina educazione alla socialità”

Caro iCrewer, avrai già capito di cosa sto parlando. Oggi voglio affrontare uno sport che, all’apparenza esprime sentimenti controversi. E’ facile cadere nella trappola dell’apparire, e questo è uno di quegli sport in cui le considerazioni superficiali e senza validi motivi trovano spazio. Lo testimoniano le parole con il quale ho volutamente iniziare l’articolo. Sono di Giannino Scuderi e Aldo Invernici, due sociologi che già nel 1982 scrissero a questo proposito, Sport e personalità, valore educativo dello sport- Il gioco del Rugby, un bellissimo libro sui suoi valori educativi e morali.

Qualche piccola nota sulle sue origini…

storia rugby

Il rugby è nato nella cittadina inglese di Rugby, nel 1823 un certo William Ellis decise di infrangere le regole del calcio e, preso il pallone in mano, si mise a correre tenendolo stretto al petto: acclamato dalla folla, inventò il gioco del rugby. Nel 1871 per non rischiare di tornare nuovamente al calcio, si adottò la palla ovale per non renderla controllabile con i piedi.

Come tutti gli sport di squadra, anche il rugby si basa su una regola indispensabile: per vincere bisogna giocare tutti insieme. Non ci sono leader, non ci sono prevaricazioni, elementi dominanti, l’obiettivo è uguale per tutti e va rispettato come le regole indiscutibili che lo contraddistinguono. Così come è importante raggiungere il risultato, è altrettanto importante accettare la sconfitta, qualunque essa sia, è il modo giusto per riconoscere il valore degli altri e comprendere meglio i limiti personali da superare per migliorare.

gioco rugby

Non è un concetto facile da insegnare, ancor meno da accettare per un ragazzo giovane e pieno di energie, convinto che la propria e unica forza possa abbattere il muro del valore degli altri. Ognuno ha le proprie qualità e con le sue attitudini può concorrere per la vittoria finale; è impensabile, infatti, che la forza, l’agilità, la velocità e le capacità strategiche, indispensabili per poter giocare, possano coniugarsi in una sola persona. Il segreto di questo sport risiede proprio nella consapevolezza di capire quanto un giocatore può essere importate per l’altro, quanto il sostenersi a vicenda, consenta di comunicare i problemi e di risolverli in tempo reale, senza paura, affidandosi, con fiducia, senza protagonismi.

Un aspetto importantissimo soprattutto per ragazzi con grosse difficoltà a gestire la propria energia, un elemento che già nella vita sociale potrebbe comportare disagi notevoli così come elementi troppo remissivi hanno poi trovato la via giusta per sentirsi più sicuri superando i complessi invalidanti. Scegliere di avvicinarsi a questo sport vuol dire scegliere di esprimere sentimenti di nobiltà, lealtà, senso di responsabilità, rispetto dell’avversario, spirito di sacrificio, disinteresse, altruismo, amicizia, impegno, gioco di squadra, determinazione, coraggio: questi sono i valori nel codice genetico del rugby

all blacks

L’esempio classico di lottatori in campo e signori nell’animo lo hanno dato certamente gli All Blacks la mitica squadra neozelandese, da sempre, la più forte del mondo e ancora oggi, punto di riferimento del rugby mondiale. In un secolo di storia, gli All Blacks hanno giocato più di 400 partite contro le nazionali di tutto il mondo vincendone oltre 300. Un rito che rinnovano prima di ogni partita internazionale è la “Haka”, la danza tipica dei Maori, un rituale nato nel 1888 ad opera dei New Zealand Natives, la squadra coloniale creata dagli inglesi, e poi mantenuto nella tradizione degli stessi giocatori della squadra neozelandese. Insomma uno squadrone che, a vederli, mettono paura, ma con un cuore che batte all’unisono.

Il torneo continentale che ci vede impegnati in prima linea è Il Torneo delle sei Nazioni, torneo a 15, insieme alla Francia e alle rappresentative della Scozia, del Galles e dell’Irlanda, tutte squadre fortissime e di indubbio valore, anche se il Galles, almeno in questa edizione ha fatto vedere grandi cose, riportando la coppa a Cardiff. Per la nostra nazionale, il momento non è certo dei migliori, dopo l’ultimo posto nel torneo di quest’anno, ma i propositi sono buoni, e la voglia di riscattarsi è forte. E noi siamo fiduciosi, come dice la regola, “insieme si supera tutto “!

Come sempre ti consiglio un libro:Gli All Blacks non piangono, di John Kirwan un grande campione impegnato in una strenua lotta contro la depressione e la voglia di sconfiggerla seguendo le mitiche regole della sua passione più grande.

John Kirwan

John Kirwan, mitica ala degli All Blacks ed ex-Commissario Tecnico della Nazionale azzurra di rugby, è una delle più celebri e celebrate figure della storia di questo sport. Ma da quando nel 2006 ha dichiarato pubblicamente di aver vissuto un periodo di depressione, è diventato anche uno dei testimonial più importanti e credibili di una vasta campagna di sensibilizzazione sul male oscuro che può colpire chiunque, persino un campione all’apice del successo planetario.

Proprio durante gli anni d’oro della sua carriera sportiva, Kirwan ha disputato la partita più importante e difficile della sua vita: quella contro il mostro della depressione. Ma alla fine ha avuto la forza di uscire dal tunnel e a tornare alla vita, a quella luce che non ha mai perso di vista, neanche nei momenti più neri.

I frutti di questo percorso sono stati un cortometraggio diretto da Julian Shaw e questo libro che Kirwan ha deciso di presentare anche in Italia, la sua seconda patria.

 

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Dony Bellissimo articolo. Anche mio figlio gioca a rugby. Un’altra regola che mi piace è che per andare avanti la palla va lanciata indietro. Come a significare che nessuno viene dimenticato e lasciato indietro,
che si avanza tutti insieme. 😊