Come un rock Book Cover Come un rock
Miriam Terruzzi
narrativa sportiva
self published
8 febbraio 2019
ebook, cartaceo
418

Brando è un ciclista professionista cresciuto sulle sponde del lago di Como. Il suo più grande sogno è quello di molti altri: vincere una gara unica come la Paris-Roubaix. Ma questa non è una storia di vittoria o di sconfitta. E’ un lungo viaggio sola andata verso l’inferno dal quale tornare beatificati. Nero come il silenzio, potente come un riff di chitarra elettrica.

Intervista a Miriam Terruzzi, scrittrice e blogger appassionata di ciclismo che in questi giorni è al seguito del Giro D’Italia.

Miriam Terruzzi, l’ospite di questa settimana nella nostra rubrica che coniuga libri e sport, è una blogger Brianzola da sempre appassionata di ciclismo. Sul suo Blog E mi alzo sui pedali tiene una sorta di diario di bordo di quella che è la sua esperienza al seguito delle corse a due ruote. Il passaggio dal Blog al libro è stato quasi naturale e a Febbraio di quest’anno è uscito il suo Romanzo “Come un Rock” che narra una storia avvincente legata ed ambientata nel mondo appunto del ciclismo.

Ma lasciamo che sei lei a raccontarci e spiegarci il tutto.

Ho raggiunto Miriam Terruzzi telefonicamente mentre lei, dopo una tappa del Giro, stava facendo in macchina il trasferimento dal luogo della tappa appena finita a quello di arrivo dell’indomani.

L’INTERVISTA

e mi alzo sui pedaliCiao Miriam e grazie per avere accettato questa intervista. Partiamo dalla tua grande passione per il ciclismo. Come è nata?

Non so dirti: come succede con tutte le cose estremamente speciali, è arrivata per caso. Ho cominciato a seguire le corse vicino a casa e poi mi sono spinta sempre più in là. Mi piace pensare che ci sono delle concomitanze di eventi che ti portano esattamente verso quello che ami.

L’altra tua grande passione è la scrittura. Scrivere soddisfa il bisogno di raccontare e raccontarsi. Puoi risalire alla genesi di questo tuo bisogno? A come è nato l’amore per la scrittura? 

Anche qui non c’è una grande spiegazione. Sono sempre stata ossessionata dai dettagli, fin da bambina: osservare le cose, sentire tutto. Quando sei così, la testa ti si riempie di cose e in qualche modo devi pur buttarle fuori dall’imbuto di te stessa. Ho provato con il disegno ma non è bastato. Poi è arrivata la scrittura – per fortuna – e ho capito che era un posto dove riuscivo a dire tutto senza bisogno di sforzarmi. Semplicemente un posto dove stavo bene.

Nel 2012 queste due passioni si sono unite e hai dato vita al tuo BLOG che hai chiamato – E mi alzo sui pedali – . Ci racconti cosa scrivi?

Di tutto, naturalmente. Il ciclismo è un modo incredibilmente efficace per raccontare l’esistenza e, quando sono in corsa, le associazioni di idee si triplicano. A volte è tipo un big-bang. Il blog è un diario di viaggio senza filtri. Lo scrivo dopo le corse, distrutta dai chilometri a piedi o in macchina per raggiungere partenze e arrivi, al gate dell’aeroporto o sdraiata sul letto di una stanza d’albergo. Alla gente piace sapere cosa combino: se litigo con i poliziotti o se sono riuscita a fare almeno la metà dei tornanti dell’Alpe d’Huez e a me piace raccontarlo. Perché il viaggio è come l’amore: significa tutto.

Prima di passare a parlare del tuo libro, leggendo e curiosando il tuo BLOG ho notato una coincidenza che credo non sia proprio una coincidenza. Ritorna spesso la data 14 Febbraio… messa on line del BLOG, uscita del tuo libro…  è per caso scelta apposta per onorare la data della morte di Marco Pantani?

Sì, è così. Non sono mai stata brava con i numeri però mi piace il loro significato. Anzi, mi piace che abbiano un significato. Come il 14 febbraio appunto, che non è assolutamente un caso. Il blog si chiama come una canzone degli Stadio dedicata a Marco Pantani: quasi tutti gli devono qualcosa, io forse più di quello che credo. E’ stato il primo ciclista per cui ho fatto il tifo e penso che in questi anni, l’aura del suo spirito sia rimasta come guida, anche nei momenti più difficili.
Nessuna pretesa, vorrei solo dirgli grazie.

Sempre leggendo i tuoi articoli nel BLOG si nota che ci sono spesso citazioni “musicali”, che ruolo gioca la musica nel tuo “mondo”?

Fondamentale, credo. Spesso, quando sto scrivendo, e metto certe canzoni nelle cuffie, sento che le parole si sbloccano di netto e fluiscono, fluiscono. Ho un fratello che suona e scrive canzoni, so cosa vuol dire: la musica, come la scrittura, può salvarti la vita.

Cosa leggi?

Un po’ di tutto ma pochissimi contemporanei e nessuna biografia, a parte rari casi. Mi piacciono i Classici, gli autori americani, Jack Kerouac su tutti, che è la bibbia che sta sempre sul mio comodino. E Céline.

Veniamo dunque al tuo libro uscito il 14 Febbraio 2019: ” Come un rock “, un romanzo ambientato nel mondo del ciclismo. Ci dici qualche cosa sulla trama?

Il romanzo parla di un amore immenso per una corsa unica e crudele come nessun’altra: la Paris-Roubaix. Un sogno che diventa ben presto ossessione e che poi ritorna sogno, come spesso accade nel ciclismo, dove gli alti e bassi ti rendono consapevole di quello che conta davvero, in bicicletta e nella vita.

In quanto tempo l’hai scritto e perchè hai scelto l’autopubblicazione ?

Credo di averlo scritto in due anni circa e ho scelto l’autopubblicazione dopo che svariate Case Editrici mi hanno detto di no con scuse davvero divertenti. Alla fine ho pensato di fare tutto da sola: sono consapevole del fatto che non potrei garantire gli store pieni (figuriamoci) ma quello che conta di più è che la gente lo legga e lo senta un po’ suo. A me questo basta.

Hai scritto altri libri in passato? Dove si possono acquistare?

Sì, altri tre. Si possono trovare tutti su Amazon.

Oltre al tuo BLOG, sei “social mente” attiva? Dove ti possiamo seguire?

Ovunque. Ho una pagina Facebook del blog, Twitter dove sono abbastanza una mina vagante e Instagram che è sicuramente il modo migliore per stalkerarmi.

In questi giorni so che sei impegnata al seguito del “GIro d’Italia”, che esperienza è? Potrebbe essere una occasione per l’idea di un nuovo romanzo?

Il Giro d’Italia è una lavatrice. I ritmi di una corsa a tappe ti assorbono praticamente la vita: questo può essere un bene o un male ma di sicuro stare ogni giorno così a contatto con lo sport che ami ti fa capire molte cose. Non so se scriverò un altro romanzo sul ciclismo – per adesso – ma intanto continuo con i miei appunti sparsi sul blog che tutti potranno leggere durante queste tre settimane. Roba di qualche minuto, meno impegnativo di un caffè al bar.

Ultima domanda, un po’ cattivella, se ti chiedessi di scegliere tra il ciclismo e la scrittura uno solo di questi amori, quale sceglieresti? 

A primo impatto direi la scrittura, perché esisteva ancora prima del ciclismo. Ma sono due metà della stessa mela: una volta che trovi l’incastro perfetto del tuo puzzle, sarebbe un peccato mortale distruggerlo. Bisogna che resti unito per tutta la vita. E questo vale per tutto.

 

MIRIAM TERRUZZI

Nata in Brianza il 30 luglio 1991. Ha studiato al Liceo Artistico Preziosissimo Sangue di Monza e lavora nel mondo del ciclismo dal 2012.

Ha pubblicato i libri “Voci di Cicala” nel 2013, “La menta e il fiume” nel 2015, “20.000 km – viaggio nel mondo del ciclismo” nel 2017 e “Come un rock” nel 2019.

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