Sogni di Carta: Paola Russo e il suo Chick Lit

Ci è venuta a trovare Paola Russo

Dopo aver fatto la recensione del romanzo d’esordio, Che nessuno s’innamori, di Paola Russo, scambiamo due chiacchiere con lei

Ciao Paola,

eccoci arrivati all’intervista, cominciamo così:

Vedo la cover del tuo libro Che nessuno s’innamori e mi chiedo: perché solo Virginia in copertina?

La copertina l’ho ideata io, coadiuvata dal supporto tecnico di mio marito. L’ immagine della ragazza con i capelli rossi mi è subito piaciuta, sia per lo stile grafico che per i colori. Ho provato a cercare una figura maschile che ricalcasse lo stesso tipo di stile, ma non trovandola mi è toccato lasciare Virginia da sola. In realtà in origine la copertina del libro doveva essere un’altra, una uscita vincitrice da un sondaggio di cinque diverse versioni, che raffigurava un palloncino rosso a forma di cuore che cadeva su un cactus spinato. Io e mio marito avevamo già acquistato l’immagine e realizzato la copertina come da specifiche tecniche Amazon KDP, quando, circa una settimana dopo, in una libreria noto un romanzo che aveva una copertina quasi identica alla nostra. Anche se il “libro infame” non apparteneva al genere rosa e sull’immagine acquistata non c’era alcuna esclusiva, ho preso comunque la decisione di rinunciare al cactus e di optare per la copertina arrivata seconda al sondaggio, ovvero la ragazza dai capelli rossi, che, pensa un po’, tra tutte era quella che preferivo.

Sulla cover hai messo in evidenza i capelli rossi di Virginia, se ci fosse stato Dorian quale elemento del suo fisico avresti messo in evidenza?

Sicuramente la barba. Dorian è un maschio alfa, e io considero la barba un simbolo di forza e virilità… insomma mi piace assai. Se mio marito dovesse tagliarsi la sua, penso che cadrei in lutto per diversi giorni, poi mi toccherebbe farmene una ragione… oppure nascondergli tutti i rasoi.

Un debutto con un romanzo che non definirei rosa, mancano degli elementi per esserlo. Tu riesci a catalogarlo? Dal punto di vista di Virginia potrebbe essere un romanzo di formazione (Ahhh!)

Beh, Virginia impara delle cose, cresce, si evolve, ma lo stesso potremmo dire di Dorian. Entrambi maturano sotto vari aspetti. Se non fosse che il termine “romanzo di formazione” mi fa pensare per lo più a trame seriose e drammatiche del tipo “I dolori del giovane Werther & Company” un po’ ci potrebbe stare.
Scherzi parte, penso che il mio romanzo corrisponda alle caratteristiche del Chick Lit.

Quanta Paola c’è in Virginia?

Tanta. Proprio come Virginia, anche io sono permalosa, ho poca fiducia nelle mie capacità e ho un rapporto paterno che avrebbe bisogno di una sistemata. Poi ci sarebbe un’altra cosa, ma non la dico perché rischio di spoilerare.

Così ci incuriosisci!

Che aggettivo associ ai tuoi protagonisti?

Virginia: permalosa
Dorian: pragmatico

Virginia e Dorian nascono come coprotagonisti o uno dei due doveva essere il principale e l’altro ha rubato la scena?

L’intenzione era quella di fare 50 e 50. Ma credo che alla fine Virginia si sia accaparrata qualche punto percentuale in più rispetto a Dorian, soprattutto per il modo in cui ironizza sulla  bellezza e la austerità di lui. Spesso le protagoniste femminili presenti in questi tipo di romanzi vengono soggiogate/ammaliate dall’avvenenza o dai modi di fare del maschio di turno, Virginia invece ne è profondamente disturbata e talvolta addirittura annoiata.

Quanta importanza ha un buon editing?

Ah! Moltissima, senza alcun dubbio. Una persona che paga per un libro ha tutto il diritto di pretendere che sia scritto bene. Io avrei fatto volentieri editare il mio romanzo, purtroppo però mi sono potuta permettere soltanto una correzione di bozze che, per mia sfortuna, non è stata eseguita a regola d’arte: mi hanno segnalato la presenza di diversi refusi. Alcune amiche si sono rese disponibili a segnarseli durante la lettura e a comunicarmeli. È mia intenzione eliminarli quanto prima dal testo e approfitto dell’occasione per scusarmi con i lettori per questo disguido.

E i social come li consideri?

Fino a qualche mese fa non ero iscritta a nessun social, non perché non mi piacessero o ne fossi contraria, ma semplicemente perché non ho mai sentito la necessità d’usarli. Ancora prima di terminarlo, ho capito che se volevo far conoscere il mio romanzo non potevo certo esimermi dall’entrare nel mondo dei social. Ti dirò che mi sento ancora piuttosto impacciata nell’usarli, ma imparerò. Come tutti gli strumenti, i social possono essere positivi o negativi, tutto dipende da come li si utilizza. Produrre e condividere contenuti di valore: positivo. Produrre e condividere futilità: negativo.

Scrivere rosa, o non troppo, ti piace. Rimarrai in questo filone o vorresti spaziare in altri generi?

Il “rosa ma non troppo” lo sento molto nelle mie corde, ma non escludo che in futuro potrei andare anche su altri generi, magari più seri. C’è un tema in particolare che mi piacerebbe sviluppare, quello del tradimento, o per meglio dire, la percezione del tradimento.
È possibile lasciarsi andare a un’esperienza piacevole con un’altra persona senza per forza doverla considerare un tradimento del proprio/della propria partner?

Hai in stesura qualche altro romanzo?

Al momento non sto scrivendo nulla, ma ho già in testa la prossima trama che vorrei mettere nero su bianco. Si tratta di un’altra commedia romantica con personaggi completamente diversi da quelli incontrati in “Che nessuno s’innamori”.

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Maura Radice
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