Andrea Coccia è stato così gentile da rispondere ad alcune nostre domande: ecco le sue parole!

Ciao iCrewer! Hai mai sognato di poter porre a un autore che ammiri, il cui lavoro ti piace e ti ispira, tutte le domande che vuoi? Poter dare fondo alla lista degli interrogativi sorti durante la lettura o, semplicemente, soddisfare una o due curiosità? E’ proprio quello che cerchiamo di fare nella rubrica Sogni di carta: poniamo agli scrittori tutti i quesiti che le loro opere ci suscitano. Oggi è Andrea Coccia a rispondere alle nostre domande.
i giorni più lunghi del secolo breve, andrea cocciaForse ricorderai che qualche tempo fa abbiamo recensito il suo libro I giorni più lunghi del Secolo breve, una raccolta di 15 articoli in cui Andrea Coccia esplora in profondità alcune delle giornate più importanti del 1900. Interessante è la visione a 360° che le pagine offrono: l’autore non si focalizza, infatti, su un solo aspetto dell’avvenimento, ma narra anche ciò che avviene contemporaneamente nel resto del mondo.

Da cosa è nato il bisogno, o la volontà, di scrivere un libro su questo tema?

Questo libro ha una genesi particolare. È nato da alcuni articoli che scrissi nel 2013 su Linkiesta dedicati ad alcuni anniversari, e poi, piano piano, è diventato quello che hai letto. Diciamo che un po’ ha certamente giocato l’amore incondizionato per la storia che provo da sempre, un po’ dal fatto che mi sono talmente divertito a scrivere questi racconti che non riuscivo a smettere.

Cosa l’ha fatta propendere per una struttura “ad articoli”?

Come ti dicevo, tutto il progetto nasce da una serie di articoli per Linkiesta, da qui il formato.

Una delle particolarità del libro è l’uso di continui cambi di focus per descrivere gli avvenimenti da svariati punti di vista. Come ha deciso di attuare questa scelta narrativa?

Poco prima della prima puntata, uscita su Linkiesta il giorno del 50esimo anniversario dell’omicidio di Kennedy avevo letto un libro fantastico di Florian Illies, si intitolava 1913 ed era stato pubblicato da Marsilio. Ho trovato lì l’ispirazione per raccontare i fatti contemporanei, dispersi nello spazio ma avvenuti nello stesso momento.

Continuando a parlare delle voci narranti, come ha fatto a scegliere a chi affidare il racconto? Non mi riferisco tanto ai personaggi principali, quanto a quelli inaspettati, che non ci aspetteremmo di trovare in quel contesto specifico.

La maggior parte dei personaggi che trovi nel libro ci sono arrivati per motivi in fondo casuali, almeno all’inizio. Molto è dipeso dalle coincidenze storiche effettive che ho trovato, e poi, proseguendo il lavoro sono andato a cercare sempre gli stessi per dare al libro, oltre che una dimensione verticale e concentrata su ogni giorno, anche una dimensione orizzontale.

andrea coccia
Andrea Coccia

Ci sono nomi, come quello di Hemingway, di Orwell o di Céline, che ricorrono spesso nell’opera, tanto da sembrare quasi un filo conduttore. E’ perchè sono autori particolarmente significativi non soltanto per la letteratura mondiale, ma anche per lei?

Sì, assolutamente. Hemingway, Orwell e Céline sono nel mio olimpo letterario da sempre e, con le loro diverse tensioni politiche mi sono sembrati i personaggi perfetti per accompagnare lo sviluppo della Storia.

E’ stato difficile raccapezzarsi tra la mole di prodotti letterari per scegliere il brano adatto ad ogni capitolo? Che criteri ha adoperato?

Anche qua, non ho adoperato nessun criterio specifico, ho attinto al mio bagaglio di letture.

Il XX secolo è stato un tempo ricco di avvenimenti, alcuni tristemente noti, altri avvolti dalla luce del successo, della libertà e della vittoria. In base a cosa ha deciso di parlare di uno specifico giorno, piuttosto che di un’altro?

Ho scelto proprio i giorni più lunghi, quello che secondo me sono stati i più importanti e decisivi. Mi servivano giorni ricchi d’azione, per questo ci sono tante rivolte, colpi di stato, omicidi, attentati.

Le nozioni contenute nell’opera denotano un profondo studio e una ricerca d’informazioni specifica. Quanto ha lungo ha lavorato sull’opera, prima di farle vedere la luce?

Il libro è il frutto del lavoro di qualche anno, ma in fondo ogni capitolo ha richiesto pochi giorni di scrittura effettiva, circa una settimana l’uno. Ho lavorato accumulando dati, aneddoti, ritagli di giornale e poi, a un certo punto, mi mettevo a scrivere a getto. Ha funzionato, mi sembra.

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