Eventi&Premi Sogni di carta: Intervista a Roma con Vera Puoti

Sogni di carta: Intervista a Roma con Vera Puoti

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Metti una sera a cena con Vera Puoti nella sua casa romana…

Ho conosciuto Vera Puoti leggendo il suo libro “Non lasciar cadere il cielo”  e come vuole la regola, alla lettura è inevitabile che segua la recensione, in questo caso la mia, e allora mi sono messa a cercare le parole giuste per descriverla. Non ricordo quanti giorni siano trascorsi dalla sua pubblicazione ma, ogni tanto, notavo qualche piccolo Retweet dell’autrice, quasi a voler confermare i miei pensieri. “Bene, mi sono detta, probabilmente, ciò che penso non è poi così sbagliato!” Non solo, più passava il tempo più mi rendevo conto che la descrizione del libro continuava ad essere apprezzata e io non potevo che esserne soddisfatta.

Non vi dico quando nella posta elettronica ho trovato una sua Mail!!! Non riuscivo a crederci! Ho cominciato a leggere e più scorrevo le righe più non sembrava vero. In poche parole, non sto qui a scrivere il testo completo, la signora Puoti mi invitava a Roma per intervenire alla presentazione del suo libro. Per un attimo mi sono chiesta se non avesse fatto qualche errore nel cliccare il nome ma dopo un momento di smarrimento ho deciso di risponderle, se non altro per confidarle, con un po’ di apprensione, che la mia dimora non era proprio dietro l’angolo. In fondo, mi sembrava giusto e doveroso rivelarle che tra me e lei c’erano quasi 700 km di distanza!!! Poi ho pensato che la vita è una e sola che, come decantava il caro professor Keating, l’attimo è fuggente ed è giusto coglierne i significati più nascosti. Veramente, dentro di me ormai il tarlo del viaggio si era insinuato prepotentemente, ma la metà del merito va alle mie figlie più che convinte che valesse la pena vivere questa meravigliosa esperienza, inoltre “La Vera” con la quale ero ormai in confidenza, si era anche preoccupata d’invitarmi a cena, nella sua casa romana! E allora, come sempre, mi sono detta “Vai Dona ce la puoi fare anche questa volta!”

Sempre di corsa e con il classico fiatone per la paura di perdere il treno mi sono fiondata sul vagone e ho cominciato a pensare alla serata, cosa sarebbe accaduto, alle emozioni che avrei provato. Ma, con il senno di poi, ti posso assicurare che trovandomela davanti i miei timori si sono dissolti in un solo attimo. Totò diceva sempre che “Signori si nasce” ebbene Vera Puoti è una “Vera Signora”! Il suo è il fascino di uno sguardo elegante, discreto, delicato ma nello stesso tempo vestito di semplicità, di fatti e cose naturali della vita, uno sguardo che tuttavia, nel cercare intorno va sempre al di là del consentito. Non per nulla i tratti che di lei mi avevano colpita erano questa sua grande capacità di creare, di inventarsi in tanti modi, di vedere oltre l’apparente. Entrare nella sua casa, impreziosita in ogni dove dai suoi quadri meravigliosi, è stato come leggerle dentro. Si respira un’atmosfera di grande calore e ogni cosa, a cominciare dal pianoforte a coda vestito dalle numerose foto di famiglia e immerso nell’ingresso del grande open space, ha un suo posto, un significato preciso, è come se gli oggetti parlassero di lei e della sua vita.

Ma la cosa più bella e che mi ha profondamente colpita è la facilità con cui siamo entrate in connessione, un’empatia immediata, come se l’avessi conosciuta da sempre e di questo devo ringraziare molto anche la grande disponibilità di Tonio, l’uomo che le sta accanto da una vita e l’adora nel vero senso della parola. Parlare tutti insieme in cucina mentre Vera finiva di cucinare gli scialatielli con la salsiccia è stato il massimo, poi al comando “Tutti a tavola” i pensieri si sono per un attimo sedati. Sarà stata la fame? Comunque tra gli scialatielli, le scaloppine e i dolci ci siamo raccontati la nostra vita, dei nostri figli, le nostre passioni, le difficoltà di voler perseguire i propri sogni, le nostre resilienze, e la voglia di andare avanti nonostante tutto, lei con il suo libro, Tonio nel starle sempre accanto e io nel continuare a vivere il mio sogno.

Dopo aver mangiato di tutto e di più, decido di trascinare sul bel divano di velluto blu in bella mostra davanti ad uno stupendo camino in marmo, la intemperante pittrice, che nel frattempo, dopo una breve fuga, aveva deciso di mettersi un bel rossetto e, avvolte in una atmosfera da Belle Epoque, cominciamo finalmente  la nostra chiacchierata.

Chi è Vera Puoti?

Vera Puoti è una persona complicata, perchè ha tanti interessi, in modo disordinato. Ha bisogno di creare, di riflettere, di discutere ed è anche una persona che, come tutti, sta andando avanti negli anni. Che dire, sono un po’ apolide. Sono nata a Napoli ma non ci ho vissuto pur assorbendone la cultura attraverso mio padresono in parte di sangue brasiliano ma non sono vissuta in Brasile, vivo a Roma ma non sono romana, e questo mi da la possibilità di sentirmi più libera, sono meno legata ad un luogo o ad un ambiente, mi sento di più parti.

Nella recensione del suo libro l’ho definita un “personaggio creativo,” è giusto?

Si, è giustissimo, sono molto creativa anche se nella vita si attraversano, a volte, delle fasi che ci sorprendono, per cui ci si può scoprire, da un momento all’altro, in difficoltà anche nella creatività. Può capitare, a volte, come è capitato a me, di non riuscire più a trovare il colore, cosa che avrei ritenuto impossibile che accadesse e poi, lo si ritrova nuovamente.

Lei è una illustratrice oltre che pittrice e scrittrice, ha disegnato la copertina del suo libro, ha davvero tanti interessi, quando ha capito che tutto questo sarebbe diventato parte della sua vita?

Ridendo mi risponde…

Da subito! Quando ero piccola staccavo la carta da parati e cominciavo a disegnare sui muri . A sette anni, quindi mia madre mi ha iscritto ad una scuola di pittura e i momenti più belli li ho trascorsi proprio in questa scuola che ho frequentato dai sette ai sedici anni. In modo indistinto mi piaceva il colorare e mi piaceva lo scrivere, quindi tutto ciò che significava portare i miei pensieri e le mie emozioni sulla carta, per me era bello, era gioia. Poi, nel corso della vita, un momento volevo essere pittrice, un momento volevo essere scrittrice, nello stesso tempo c’era anche un quotidiano che mi assorbiva, l’essere madre, l’insegnamento, l’impegno con la casa editrice. Nonostante mio padre mi spingesse a seguire studi legati all’arte, dopo gli studi classici, mi sono laureata in Lettere classiche e poi in Etnologia, come vedi la vita è un po’ una contraddizione.

Quanto hanno influenzato gli studi in etnologia nella stesura del suo romanzo?

E’ stato molto importante. Il fatto che io fossi portata ad apprezzare le culture diverse dalla nostra, mi ha permesso di poterle confrontare e inserirle nella storia ed è anche per questo che devo molto ai professori che mi hanno seguito in questo lavoro. Il prof.re Colajanni, infatti, durante le nostre conversazioni, mi diceva quanto i saggi non arrivassero ai lettori e quanto fosse importante, in alternativa, portare alla luce, fare conoscere queste culture attraverso i romanzi.

Parliamo del libro. La storia che lei racconta è partita da fatti realmente accaduti nella sua famiglia. 

E’ partita da una storia famigliare che ha inciso molto sulla mia vita. La storia prende spunto da quella di mia nonna e di un nonno che io non ho mai conosciuto. Di questa storia io avevo pochissimi elementi, come le punte di un iceberg, si sa, si vede solo la punta in superficie e la parte che era sotto mancava. Non capivo come, questo nonno sconosciuto, pur avendo fatto del male a molte generazioni, fosse comunque considerato un “mito” e perchè mia nonna, nonostante tutto, anche in età molto avazata, quando lo si nominava, assumeva subito un’aria sognante. E mi chiedevo perchè? Cosa può aver procurato tanto amore? Domande che mi sono chiesta per tanti anni, anche se la vita e il quotidiano mi hanno distratta allontanandomi dal desiderio di approfondire. Quando poi ho trovato la chiave giusta per scrivere, ho ripreso il filo della storia ma ho sentito subito la necessità di studiare le origini di questa storia incredibile, l’epoche in cui si è svolta e questi luoghi per riuscire a tracciare questi personaggi. E’ ovvio che poi il tutto è molto romanzato, avendo a disposizione pochi pezzi di un puzzle e la necessità quindi di cercare altri personaggi da affiancare. 

La scrittura se mi consenti, è una scrittura aulica…

Diciamo di si. E’ un po’ aulica ma avrei notato che cambia; segue le epoche i caratteri dei vari personaggi nei vari momenti della loro vita. In un arco di tempo di quasi 50 anni, il modo di parlare cambia si evolve e si modifica in base alla crescita del personaggio nell’epoca che sta vivendo.

Un aspetto molto bello è la resilienza. Agata, nonostante il dolore, è capace di amare, di superare le difficoltà, di rialzare la testa e continuare a vivere e a reinventarsi per se e per i suoi figli.

Sì. C’è questa capacità teutonica di resistenza cosi come Carlos, in modo diverso chiaramente. Non è solo capace di ricostruire ma ha anche la forza di conservare dentro di se questo amore in cui comunque crede. Lei rifiuta di guardarsi intorno, di amare un altro uomo, lei “ama questo amore”.

Quali progetti nel prossimo futuro di Vera Puoti?

Sto riflettendo sulla diverse possibilità. Sto buttando giù alcune idee ma non ho ancora scelto e come è stato per questo libro, ho bisogno di trovare la chiave giusta, quella adeguata per ricominciare a scrivere.

E allora, Signora Puoti, non posso che ringraziarla! E’ giusto pensare ora ad Agata, a Carlos, alla loro resilienza e non lasciamo cadere questo cielo che è bellissimo!

Si, e cosi! E’ il loro momento, meglio non trascurarli…

Guardo l’orologio e le lancette segnano la mezzanotte! Siamo tutti un po’ stanchi, io dal viaggio e Vera dai frenetici preparativi per la presentazione del libro previsto per il pomeriggio successivo in una galleria d’arte dove, oltre a parlare del libro con due autorevoli docenti ed esperti di etnologia e antropologia, il prof. Colajammi e il prof. Gnerre, troveranno posto anche le sue illustrazioni e i dipinti creati al computer, una di queste è esposta al Vaticano e ti posso assicurare che è davvero un disegno magnifico.

Ci salutiamo ma come ogni intervista che si rispetti non potevano mancare i saluti registrati da inviare alla mia redazione. Dopo 800 km i saluti erano il minimo che potessi fare! Non ti dico cosa è successo! E li è stato il delirio! Lo sforzo per strapparle una frase decente da inviare come promozione è stato sovrumano, e alla fine, con le lacrime per le risate, una decina di tentativi e con gli occhi ormai, indipendenti dalla nostra volontà, il rito sacrale è stato compiuto! Ci siamo date la buonanotte con la classica frase di chi insieme è stato troppo bene, “Sono felice di averti conosciuta,” le dico, “Anche io ne sono felice,” mi risponde “ci vediamo domani?” “Si Vera ci vediamo domani!” Immersi nella notte di una Roma quasi assonnata, sono tornata a casa pensando che era stata davvero una bella giornata.

Il pomeriggio successivo, di tutto punto vestita, ho chiamato un taxi per farmi portare alla Galleria Micro Arti Visive, location della presentazione ma, come al solito,  dimentico che Roma  non è Lecce e che le distanze, purtroppo, vanno programmate come le prenotazione di un viaggio con la Ryanair!  Io invece, convinta che tutto il mondo è paese, ho pensato che 10 minuti sarebbero stati sufficienti per arrivare all’appuntamento. Niente di più sbagliato! Quando il tassista mi ha confidato che avrebbe dovuto mettere gli alettoni alla macchina per arrivare all’ora stabilità sono stata presa dal panico, A questo punto, con gli occhi da pesce gallipolino pescato da tre giorni, gli ho detto “La prego, stanno aspettando me, pensa che possiamo farcela in meno di 15 minuti?” Non credo che dimenticherò facilmente lo sguardo perplesso e incredulo del tassista, e non chiedermi come il povero malcapitato, sia riuscito ad arrivare in tempo, ancora me lo sto chiedendo ma alla fine della corsa, stravolto, ha detto “A Signò, n’altro cliente come a lei e a me me viene n ‘infarto subbito subbito”.Non sapendo come rispondere, ho preferito sfoderare uno dei miei sorrisi migliori e pagarlo in fretta, i soldi sono sempre una buon antidoto alle sofferenze… di cuore in questo caso!

Entro nella galleria brulicante di ospiti, una bella ragazza mi chiede già la firma della presenza, a sinistra della sala, già organizzata con le sedie, la tavola degli aperitivi, sulla destra le pareti sono già colorate dai quadri di Vera. Mi guardo intorno ma non vedo la padrona di casa, poi la scorgo tra gli amici a distribuire sorrisi e strette di mano. E’, come sempre, elegante ma sobria, come direbbe Maura, e senza volere, alzo il braccio per attirare la sua attenzione e ci riesco. Mi guarda mi fa l’occhiolino e sorride, non potevo desiderare di meglio, nella confusione di persone a me totalmente estranee non era facile muoversi con naturalezza.

Guardo in fondo alla sala e vedo la zona adibita per gli interventi, i prof sono già seduti a conversare, qualcuno mi indica quella prevista per me, non vi nascondo che, nonostante il mio carattere  socievole, l’ansia mi stava mangiando viva. Ero circondata da emeriti docenti universitari, scrittori, addetti ai lavori, insomma, mi sarei scolata un bel bicchierino di qualcosa di forte, giusto per riprendermi un po’ e non sentirmi troppo out ma, come sempre, dopo un momento di smarrimento mi sono detta “Dona, smettila, lo so, hai accanto la sapienza che cammina, ma tu sei in grado di dire la tua quindi, alza la testa e parla! Ce la farai anche questa volta”!

E’ andata proprio cosi, caro iCrewer, dopo la bella presentazione del libro di Vera, a cura della conduttrice televisiva, Francesca Capanna, la parola è passata ai docenti, estremamente soddisfatti del lavoro svolto dall’autrice tra l’altro all’epoca, allieva di un docente all’università. Ti assicuro che in questi casi, quando la conoscenza fa il suo ingresso nelle coscienze, fa sempre un bell’effetto.

Sarei rimasta ore ad ascoltarli nel loro disquisire sul mondo cosi misterioso delle tribù amazzoniche, delle loro esperienze, dei risultati ottenuti, delle difficoltà nel constatare quanto il nuovo mondo non abbia rispetto delle civiltà arcaiche e che a dispetto purtroppo delle pubblicazioni spesso non considerate, la scelta di parlarne in un buon libro fosse a loro parere, la soluzione più giusta. A quel punto, lo sguardo delle persone si è appoggiato su di me e non potendo scappare, ho deciso che forse era meglio dire la mia, come avevano fatto tutti. Che dire, il sorriso di Vera alla fine del mio intervento mi ha rimesso al mondo e ho capito che anche io ero stata all’altezza della situazione.

Tra le strette di mano, i saluti e gli apprezzamenti per gli interventi abbiamo lasciato la galleria, stanchi ma felici e soddisfatti per i numerosi  consensi.  Cerco Vera per salutarla, è tardi e devo trovare un mezzo per tornare a casa ma i miei angeli custodi non mi lasciano andare. Ancora una volta si offrono di accompagnarmi, arrivo sotto casa e senza troppe parole ci salutiamo con un forte abbraccio e la promessa di rivederci prestissimo, magari, in terra salentina. E’ davvero tardi, guardo fuori dalla finestra della camera e penso che Roma di notte è sempre uno spettacolo da togliere il fiato, ma come dice la famosa eroina di Via col vento. Domani è un altro giorno”!!

 

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Donatella De FilippoGinoPina Sutera Recent comment authors
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Pina Sutera

Ma che piacere leggere questo lungo articolo….! Brava la nostra Dony d’assalto! Complimenti!

Gino
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Gino
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Brava la nostra Donatella. … buon Tutto di più. 😍❤❤❤ TVB