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mattia pangrazi

Sogni di Carta: intervista a Mattia Pangrazi

Mattia Pangrazi, autore di Una lucciola nel buoi, ci racconta la sua poesia e i suoi sogni

Caro iCrewer, pochi giorni fa vi ho raccontato del mio viaggio all’interno delle emozioni di un poeta giovanissimo, in Una lucciola nel buio. Per il nostro appuntamento con Sogni di Carta, il poeta Mattia Pangrazi ha risposto ad alcune delle nostre domande.

Intervista a Mattia Pangrazi

L’anima di un poeta si nasconde dentro una corazza. Chi è Mattia Pangrazi? Parlaci di te e delle tue emozioni, già ben espresse nella raccolta

Mattia Pangrazi è semplicemente un ragazzo con la passione per la scrittura. Mi è sempre piaciuto esporre i miei pareri, le mie sensazioni ed emozioni. È una cosa a cui non riuscirei a rinunciare ed iniziata molto prima di diventare uno scrittore con un contratto e di scrivere poesie. Negli ultimi due tre anni, mi sono sempre più reso conto che sentivo le cose in maniera strana, diversa, più in profondità…e i miei scritti cominciavano a essere più personali e caratteristici. Così penso sia nato il mio stile.

Per me la scrittura è soprattutto uno sfogo ed un’autoterapia. Poi ovviamente quando vedo che riesce a toccare anche altre persone, mi sento onorato e penso sia un’emozione davvero tra le più intense e belle provate in vita.

una lucciola nel buio di mattia pangraziQuando hai sentito il bisogno di mettere su carta i tuoi sentimenti?

Come dicevo, ho iniziato ad avere a che fare con la scrittura fin dalle scuole. I temi erano sempre una piacevole attività per me e penso di aver cominciato in quegli anni a capire di essere portato per la scrittura. Però sicuramente, se si parla di poesie, ho iniziato durante una relazione con quella che definisco la ragazza più importante della mia vita (fin’ora)…la mia ragazza di quegli anni.

Mentre eravamo insieme, ovvero più o meno due anni fa, ho scritto le prime mie poesie che poi non erano altro che l’ossatura portante della prima parte de “Una Lucciola Nel Buio”. Mi sono sentito invadere completamente dal sentimento dell’amore e da lì ho avuto l’ispirazione per cominciare a scrivere qualcosa.

Le tue poesie evocano sentimenti legati all’esperienza e al vissuto, racchiusi dentro il ricordo. Per Mattia Pangrazi, cosa sono i ricordi?

Per me i ricordi sono parte integrante della vita, del mio presente. Penso si debba guardare avanti, certo, perché la vita è adesso. Nello stesso tempo però, credo che i ricordi debbano essere ben conservati per ciò che ci insegnano, per ciò che ancora emotivamente ci donano. Le mie poesie sono pervase da ricordi malinconici perché appunto, rimembrano momenti felici e d’amore ormai passati. Un essere umano, può e deve concentrarsi sul presente ma non potrà mai chiudere il suo cuore a ciò che il passato gli ha donato.

La poesia “L’uomo che aveva (quasi) capito” sembra essere una poesia autobiografica, ma nasconde altro, come i segni nascosti ed enigmatici dei sogni? È giusto interpretarla come una sorta di autobiografia?

La poesia “L’ uomo che aveva (quasi) capito” in realtà mi è nata da un personaggio cinematografico a me molto caro. La mia scrittura è influenzata da altre due mie passioni veramente profonde…cinema e musica. In questo caso il personaggio che mi ha donato l’ispirazione per la poesie è quello del Drugo Lebowski, interpretato da Jeff Bridges nel film del 1998 “Il Grande Lebowski” dei fratelli Coen.

Il personaggio nel film è una persona disillusa, che si è voluto estraniare dal mondo per non sentirne il brusio. Almeno questo è ciò che ho colto io. Ma malgrado questo suo atteggiamento, incappa in una serie di guai e pasticci tragicomici. Dopo aver tratto questa ispirazione ho provato sì, ad aggiungerci un tocco personale, in quanto anche io mi rivedo in alcuni dei suoi comportamenti.

La realtà deve essere affrontata ma a volte, grazie soprattutto alle nostre passioni, riusciamo a chiuderla fuori e a non sentirne il rumore. Quei momenti, per me, sono i migliori in assoluto, perché nessuno può toccarti e diventi irraggiungibile ed impenetrabile per i problemi del mondo intorno.

Paure e sogni di Mattia Pangrazi

Come vede la realtà Mattia Pangrazi: un luogo da cui fuggire e nascondersi nei sogni, oppure un luogo da cui trarne il meglio?

Appunto, la realtà… Non ci si può nascondere in eterno e penso che sia anche un errore, ad un certo punto, provare a scappare ininterrottamente.

Ciò non toglie che la realtà, specie negli ultimi anni e soprattutto per i giovani o ragazzi e ragazze in età media compresa tra i venti e trentacinque anni, sia davvero troppo confusa.

Penso sia inevitabile che davanti a certe problematiche della società, apparentemente così imponenti, molte persone sentano il bisogno di rimandare la lotta rifugiandosi momentaneamente in pensieri più rilassanti o ricordi di tranquillità. Non credo ci sia nulla di male; quello che conta è ricordarsi che prima o poi, questo mondo, questa società, questa realtà con i suoi problemi…va affrontata.

Chi sono i tuoi scrittori e poeti di riferimento?

mattia pangraziSembrerà ironico, ma più che scrittori ho sempre tratto ispirazione o comunque considerato modelli da seguire (artisticamente parlando) i cantautori italiani. Che poi in fondo, si potrebbero considerare anche loro scrittori a tutti gli effetti soltanto con aggiunta di lavoro per la melodia….

Luciano Ligabue sicuramente è uno dei cantautori di cui ho iniziato a contemplare lo stile di scrittura in età adolescenziale…cantautore che poi ha scritto anche un libro di poesie.

Ovviamente anche i grandi del passato come De Gregori, Venditti o Vecchioni sono mostri sacri con stili di scrittura tanto diversi quanto meravigliosi.

Ultimamente mi sto acculturando con libri di poeti come Edgar Allan Poe, Emily Dickinson e Fernando Garcia Lorca. Considero Tolkien un creatore geniale di mondi, se non l’inventore supremo del genere fantasy.

Parli spesso di sogni e paure. Quali sono i tuoi sogni da poeta e le tue paure?

Uno dei miei sogni era quello di riuscire ad avere un libro pubblicato da una casa editrice capace di credere in me…e per questo ringrazio Romina Tondo e la sua casa editrice Letteratura Alternativa che fin da subito ha mostrato notevole interesse per il mio stile e quindi per il mio libro.

Sapere di avere comunque qualcosa di mio, scritto da me, fruibile per le persone, mediante i social, le librerie e le piattaforme e un qualcosa che mi rende veramente grato. Quando decidi di prendere la via dell’arte, qualunque essa sia, specie all’inizio, ti rendi conto che ti emozioni quando sai che hai lasciato qualcosa di tuo agli altri.

Per quanto riguarda le mie paure… La morte, specie per un poeta ha un qualcosa di ancora più mistico…

Ne parlo in alcune poesie ma penso di non parlarne tanto quanto invece ne sento la paura. Pensare di non aver detto tutto ciò che avrei voluto dire, di non poter più assistere ad un’alba, o al sorriso delle persone che ami, di non poter ascoltare più i miei album preferiti … è un qualcosa che mi terrorizza.

Ringraziamo Mattia Pangrazi per averci dedicato il suo tempo. Un sincero augurio per la sua carriera da scrittore e da poeta e la speranza di poter leggere altre sue poesie e aforismi.

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