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Sogni di carta: intervista a Flavio Oreglio

Flavio Oreglio

Intervista a Flavio Oreglio, lo storico poeta catartico di Zelig, in occasione della presentazione del suo nuovo libro “L’arte ribelle”.

Flavio Oreglio è nell’immaginario collettivo “quello che diceva le poesie catartiche a Zelig”, ed è vero, non si può negare, o rinnegare nel suo caso, il passato. Certo è che Oreglio, oggi, è impegnato in un lavoro che va oltre la comicità e oltre la semplice definizione di poeta catartico. Oreglio, che a inizio anno ha pubblicato un disco con dieci sue inedite canzoni dal titolo “Anima popolare”, sta da qualche tempo raccogliendo materiale in modo da poter ricostruire la storia del cabaret. A Peschiera Borromeo, in provincia di Milano, è nato l’archivio storico del cabaret, luogo in cui è raccolto tutto lo sforzo che il comico ha concentrato in questi anni. Non solo, certo del suo lavoro oggettivo e scientifico svolto, ha raccolto in un libro il frutto delle sue ricerche: “L’arte ribelle”

Sono stato sabato scorso alla presentazione di questo libro, presso il Centro Commerciale Mirabello a Cantù, in provincia di Como, dove Oreglio era ospite in diretta di una trasmissione in onda su Radio Cantù. (la radio dove collaboro anche io in veste di speaker). Una bella formula devo dire, in diretta dal centro commerciale, tra gente che passa e gente che si ferma, presentare il nuovo libro incalzato dalle domande dei conduttori e intervallato da brani musicali.

L’arte ribelle, dice Oreglio, è la storia oggettiva del cabaret, dalla sua nascita sul finire dell’Ottocento in Francia ai giorni nostri. Una storia scritta basandosi sui fatti e sui documenti ufficiali, non c’è nulla di inventato o romanzato.

Ma non voglio anticiparti altro, caro lettore di ICrew, perchè al termine della diretta radiofonica, ho avuto il piacere di intervistare di persona l’autore e quindi è giusto che sia lui direttamente a parlarci del suo libro:

Ciao Flavio, innanzitutto grazie per la disponibilità. Come è nata l’idea di scrivere un libro dedicato al cabaret?

L’idea di scrivere questo libro è nata in risposta a una domanda che fin dagli anni ’80 ci si faceva, che era “che cosa è il cabaret?”. Nessuno sapeva dare una risposta, una definizione esatta non c’era, nelle enciclopedie le notizie erano latitanti e non c’erano libri di riferimento, per cui ho dovuto cercarla io. Sono anni e anni di ricerca e la risposta ora comincia ad arrivare. Siamo già a un buon livello, però, siccome le ricerche non si fermano, potrebbe subire delle modifiche nei prossimi anni . Sicuramente è una risposta oggettiva, non è una risposta di opinione ma basata su documenti raccolti nell’archivio storico del cabaret italiano.

Flavio Oreglio
Foto ricordo con Flavio Oreglio

Si può dire che la vivi un po’ come una “missione” quella di portare allo scoperto la storia del cabaret?

Potrebbe anche essere una missione, non lo so. (ridendo).

La cosa interessante di questo lavoro è che comunque l’ho fatto per me, nel senso che io cercavo quella risposta, poi credo che sia interessante per chiunque leggere questa risposta trovata, soprattutto per sfatare una marea di luoghi comuni, una marea di concezioni sbagliate, una marea di cose che vengono dette e che non sono corrette. Io parlo del cabaret, che non c’entra niente con quello che vediamo in televisione. La tesi principale del libro è che i comici non c’entrano niente con il cabaret, fanno un altro mestiere. I comici lavoravano già, quando nacque il cabaret, in un altro mondo, che era il mondo del varietà, era il mondo legato ai caffè chantant e alle music hall di quel momento. Il cabaret nasce in controtendenza, anche se nel cabaret, è vero, si ride. Sta proprio qui il punto, nell’introduzione del libro è spiegato molto bene: non è che se fai ridere, il ridere si esaurisce parlando di comico, esistono tante forme del ridere ed esistono tante forme di spettacolo che divertono. Il cabaret non è l’unica forma di spettacolo che diverte e l’essere comico non è l’unico meccanismo che permette di ridere. Si può far ridere senza essere comici e si può far ridere senza appartenere al mondo del cabaret ma appartenere per esempio al mondo del burlesque, al mondo dell’avanspettacolo, al mondo del varietà. Sono tutte forme di spettacolo diverse e il cabaret è una di queste forme, così come la comicità è una delle forme del ridere.

Quindi questo libro è una raccolta di studi che hai fatto. A quando si risale, quando sono state gettate le prime fondamenta del Cabaret?

La storia è completa, cioè il cabaret ha una data di nascita ben precisa: 1881, quando in Francia viene aperto un locale che prenderà il nome di “Le Chat Noir”, il gatto nero. Quello è l’inizio del cabaret. Prima di allora esisteva sì, ma solo nelle osterie. E’ stato il signor Rodolphe Salis che ha pensato bene di creare il cabaret artistique in contrapposizione al caffè chantant, che era allora il luogo del divertimento e dell’arte usata per l’intrattenimento e il divertire. Il cabaret artistique, il gatto nero, è stato invece il luogo che è diventato il ricettacolo dell’avanguardia artistica del Novecento.

Oggi cosa assomiglia al Cabaret?  Posso azzardare, visto che sono nel campo, e anche per capire se ho ben inteso la definizione di cabaret, che i raduni di “poetry slam” sono cabaret?

Assolutamente si. La stand up comedy appartiene al mondo del Cabaret. Tutte queste cose che arrivano oggi dall’America non sono che cose che già in Europa si facevano da anni ma avevano un altro nome. Il “Poetry slam” si faceva già, magari non proprio con le regole di oggi, ma i raduni poetici sono stati alla base della nascita del cabaret. Il gruppo degli “idropatici”, Les Hydropathes, capitanato da Emile Goudeau, sono stati i primi performer del Cabaret, erano tutti poeti che esprimevano la loro arte sul palco.

Riesci a quantificare il tempo di tutte le tue ricerche, il tempo impiegato in questi studi e poi anche quello necessario per trasferire le nozioni acquisite in questo libro?

In realtà, come ti dicevo, il lavoro continua quotidianamente e ogni giorno ci sono delle sorprese, ogni giorno nascono delle cose e troviamo documenti nuovi. Sono venti anni che me ne sto occupando, avevo già dato vita a un libro nel 2012, ma questa è una versione più importante di quel libro innanzitutto perché qui ci sono anche le immagini che allora non avevamo inserito ( quel libro era stato scritto a quattro mani ), perché non si può parlare di queste cose senza far vedere di cosa si sta parlando.

A proposito di vedere, sulla copertina ci sono volti di artisti noti, che conosciamo tutti. . . che nomi troviamo all’interno del libro?

La copertina coniuga l’alfa e l’omega della storia, perché la storia del Cabaret parte per quello che riguarda l’attività dell’archivio dal momento in cui nasce il Cabaret, cioè lo chat noir, e finisce nel momento in cui c’è l’esperienza del gruppo motore al Derby, storico locale di Milano. Quindi si può dire che si parte dagli albori e si finisce nei primi anni ’70, perché poi arriviamo noi, e non si può storicizzare se stessi. Noi comunque raccogliamo materiale e raccontiamo la storia anche dopo, ma non è più storia oggettiva, è più oggetto di dibattito. Ci sarà qualcun altro che storicizzerà noi, che comunque già raccogliamo il materiale per agevolargli il lavoro.

Una curiosità: come vivi l’arte dello scrivere, l’essere uno scrittore?

Guarda io non posso farne a meno. Se mi chiedi se mi sento uno scrittore ti rispondo di sì perché a me piace scrivere tutto quello che penso e quello che mi viene da scrivere. Pensa a questa cosa: se non scrivi le cose poi si dimenticano. Lo dice anche Vasco Rossi in quella canzone: “ le mie canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole . . .  E a noi non resta che scriverle in fretta perché poi svaniscono e non si ricordano più” ( la canzone in questione è UNA CANZONE PER TE ). Questo è un concetto basilare della scrittura.

Per questo il fascino del libro è che sopravvive ad ogni epoca e ad ogni invenzione o supporto tecnologico. .

Assolutamente, i libri saranno sempre affascinanti, hanno una storia lunghissima ed appartengono all’essere umano.

Io non posso che ringraziare ancora una volta Flavio Oreglio per il tempo che mi ha dedicato, e perchè no, anche i miei colleghi radiofonici che hanno reso possibile questo incontro.

Tutto questo parlare di cabaret, di avanspettacolo, di poesie recitate in piccoli locali e di intrattenimento mi ha solo fatto venire una gran voglia di mettere in piedi uno spettacolo da portare in scena. . .  ad esserne capaci!

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