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Sogni di carta: Ella Gai, Prendimi se mi vuoi

Ella Gai

A tu per tu con Ella Gai e il suo Prendimi se mi vuoi!

Caro iCrewer, di recente mi sono immersa nella lettura dell’ultimo romanzo di, Ella Gai Prendimi se mi vuoi, edito dalla Newton Compton Editori. E’ sempre una grande emozione poter intervistare un autore perché, in fondo, attraverso le risposte puoi cogliere sfumature che magari non coglieresti dalla sola lettura della biografia. Eccoci qui a tu per tu Ella Gai, bramosi di curiosità di saperne di più!

Cara Ella Gai ti porgo un caloroso benvenuto e ti ringrazio per aver accettato di soddisfare la nostra curiosità di saperne di più sul tuo ultimo romanzo Prendimi se mi vuoi, e quindi, indirettamente, su di te. Iniziamo con le domande!

1) Prima di addentrarci nel romanzo volevo chiederti: come nasce la tua passione per la scrittura?

Non ho una data di inizio, è accaduto per caso. In realtà non avrei mai pensato di scrivere un libro (e poi tanti altri). Non so se definirlo talento o portamento verso la scrittura, di una cosa sono certa, ho sempre avuta molta fantasia. Troppa, forse.

Mi ricordo di un evento specifico; andavo alle medie e la mia professoressa di italiano assegnò alla classe un compito di scrittura creativa.

Quel compito mi emozionò tantissimo, perché per la prima volta potevo raccontare una storia. Potevo dare sfogo alla mia fantasia.

Praticamente, la professoressa dava un inizio di storia, con due o più personaggi, e forniva altre informazioni e noi alunni dovevamo continuare la storia a modo nostro, scrivendo qualcosa come cinque, sei pagine del quadernone a righe. Ma la cosa che mi elettrizzò più di tutte, era che quella stessa storia, la avremmo dovuta cambiare in vari generi. Dal romantico al giallo, fino ad arrivare all’horror. Credo che questo episodio rappresenti il mio primo inizio con la scrittura.

2) Sei una persona poliedrica: sei un’autrice, una sceneggiatrice, gestisci un blog e sei, come precisi tu, all’occorrenza anche una modella curvy: proprio quest’ultimo aspetto mi incuriosisce. Affronti questo aspetto anche sul tuo blog e devo dire che è lodevole: oggi, nostro malgrado, ci troviamo imbrigliati in quelli che sono gli stereotipi della donna perfetta e con ciò, spesso, si intende che questa debba necessariamente parente stretta di uno stuzzicadenti. Non ho nulla contro la magrezza, ma credo che, spesso, i moderni cliché tendano ad inculcare, soprattutto nelle giovanissime, concetti aberranti. Ti va di parlarmi del tuo punto di vista?

Non sono mai stata una ragazza magra. Ho sempre avuto qualche chiletto in più, ma non mi sono mai posta nessun problema al riguardo, né ho mai risentito di questa cosa. Prima di tutto perché negli anni della mia adolescenza, per fortuna, il mondo dei social, non esisteva ancora e poi perché avendo frequentato il liceo in provincia di Roma, le mie compagne di classe, non erano di certo magre come grissini. Quindi viaggiavamo tutte sulla stessa barca. Ti dirò non sono contro la magrezza né contro chi la cerca a tutti i costi.  Non è un male avere qualche chilo in più. E credo anche che non ci si debba vergognare del proprio aspetto o cercare di essere magre o perfette a tutti i costi. Il segreto sta nel sentirsi bene nel proprio corpo. Lo so, non è facile, e molte ragazze, persino donne ogni giorno combattono una guerra tremenda contro il cibo alla ricerca sporadica di assomigliare a tutti i i costi a un modello. Il problema è che il modello a cui fanno riferimento, è tale non solo per la magrezza o la bellezza, ma un insieme di fattori. Io sono dell’idea che i pregi e i difetti fisici ci rendono unici.

Sono dell’idea che un se una persona sta bene con se stessa, con il proprio corpo,  sta bene con tutti.

E sono fermamente convinta che chi si lascia abbindolare dalla ricerca della magrezza, non abbia personalità, non abbia carattere. Ma non è un male. Semplicemente, non ha ancora trovato un’armonia interiore. Si lascia sopraffare più dal giudizio altrui, piuttosto che dal proprio.

E ti dirò, io scelgo sempre e solo me stessa, piuttosto che gli altri. Mi piaccio come sono e preferisco essere una over 46, piuttosto che una taglia 40.

Riguardo al fatto che abbia deciso di raccontare il mondo curvy, deriva dalla concezione sbagliata che alcune ragazze hanno della moda. Per alcune di loro essere in sovrappeso significa rinunciare a vestire bene, a scegliere dei capi piuttosto che altri. Spesso e volentieri davvero molto brutti. Io non do consigli alimentari, non dico fate questo o quello. Io semplicemente mostro un’alternativa.

Una sorta di: “vedete questo vestito?! Se sta bene a me, forse sta bene anche a voi.”

3) Utilizzi lo pseudonimo di Ella Gai, che peraltro ha un che di musicale nella pronuncia: pensi che continuerai a firmarti così o un giorno svelerai la tua vera identità? 

Grazie per il complimento. In realtà Ella Gai è ricavato dal mio nome, Perché quando l’ho creato, volevo che rappresentasse me, non volevo inventare un nome che fosse appartenuto o che avrebbe potuto appartenere a chiunque.

Ormai questo pseudonimo fa parte di me, rappresenta me. Ho creato persino un logo che mi rappresenta.

Forse un giorno dirò il mio nome, ma al momento questo idea non c’è.

E poi è parte del mio nome, quindi in un certo senso è come già avessi svelato la mia identità.

4) Prendimi se mi vuoi  è il tuo primo dark romance? Come mai la scelta di questo genere L’ho letto, e l’ho recensito di recente per iCrewPlay, sono sincera: mi ha sconvolta. E’ vero pure che l’ho letto d’un fiato, ma – non ti nascondo – ci sono stati momenti in cui ho pensato che non sarei mai riuscita ad arrivare sino alla fine. E non per il genere dark romance in sé, ma per la storia, così cruda, forte, spiegata senza mezzi termini, ecco, vengo alla domanda, perché proprio questa storia?

Perché volevo una storia che suscitasse quello che tu hai espresso.

Volevo che nel bene o nel male, la storia restasse in testa alle persone. Volevo che la gente vedesse il bicchiere o pieno o vuoto, ma non mezzo.

Il romanzo poteva: o piacere o essere detestato.

Ero e sono stanca di chi dice (questo lo sento anche su altri romanzi).

“Storia carina, ma volevo di più.”

“Non male, ma non mi ha entusiasmato.”

“Bello, ma lei troppo così, lui troppo così…”

Volevo suscitare emozioni, anche contrasti, ma emozioni.

Insomma, voglio che la lettrice prenda una posizione. E credo di esserci riuscita.

6) La cosa, però, che mi ha generato maggiore angoscia, sì, la parola è questa (ma forse lo devo al fatto che sono mamma di due bimbe), è proprio la giovane età della protagonista (non aggiungo altri riferimenti perché non voglio svelare preziose anticipazioni a chi, ancora, non ha letto il romanzo), anche qui ti chiedo perché? Da cosa è stata dettata questa decisione anagrafica? 

Ti confiderò che nemmeno io amo molto scrivere di minorenni.

Ma questa storia aveva la necessita di una protagonista giovane. Non sarebbe stata credibile un’adozione con la protagonista maggiorenne. Cosa l’avrebbe trattenuta a restare a casa di Hunter?

Quindi per me era d’obbligo che Charlotte fosse minorenne.

Era una scelta irrinunciabile per la costruzione del romanzo.

7) Nel romanzo troviamo anche questo protagonista maschile, che va al di là di quelli che sono i consueti canoni del principe azzurro, anzi… ma ciò, naturalmente, è in linea con il genere dark del romanzo, non sarebbe così altrimenti. Ritieni che oggi ci siano tanti uomini come lui?

Spero di no!

Però purtroppo la cronaca nera ci racconta di episodi spiacevoli con uomini, se così li possiamo definire, che compiono azioni spregevoli.

Il fatto che abbia scritto di un uomo così violento e cattivo, non vuol dire che lo approvi.

Sono contro ogni forma di violenza, ma la scrittura non ha limiti. Se io me li imponessi, scriverei solo di donne vergini che si innamorano di milionari, che cadono letteralmente ai loro piedi e per loro farebbero di tutto, sancendo il loro grande amore con un matrimonio e un diamante da quattro carati.

La realtà è realtà, ma la fantasia per fortuna è il suo opposto.

8) Leggendo il romanzo ho pensato, mio malgrado, che le situazioni da te descritte non sono poi così lontane dalla nostra realtà odierna, alle volte noi per primi ci chiudiamo nel nostro bel mondo dorato e non pensiamo che al di fuori della nostra porta possa accadere di tutto, o forse, ci rifiutiamo di crederlo, ritieni sia così?

Le cose ci accadono sotto gli occhi e spesso o faccio finta di non vederle o non le vogliamo vedere perché abbiamo la mentalità che “farci i fatti nostri, sia la cosa migliore”.

Purtroppo ogni giorno sentiamo al tg fatti di cronaca che ci lasciano un grande senso di dispiacere, ma poco dopo ce ne dimentichiamo. Perché le cose quando non ci toccano personalmente, catturano il nostro interesse giusto il tempo del tg o del programma tv che stiamo vedendo.

9) Questa domanda è correlata alla precedente: hai descritto certe situazioni pensando che possano realmente esistere o è solo frutto della fantasia? 

Di sicuro c’è molta fantasia,  però io leggo molto, soprattutto notizie quotidiane. Vedo tanti film, mi appassiono a molte cose. E’ come se immagazzinassi tante informazioni e le mischiassi nella mia testa con la fantasia, per poi metterle nero su bianco.

Io parto da un grande principio guida: scrivo per me stessa. Scrivo ciò che io da lettrice vorrei trovare in un romanzo. Non scrivo per compiacere il lettore o perché va di moda quel genere o quel tipo di narrazione.

Quando scrivo, digito parole, che per me hanno un senso e quindi mi devono emozionare, catturare.

Ad esempio Prendimi se mi vuoi, ho iniziato a scriverlo anni fa. E’ stata una stesura molto lunga. Sono entrata nella mente dei miei personaggi mi sono detta cosa farebbe Charlotte…

Quanto potrebbe essere cattivo Hunter? Fino a dove si spingerebbe?

Studio con attenzione il testo, lo leggo molte volte, lo lascio riposare come si fa con la pasta per la pizza, e, a mente fresca, quando l’ho quasi dimenticato, lo rileggo, faccio tante note ai margini dei fogli e aggiungo scene, azioni, situazioni, dialoghi ecc…

Solo quando la storia ha quell’armonia che sento nella mia testa, il romanzo è pronto.

Può accadere anche che lo sia prima che finisca la storia.

E poi, faccio tantissimi tagli.

Cancello moltissimo. Non mi risparmio in nulla. Io sono per il ritmo incalzante, la velocità del testo. Voglio che il lettore sia affamato del romanzo e non lo lasci neanche per andar in bagno.

Una cosa ci tengo a dire su Prendimi se mi vuoi.

E’ un romanzo di totale fantasia e tale voglio che venga considerato.

Non c’è ispirazione a fatti reali né ad altro. È ed esclusivamente fantasia.

10) L’epilogo l’ho interpretato in due possibili modi: lasciato all’immaginazione dei lettori o con un sequel, se non in cantiere, quanto meno pensato. Quale delle due ipotesi è corretta?

Questa è una domanda che mi hanno posto anche per una precedente pubblicazione. Un autore sa sempre come finirà il proprio libro. Io non sono una di quelle autrici che continua le storie solo perché il lettore vuole leggere dei fratelli, dei figli, dei cugini ecc… Mai l’ho fatto e mai lo farò. Come ti ho detto nella risposta di prima, amo leggere cose nuove e le storie ripetitive con mille seguiti mi annoiano a morte. E io scrivo prima di tutto per me stessa, perché se una storia non mi cattura, non emoziona me che sono l’autrice perché dovrebbe interessare a un lettore?! Come potrei catturare il suo interesse se prima non catturo il mio?

Quando ho scritto la prima riga di Prendimi se mi vuoi sapevo già come avrei strutturato il romanzo, ovviamente. E sapevo anche che per come avevo costruito la storia molte cose dovevano essere spiegate e incastrate nei loro tasselli.

Non nego che mi sono lasciata la porta aperta sul secondo volume. Ma in fondo quale autore non lo fa?

Diciamo che non è voluta l’intenzione di lasciare spazio alla fantasia del lettore sul seguito. Ma non sei la prima persona che ha immaginato seguiti alternativi. Alcune lettrici mi hanno molto stupito per come vedono il probabile continuo della storia.

Ma, ci tengo  a ribadire, che questa parte della vita di Charlotte termina con questo romanzo. Quello che accadrà nel secondo volume sarà ancora più sconvolgente e non è ancora stato immaginato da nessuna. Non parlo di scene forti, di quelle credo ne abbiate avuto abbastanza, ma accadranno cose che vi lasceranno a bocca aperta. Spero, di riuscire nell’impresa… di catturare ancora una volta l’attenzione del lettore. Perché per perderla basta un attimo.

Ma questo vale per tutti i romanzi.

Siamo giunte al termine di questa intervista, sono lieta di averti potuto porre le mie domande, devo essere sincera: hai suscitato in me la curiosità di leggere gli altri romanzi da te scritti e pubblicati, seppur, ritengo, di genere diverso! A presto!

Grazie mille a te.

Che dirti? A questo punto spero di sconvolgerti ancora, in modo positivo, però, questa volta.

Prendimi se mi vuoi

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