0

Sogni di carta: intervista ad Antonella Salottolo

Abbiamo intervistato Antonella Salottolo, autrice di Il fuoco, il vento e l'immaginazione. Ecco le sue risposte!

antonella salottolo

Ciao iCrewer! Come va? Forse ti ricorderai che verso l’inizio dell’anno avevo recensito il libro Il fuoco, il vento e l’immaginazione di Antonella Salottolo, pubblicato da Kubera edizioni. Sono contenta di dirti che l’autrice ha accettato di soddisfare la nostra curiosità!

Antonella Salottolo risponde

Innanzitutto, buongiorno Antonella. Da dove ha preso lo spunto per scrivere questa storia? Come le è venuta un’idea così particolare?

Piacere Cristina, per prima cosa voglio ringraziare tutti voi di iCrewPlay per il tempo dedicato a me e al mio romanzo.

il fuoco, il vento e l'immaginazione, Antonella SalottoloEssere letti e avere commenti e feedback sul proprio lavoro per un’esordiente è fondamentale, una fonte di spunti preziosissima per migliorare.

Ne Il fuoco, il vento e l’immaginazione sono confluite una serie di idee su cui da tempo riflettevo e lavoravo. La mia gravidanza a rischio e il riposo forzato mi ha dato l’opportunità e il tempo per metterle su carta. Da un po’ volevo farlo e così ho trovato il modo di coltivare una mia passione e tenermi distratta da pensieri negativi.

La realtà, ciò che mi circonda e accade, il cinema, la televisione, i social e i libri sono la mia fonte inesauribile di spunti. Cerco sempre di partire dal mio vissuto e da ciò che mi ha colpito per poi dar voce alla mia fantasia e immaginazione.

La voce narrante ha il suo stesso nome, Antonella. Ci sono altre somiglianze nel racconto, qualche altro strascico biografico, oltre all’omonima? Magari il particolare del focarazzo?

Il fuoco, il vento e l’immaginazione è molto autobiografico, leggendo si può scoprire tantissimo su di me e sui miei interessi. Per esempio sono stata nella maggior parte dei luoghi citati e ho gustato tutti i piatti di cui ho scritto. Nei capitoli dedicati al focarazzo effettivamente parlo, in modo romanzato, della mia famiglia, come del resto anche in tutti i riferimenti ai genitori di Antonella. Come Antonella ho studiato filosofia, come lei sono molto curiosa e mi guardo sempre molto intorno. La leggenda di Fungus Rock, invece, parte da una idea nata da me e mio padre durante una vacanza a Malta.

Come mai ha optato per una struttura a scatole cinesi, per il romanzo? É stata una scelta ponderata? Oppure la storia è fluita da sola?

Direi entrambe le cose. Fin dall’inizio avevo pensato a una struttura che comprendeva una storia dentro l’altra, ma devo dire che man mano il progetto iniziale si è ampliato e sono nati nuovi capitoli e nuove storie. Man mano che si sono presentate a me le vicende e i personaggi mi hanno mostrato nuove strade e sfaccettature a cui in una prima fase non avevo pensato. I personaggi mi hanno, si può dire, mostrato parte della storia.

Non ha mai avuto l’impressione di perdersi lei stessa tra i vari livelli di narrazione?

Effettivamente la storia è molto articolata e probabilmente come lavoro d’esordio sarebbe stato meglio scegliere qualcosa di più lineare. Io ho cercato nelle varie fasi di lettura e revisione di far “quadrare” tutto ed eliminare qualsiasi incongruenza, ma devo ancora imparare molte delle lezioni del vero scrittore.

Per esempio mi è ancora molto difficile tagliare. Eliminare delle storie e degli aneddoti per semplificare la storia per il lettore per me è stato impossibile. Mi ero troppo affezionata a tutti i personaggi, luoghi e storie nate in questa avventura. Spero vivamente che i lettori riescano a seguire il filo conduttore e che si affezionino a questo romanzo almeno un pochino.

Nel racconto vengono citati vari libri, alcuni di fiabe e leggende, altri di viaggi. Sono frutto della sua immaginazione? Ha preso qualche spunto?

Nella vita di Tolkien e nelle sue opere, naturalmente, ho trovato lo spunto per La storia del professore che inventò nuovi mondi. Per quanto riguarda, invece le leggende legate alla gastronomia beh quelle fanno parte del patrimonio di quei luoghi. La leggenda di Fungus rock, la storia di Clara e di Lorenzo e Matteo sono inventate. Anche in questo caso la risposta non è univoca, ma realtà e immaginazione si sono fuse.

il fuoco, il vento e l'immaginazione, Antonella Salottolo
Antonella Salottolo

Potrebbe parlarmi un po’ di Lorenzo e Matteo? Mi è sembrato che fossero loro, alla fine, i veri protagonisti della vicenda, e mi piacerebbe conoscerli un po’ meglio.

È così, la storia principale è la loro. Sono entrambi molto intelligenti, sensibili ed empatici. Sono stati costretti ad adattarsi. Le loro vite hanno preso una piega inattesa e da quel momento hanno cambiato direzione. Le loro vite hanno preso strade diverse, opposte. Ciò che li lega è il passato e la scrittura. Sono, infatti, entrambi giornalisti ed entrambi leggono molto. Del resto in famiglia tutti scrivevano. L’altro aspetto da sottolineare è la consapevolezza di entrambi di poter contare sull’altro. Nonostante le loro diversità i due, infatti, sanno che insieme sono più forti e possono affrontare qualunque cosa.

Anche il personaggio di Clara è molto particolare. Per crearla si è rifatta a qualche vicenda reale?

No, la sua storia è frutto di fantasia. La filosofia per bambini e i vari approcci e scuole di pensiero, però, sono tra i miei interessi e ho riportato alcune delle teorie più diffuse, naturalmente romanzandole e prendendo quanto poteva essere utile e funzionale al personaggio di Clara.

C’è stato un particolare, nel romanzo, che mi ha molto colpito e, a tratti, divertito. Non suono riuscita, quindi, a trattenermi dal saziare la mia curiosità. Perciò, ho chiesto direttamente alla fonte, ad Antonella Salottolo!

Anche lei passa lunghe ore in treno? Se, come la protagonista, si diverte a osservare i suoi compagni di viaggio improvvisati, le andrebbe di raccontarci l’incontro più insolito?

Per vari anni ho fatto viaggi in treno di frequente per raggiungere il mio fidanzato, attuale marito, che si era trasferito per lavoro e sì, uno dei miei passatempi preferiti era quello di fantasticare sui miei compagni di viaggio. Devo confessare che lo faccio anche quando mi trovo in metropolitana, dal parrucchiere o in una sala d’attesa. Se non ho un libro da leggere con me, osservo ciò che mi circonda, perdendomi nei miei pensieri.

Ricordo, per esempio, di aver passato una buona mezz’ora a chiedermi dove stesse andando un signore che era seduto nel mio scompartimento su un treno che portava da Napoli a Roma.

Partiamo dalle scarpe: aveva dei mocassini di tela blu, scoloriti. Il sinistro era più consumato del suo compagno ed era quasi bucato. Indossava, poi, un pantaloncino di jeans azzurro a vita alta, un cappotto di panno blu doppio petto, una pipa di legno con la parte finale a forma di sirena (sembrava quasi una polena), un paio di occhiali arancioni da lettura e un cappello di tela leggera, una coppola, gialla. Tra le mani aveva uno smartphone con una cover verde pisello con il disegno a colori di Pippo intento a mostrare il suo pollicione e ad ammiccare.

Sono stata a fissarlo per un bel po’, non riuscivo proprio a immaginare dove potesse andare. Aveva una lunga barba argentata, sembrava la versione cheap del Capitano Findus con una ventiquattrore morbida in pelle nera. Ad un certo punto il cellulare suonò e per rispondere “Il Capitano Cheap” fece scivolare un fumetto, un Topolino che aveva sotto il braccio, un dettaglio che all’inizio non avevo notato.

Finalmente il mistero venne svelato: “Preside, ha ragione, l’avevo proprio dimenticato, ero a pesca, arriverò il prima possibile. I miei voti, però, sono tutti caricati sul registro elettronico, non ho niente da segnalare. Sono tutti dei somari, al classico si sa la matematica non si studia. Mi scusi ancora, mi sto precipitando lì, mi perdonerà per l’abbigliamento, non ho le pinne ma poco ci manca. Di solito sono sempre in camicia e giacca, oggi mi vedrà in una veste insolita”.

Non so se è davvero è stato l’incontro più particolare che mi è capitato, ma l’idea di un professore che aveva dimenticato la riunione a scuola e che si presenta poi nel consiglio dei docenti in bermuda mi ha fatto sorridere per un bel po’. Ho immaginato tutte le reazioni dei colleghi. Con questo non voglio criticare assolutamente la categoria, ne faccio parte, e non solo io, ma anche mia mamma, mia nonna e molti dei miei parenti.

Quindi, caro iCrewer, se ti andasse di leggere il romanzo di Antonella Salottolo, Il fuoco, il vento e l’immaginazione, ora potresti farlo con un punto di vista più ampio, completo. Per non parlare del fatto che potrebbe essere l’avvio per un nuovo hobby: prestare attenzione a chi ci circonda e raccogliere i particolari che più ci colpiscono.

Poi chissà, magari nel prossimo lavoro dell’autrice comparirà anche un professore in bermuda amante della pesca!

Interessante, non trovi? Conoscevi già Antonella Salottolo? Hai letto il suo romanzo?

Lascia un commento!

avatar
  Subscribe  
Notificami
Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su telegram
Condividi su whatsapp
Interessante, non trovi? Conoscevi già Antonella Salottolo? Hai letto il suo romanzo?
0