Elena mazzanti-trilly-libertà

D’ora in poi troverò la mia vera identità
e vivrò, sì, vivrò per sempre in libertà!
Se è qui il posto mio, io lo scoprirò!

Frozen

 

Elena Mazzanti e Tutto quello che fai per me 

Cari iCrewers in questi giorni ho avuto il piacere di leggere Tutto Quello che fai per me, romanzo della giovanissima scrittrice Elena Mazzanti. E visto che il romanzo mi ha molto affascinata ho pensato di presentarvela.

Cara Elena cosa hai scritto nella tua vita?

Il primo racconto che ho scritto, l’ho scritto per un concorso che ha vinto il primo premio quando avevo 17 anni. Successivamente è stato pubblicato in una raccolta dalla casa editrice Ibiskos di Empoli.

Ho collaborato con giornali e siti web italiani e spagnoli sporadicamente.

A breve uscirà un libro tradotto in inglese da me in ebook, Perseo Agostini, un atto di generosa umanità di Silvia Agostini, Carmignani Editrice, e dallo spagnolo all’italiano Metodo vive di Paolo Akasico.

Tutto quello che fai per me è il mio primo romanzo.

Posso chiederti come mai è il tuo unico romanzo visto il tuo talento?

Negli anni ho iniziato e archiviato tanti romanzi che, però, al momento in cui li riprendevo in mano non li reputavo più all’altezza. Crescendo si matura e quello che scrivevo mi sembrava sempre acerbo. Tutto quello che fai per me, invece, nonostante abbia impiegato anni per concluderlo, ogni volta che lo rileggevo non mi deludeva mai.

Com’è vivere in Spagna? 

Ho scelto di laurearmi in lingue perché volevo andarmene dall’Italia, vedere altre realtà e conoscere mentalità diverse, ma soprattutto volevo dimostrare di farcela da sola in un paese straniero. Ce l’ho fatta, ho trovato un buon lavoro e tante persone che credevano fermamente nelle mie capacità e mi hanno spronato a fare sempre meglio.
Sono tornata perché nella mia testa è subentrato il pensiero opposto: adesso che ce l’ho fatta all’estero, voglio dimostrare che ce la posso fare anche nel mio paese, solo che qui è un pò più difficile.

 

Come ti sei sentita quando hai vinto il tuo premio nel 2006?
Nel 2006 ho vinto il concorso Il libro della mia vita affiliato al premio Pozzale Luigi Russo, in cui dovevamo parlare di un libro che ci aveva particolarmente colpito. Io scelsi Kamo di Daniel Pennac e quella è stata la prima volta in cui mi sono immedesimata in un ragazzo per scrivere.
Avevo 17 anni, la professoressa di italiano raccomandò di partecipare al concorso a due ragazze che erano tra le sue pupille: tornai a casa e scrissi il racconto di getto continuando a ripetere a me stessa che avrei vinto il primo premio per dimostrare a quella professoressa che non aveva ancora capito di che pasta ero fatta. Quando sul giornale uscì l’articolo con la mia foto che diceva che il primo premio era stato vinto da Elena Mazzanti, non mi fece nemmeno un complimento.

Ti ringrazio per avermi concesso questo tuo pezzetto di vita.

Nel tuo romanzo, anche se non con relazioni tra i protagonisti, hai trattato il tema dell’omosessualità: cosa ne pensi realmente? 

Il tema dell’omosessualità, come tante altre cose nel libro, è saltato fuori perché lo trovavo
interessante ed anticonformista, non volevo in realtà giudicare o dare opinioni e non lo voglio fare nemmeno adesso.
Penso che ci innamoriamo delle persone, a prescindere dal loro sesso, dalla loro nazionalità o del loro status sociale, semplicemente ci innamoriamo: sono gli schemi imposti dalla società che ci fanno pensare che ci siano delle regole da seguire nelle nostre vite. In realtà non ce ne sono e l’amore arriva nelle forme più assurde, quando meno te lo aspetti; il mio racconto su Io me lo leggo 2 parla proprio di questo.

Allison è il mio personaggio preferito, coerente con se stessa fino alla fine, io l’ho immaginata come un piccolo spiritello della libertà, una Trilli che insegna al suo Peter Pan a volare. Per te cos’è la libertà?

​Mi piace molto la tua descrizione di questo personaggio, rende davvero l’idea!
Ognuno di noi è libero di fare ciò che vuole della sua vita, basta che sia felice. Le scelte degli altri a volte ci sembrano discutibili, tendiamo a commentare: ‘io non l’avrei mai fatto’. Ho imparato a non giudicare più le scelte di nessuno, perché io stessa faccio ogni giorno scelte discutibili, ma è la mia vita e nel rispetto degli altri posso farne ciò che desidero. Credo che tutti noi dovremmo seguire la strada che ci rende felici, perché sicuramente se ci fa stare bene è quella giusta, quello che pensano gli altri è irrilevante.
Al polo opposto di Allison abbiamo il protagonista di Tutto quello che fai per me, Carter Smith. Questo protagonista incarna la depressione del giovane moderno anche se un pò portata al suo vertice: Carter Smith ha tutto, tutto quello che un giovane venticinquenne potrebbe desiderare. Ha soldi, fama, una casa lussuosissima in centro a New York, potrebbe avere tutte le donne che desidera, eppure è depresso.

Cosa ne pensi di quello che è stato definito dai sociologi il male di vivere dei giovani del XXI secolo?

Quando ho scritto questo libro non pensavo che si sarebbe sentito tanto questo tema; in effetti è una cosa abbastanza comune e tutti ci si rivedono un pò, persino io. Tutti passiamo dei momenti bui, ma dobbiamo sforzarci di affrontare ogni problema a testa alta e senza dare sempre tutto per perduto. L’importante è non chiudersi mai in se stessi, c’è un mondo fuori di noi che ci aspetta e ha tanto da darci. Basta darsi una svegliata, imparare ad essere autocritici, prendere coscienza dei nostri problemi e risolverli.

Ci lasci un estratto del tuo racconto Quel Bastardo di Cupido che rientra nella raccolta di racconti Io me lo leggo 2?

Non è necessario fare cose eclatanti per cambiare le nostre vite, bastano piccoli passi che ci rendono poco alla volta un po’ più felici. […] Ho rivisto amici con cui non parlavo da anni scoprendo che non era cambiato niente e me ne sono fatti di nuovi. Ci sono stati anche quelli che non hanno capito le mie scelte, ma ormai ho capito che nella vita non importa portarsi dietro tutti: c’è gente che va e c’è gente che resta.

Ai giovani lettori che ci seguono consigli di partire o di restare nella nostra ‘vecchia’ penisola?

Non siamo tutti fatti per fare le stesse esperienze, ognuno deve fare ciò che si sente.
Io credo che all’estero ci siano più possibilità: in altri paesi c’è ancora la meritocrazia, se sei bravo e hai delle buone conoscenze e competenze ti vengono riconosciute, in Italia non c’è questa opzione, o perlomeno molto poco. Il problema è la mentalità delle persone, siamo succubi dei nostri governanti e ancora non riusciamo a pensare come un organismo collettivo, ma singolarmente e non ci uniamo mai per la giustizia e per il bene comune.
Cari iCrewers, sono contenta di avervi presentato una scrittrice che stimo molto, le auguro un grosso in bocca al lupo. Alla prossima intervista, e come dico sempre:

IN ALTO I NOSTRI CUORI! 

[amazon_link asins=’B075KTX31T,8893830361′ template=’ProductCarousel’ store=’game0ec3-21′ marketplace=’IT’ link_id=’2e32496f-a15c-11e7-b2cf-81a76dd7adf5′]

Lascia un commento!

avatar
  Subscribe  
Notificami