Libri dalla Storia

Libri dalla Storia: la siccità fa riscoprire antichi reperti archeologici

La siccità non ha creato solo enormi danni, ma ha anche riportato alla luce antichi reperti archeologici

La siccità che da mesi affligge l’Italia ha causato, e sta causando, ingenti danni in molti settori, dall’agricoltura all’allevamento; per non parlare del caldo torrido che sta arroventando varie regioni. Un lato positivo di tutta questa faccenda? La mancanza d’acqua ha riportato alla luce antichi reperti archeologici.

A pensarci bene, moltissimi sono i tesori nascosti dall’acqua, sia essa marina o fluviale, che giacciono celati agli occhi bramosi degli storici. Basti pensare a tutti i galeoni pirati, le navi da guerra e mercantili che sono state riportate alla luce – in alcuni casi con il loro carico – nel corso degli anni.

Ora, nei tratti in secca dei letti dei fiumi, sono tornati a vedere la luce del sole antichi reperti, di cui sopravvivevano solamente storie e racconti.

Quali reperti archeologici sono stati ritrovati sui letti dei fiumi in secca?

Per la maggior parte, si tratta di antichi mezzi di trasporto, principalmente navi, affondati tra i flussi durante il secolo scorso. Tuttavia, prima di descriverti nel dettaglio i ritrovamenti di questo tipo, mi soffermerei su quelli di un genere diverso.

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Rersti dell’insediamento di palafitte riemerse dall’Oglio

In particolare, tra le province di Mantova e Cremona, in due paesi chiamati Canneto e Calvatone, il letto del fiume ha conservato per più di tremila anni i resti della presenza umana. La mancanza d’acqua dell’Oglio – il fiume – ha infatti portato alla luce i resti un insediamento umano, nello specifico di palafitte, risalenti all’Età del Bronzo. Grazie ai frammenti di vasi e terrecotte che si sono sedimentati nelle vicinanze dei resti, gli archeologi sono stati in grado di datare i ritrovamenti come risalenti al 1800-1600 avanti Cristo.

Storicamente più recente – si fa per dire – è invece il tesoro riemerso a Roma, in prossimità del ponte Vittorio. Lungo quel tratto del Tevere è infatti tornato alla luce un antico ponte romano, o quanto meno ciò che ne rimane: il ponte Trionfale, chiamato anche Neroniano, dal nome dell’imperatore che ne ordinò la costruzione. Ciò ne colloca quindi la creazione tra il 54 e il 68 d. C., negli anni di regno di Nerone.

In provincia di Verona, a Bonavigo, il fiume Adige aveva tenuto nascosto qualcosa di molto importante. A causa della secca (mi farebbe troppo strano scrivere “grazie alla secca”) è stato scoperto il muro di un castello medievale. Si tratta di una costruzione eretta durante il governo veronese della famiglia degli Scaligeri, tra il 1262 e il 1387. Sebbene gli storici fossero a conoscenza dell’esistenza di tale edificio, si pensava che potesse trovarsi in una posizione diversa, nelle vicinanze del paese attuale.

Per tornare ai mezzi di trasporto di cui ti parlavo prima, inizierei con quello sicuramente meno più inaspettato, tenendo presente che stiamo parlando di letti di fiumi. Nel paese lombardo di Sermide la siccità ha fatto tornare in superficie un veicolo militare nazista semicingolato, che gli abitanti più anziani ricordavano di aver usato come trampolino per tuffarsi nel fiume, negli anni successivi alla Seconda guerra mondiale. Se ti chiedi come mai un mezzo di terra sia stato volontariamente portato nel fiume, il motivo è stato la mancanza di ponti, che ha spinto i soldati tedeschi in ritirata a escogitare un modo per guadare le acque. Inoltre, niente ponte significa niente superficie piana asciutta su cui far passare il veicolo.

Quel ponte, però, fino al 1944 esisteva, ed è sempre il fiume a darcene prova. Nelle stesse zone sono state ritrovate – sempre a causa del basso livello dell’acqua – delle chiatte – imbarcazioni adatte principalmente al trasporto di merci, e in determinati casi anche di persone, lungo corsi d’acqua poco profondi – che venivano allineate, in modo da creare un ponte che consentisse lo spostamento da una riva all’altra (una pratica simile è in uso anche a Venezia, soprattutto in alcuni punti del Canal Grande, attraversato da soli quattro ponti in muratura). Il ponte di chiatte fu distrutto dai soldati americani, per rallentare l’avanzata dei tedeschi.

Qualche consiglio di lettura sull’archeologia subacquea

Se le notizie di questi ritrovamenti di reperti archeologici hanno acceso in te il desiderio di conoscere qualcosa in più dell’affascinante disciplina che è l’archeologia subacquea, ho cercato per te qualche consiglio di lettura.

Una possibilità potrebbe essere Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico di Rita Auriemma; oppure Antium. Archeologia subacquea e Vitruvio nel porto di Nerone di Enrico Felici; o ancora Paesaggi marittimi. L’archeologia subacquea alla scoperta del patrimonio sommerso di Forma Urbis.

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Sei a conoscenza di altri reperti archeologici riemersi dal fondo di fiumi, laghi e mari?

Cristina Speggiorin
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