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Shakespeare and Company: l’iconica libreria nel cuore di Parigi

La libreria più famosa della capitale francese

Più che una libreria, è un simbolo: una meta ambita da ogni lettore che passa per Parigi. Sto ovviamente parlando di Shakespeare and Company, un negozio che ha fatto la Storia. Tra le sue pareti si sono infatti ritrovati numerosi scrittori del primo Novecento, soprattutto americani, che hanno reso questa libreria uno dei centri culturali più importanti della società letteraria parigina ed è ancora oggi meta di pellegrinaggi di artisti da tutto il mondo ma anche di appassionati di letteratura, che subiscono il fascino di questo luogo d’altri tempi. Prima però di scoprire com’è Shakespeare and Company adesso, ripercorriamo insieme le tappe della sua storia.

 

Dall’inaugurazione alla Seconda Guerra Mondiale

Shakespeare and Company fu aperto nel 1919 dall’americana Sylvia Beach (1887-1962) al civico 8 di rue Dupuytren e successivamente trasferito al 12 di rue de l’Odéon nel 1921, dove rimase fino alla sua chiusura nel 1941 a causa dell’occupazione nazista.

Specializzato in testi in lingua inglese che vendeva o che prestava ai suoi clienti, la libreria divenne presto il punto di aggregazione della cosiddetta Generazione perduta, ovvero la gioventù che andò a combattere al fronte appena maggiorenne durante la Prima Guerra Mondiale, ed esprime il profondo disagio dei ragazzi sopravvissuti tramite il loro stile di vita frivolo e portato agli eccessi, che aveva lo scopo di alleviare gli orrori a cui avevano assistito. L’espressione fu coniata dalla scrittrice americana Gertrude Stein (1874-1946) e divenne famosa grazie ad Ernest Hemingway (1899-1961), che la utilizzò come epigrafe del suo romanzo Fiesta o Il sole sorgerà ancora e successivamente ripresa nella raccolta di memorie Festa mobile.

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Tra i rappresentati americani di questo movimento che si trovavano abitualmente alla libreria Shakespeare and Co., oltre ad Hemingway e alla Stein, ricordo Francis Scott Fitzgerald, Ezra PoundT.S. Eliot, il musicista George Antheil e il pittore Man Ray.

 

 

Ernest Heminway, Sylvia Beach e altre due clienti davanti a Shakespeare and Company, 1928

 

 

Il successo della libreria non fu solo merito dei suoi avventori, ma anche della sua proprietaria! Sylvia Beach non si occupava solo della gestione del negozio, ma era una vera e propria mecenate, che ospitava gli aspiranti scrittori e li aiutava a pubblicare i loro scritti. Si occupò anche di pubblicare testi proibiti dal Regno Unito e dagli Stati Uniti, ad esempio L’amante di Lady Chatterly di D.H. Lawrence o l’Ulisse di James Joyce, il quale frequentava regolarmente la libreria.

La Beach fu costretta a chiudere l’attività nel 1941 con l’occupazione nazista della città, dopo che ella si rifiutò di vendere una copia dei Finnegans Wake di Joyce ad un ufficiale nazista. Di lì a poco fu infatti incarcerata nel campo di concentramento di Vittel, nel nord della Francia, dove restò per sei mesi. Anche se la Beach riuscì a portare in salvo i libri, nascondendoli nell’appartamento al piano di sopra la libreria, non aprì più Shakespeare and Company.

                                        Sylvia Beach e James Joyce, 1922

Nel 1956 la Beach scrisse un memoriale, intitolato Shakespeare and Company, in cui racconta gli anni trascorsi dietro il bancone della sua libreria, i personaggi che hanno messo piede nel suo negozio e vari aneddoti sulla Parigi degli anni ’20, che certamente faranno assaporare al lettore l’atmosfera del periodo, facendolo viaggiare indietro nel tempo. In Italia, il testo è stato pubblicato nel settembre 2018 dalla casa editrice Neri Pozza.

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Lo Shakespeare and Co. di George Whitman

Nel 1951 si affacciò sul 37 di rue de la Bûcherie, a pochi passi dalla cattedrale Notre Dame de Paris, una nuova libreria gestita da un americano e anch’essa specializzata in libri in lingua inglese: Le Mistral di George Whitman. Chiaramente ispirata a Shakespeare and Company, Whitman ricreò il fervente clima culturale di cui si circondava la famosa libreria della Beach, organizzando letture e ospitando gli scrittori erranti che passavano nella capitale. Tra le sue pareti soggiornarono Allen Ginsberg, Anaïs Nin, Max Ernst, Bertolt Brecht, Lawrence Durrell, Henry Miller e tanti altri.

La somiglianza della libreria di Whitman con ciò che era stato Shakespeare and Co. negli anni ’20 e ’30 era così tangibile, che Sylvia Beach permise al proprietario di utilizzare il nome della sua attività. Nel 1964 il cambio del nome fu ufficiale: Le Mistral cessò di esistere e al suo posto ritornò Shakespeare and Company, dopo la scomparsa della sua fondatrice.

Oggi

Shakespeare and Co. è gestita oggi dalla figlia di Whitman, Sylvia Beach Whitman (battezzata così in onore della libraia) e da suo marito. Se si entra nel locale, si può ancora respirare un’atmosfera d’altri tempi, grazie ai suoi scaffali colmi di libri e all’arredamento vintage. La filosofia di questo posto è ancora quella che vigeva nel 1951, quando aprì: un cartello appeso al muro dice infatti «Non siate inospitali con gli sconosciuti, poiché potrebbero essere angeli sotto mentite spoglie».

Per questo motivo, Sylvia Whitman accoglie ancora giovani scrittori da tutto il mondo e fa rispettare una delle tradizione preferite dal padre. Tutti gli ospiti dello Shakespeare and Co., o tumbleweed (rotolacampo) come vengono simpaticamente chiamati, devono infatti scrivere la propria autobiografia con una delle macchine da scrivere presenti in libreria prima di andarsene, perchè ognuno di loro ha qualcosa da raccontare. In questo modo, lasciano una traccia del loro passaggio, che potrebbe rivelarsi un portafortuna, dato che molti degli avventori hanno avuto brillanti carriere come narratori, poeti e persino professori!

La sua intrigante storia e il suo aspetto retrò hanno di certo reso Shakespeare and Company una delle librerie più frequentate e iconiche del mondo, tanto che anche il cinema ne ha subito il fascino, di cui ha già parlato la nostra Maura in un precedente articolo, qui su iCrewplay Libri.

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