Un piccolo buio Book Cover Un piccolo buio
Massimo Coppola
Bompiani
6 marzo 2019
Cartaceo ed ebook
272

Milano, 1936. A girare il filmato della cerimonia di inaugurazione di Palazzo Vittoria è un giovane regista, che si lascia presto distrarre da una ragazza bella e irrequieta con la quale esplora gli appartamenti ancora vergini e scopre una macchia di sangue sul mosaico vicino agli ascensori. La struttura di questo romanzo è semplice: quella del 1936 è solo la prima immagine, il primo movimento della vita a Palazzo Vittoria. Una volta ogni decennio, dal boom economico all'eroina, dagli anni Zero a un futuro vicino, il narratore posa il suo sguardo su quelle stanze dove nuovi protagonisti intrecciano i loro percorsi. Michele, Leda, Carlo, Chiara, Luca, Marco, Vittoria: li vediamo giovani, poi maturi e infine anziani, nascono figli che somigliano a loro da ragazzi, si intrecciano e si disfano cent'anni di vite immaginarie. Comincia un gioco di ricordi, di specchi e proiezioni che fa di Palazzo Vittoria - luogo più che mai reale - uno scenario onirico e rivelatore. 

Un romanzo d’esordio in cui il mondo del cinema entra prepotentemente, e non solo nella trama.

Elemento fondamentale di Un piccolo buio, di Massimo Coppola, edito Bompiani, è Palazzo Vittoria, a Milano.

Palazzo Vittoria nel 1936. Palazzo Vittoria nel 2036. In mezzo, cent’anni di vicissitudini pubbliche e private, legate in qualche modo a questo elegante edificio costruito nel periodo fascista, sopravvissuto ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e ancora saldo nelle sue mura, in un futuro non troppo lontano da noi lettori.

Lo schema narrativo

Il racconto del narratore viene intervallato da quelli dei protagonisti. Un intreccio di voci e punti di vista che nei primi capitoli – ammetto – mi ha creato qualche difficoltà nella lettura: perdevo il segno e dovevo tornare qualche pagina indietro o proseguire qualche pagina avanti senza capire bene cosa stesse succedendo. Passato lo smarrimento iniziale però, ho trovato geniale questo modo di raccontare la storia. Sarà per mia formazione e professione ma ho ritrovato in questo schema narrativo la struttura di un copione cinematografico. E ne sono rimasta entusiasta. Non voglio esser fraintesa. Ovviamente non ci sono quelle frasi tipiche della sceneggiatura (vi dice nulla: Esterno-Giorno etc…), ma è come se Massimo Coppola avesse prima abbozzato uno story-board e poi avesse scritto il romanzo. Ne posso distinguere i frame e vedere le scene descritte come fossero immagini oltre le parole. Da un certo punto in poi, il libro mi ha trascinato con forza fino alla fine. Una fine che però mi ha lasciata con qualche mistero non risolto.

I protagonisti

Michele, Vera, Leda, Carlo, Chiara, Luca, Marco, Dario, Alessandro, Vittoria. Alcuni si narrano in prima persona, altri li si scopre per assenze. Sono tutti concatenati in qualche modo e nell’arco del libro li si vede crescere, prendere decisioni sbagliate, pentirsene, tornare sui propri passi o semplicemente andare avanti. Alcuni li si vede anche invecchiare e andarsene per sempre. Ho amato in modo particolare Leda, per la sua solitudine e ossessione. E Vittoria.

La copertina

Ho trovato la cover bellissima ancor prima di iniziare a leggere il libro. Questa diagonale che tiene la figura femminile nella luce, con soltanto i piedi nel buio mi ha incuriosita subito, appena preso in mano. Riguardandola a posteriori, il colore delicato del titolo mi ricorda un particolare di Palazzo Vittoria. Un dettaglio non previsto dai suoi costruttori ma semplicemente successo. Un incidente che ha lasciato un segno sul pavimento, proprio di quel colore.

L’autore

Massimo Coppola, classe ’72, vive e lavora a Milano. Dopo la laurea in Filosofia, si dedica al cinema e alla televisione come regista, autore e condu lottore. Tra le altre cose è stato anche uno dei fondatori della casa editrice ISBN Edizioni e direttore di Rolling Stone Italia. Questo è il suo romanzo d’esordio.

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