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Recensione: Tu non ci credere mai di Alessandro Marchi

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Leggi la sinossi

“Ho pensato che vorrei un pezzetto di terra, abbastanza grande da mangiarci bene… qualche albero da frutto… le galline, i conigli, un bue per arare… un boschetto dove camminare… e almeno tre figli. E vorrei che a darmi quei figli fossi tu”.

Tutti desideriamo una vita felice, e ognuno ha la sua idea di felicità.

La storia che viene raccontata in questo libro, è una storia vera, un pò romanzata, del nonno dell’autore.

Aldo Marchi, questo il nome del protagonista, vuole una vita semplice e felice immerso nelle sue montagne dove poter fare lunghe camminate perso nei suoi boschi.

Ma la vita ha per lui altri progetti, uno più doloroso dell’altro.

Dalla guerra in Abissinia, alla seconda guerra mondiale e ai rastrellamenti, alla morte della moglie Carolina e all’epilessia, che lo costringerà ad entrare in manicomio e gli farà perdere i suoi tre amati figli.

Lotterà per loro, per riaverli con sè e per poter realizzare il suo sogno, ma una volta che ti viene affibbiata un’etichetta è molto difficile che ti venga tolta. Il foglio con cui viene congedato e rimandato a casa dalla guerra in Abissinia, all’inizio può sembrare una manna caduta dal cielo, in realtà lo porterà alla rovina e all’internato, oltre a perdere la custodia dei figli.

Non amo particolarmente la storia moderna, ma questo libro ti fa toccare con mano e con il cuore quel periodo caratterrizato da violenza, stupidà e ignoranza. Ma anche dall’amore, dal bisogno di un contatto e di cose semplici.

Ci sono situazioni descritte così bene che se penso alle scene del rastrellamento sul Monte Sole ho ancora i brividi. Anche la parte del manicomio è come un macigno sullo stomaco.

Ho riconosciuto luoghi a me familiari parlando dell’appenino Tosco-Bolognese e mi hanno fatto tornare un pò bambina, la scena in cui lui ci mette due ore ad arrivare a Sasso per vedere su un atlante dove si trova la Libia, mi ha stupito e fatto riflettere, adesso noi non facciamo nemmeno due passi per andare al bar sotto casa per un caffè.

Sicuramente la parte da leggere più bella per me è stato quando Aldo ha conosciuto la futura moglie Carolina e gli incontri con lei.

“Se ti innamori davvero la prima volta non puoi più farlo una seconda volta”.

Mentre leggi riesci a sentire l’angoscia, la paura e la voglia di andare avanti di Aldo che non si dà per vinto anche quando tutti lo dichiarano malato per via dell’epilessia e per curarla lo interneranno nel manicomio di Bologna, il Roncati, dove useranno metodi terribili e molto dolorosi, non solo fisicamente, saranno ferite dell’anima, più profonde e difficili da guarire.

Tra i protagonisti che raccontano la storia c’è anche Marino, ultimogenito di Aldo nonchè padre di Alessandro. La sua però è la storia vista dal punto di un bambino, quindi in tutto il libro c’è questo alternanza di visioni, di immagini e flashback che raccontano la storia della famiglia Marchi.

Una vita difficile, amara spesso disseminata di episodi dolorosi e solo raramente di felicità.

Ho pianto durante questo libro e quattro stelle non gliele toglie nessuno, i personaggi sono scritti bene, Aldo in modo particolare. Una frase su tutte raccoglie in pochi righe la sua essenza:

“Il solo resistere è stata una vittororia. Ma adesso basta. Finalmente raggiungo la mia Carolina”.

Chi è l’autore? Alessandro Marchi nasce a Bologna nel 1979, dove si è laurea in Storia Contemporanea.
Per motivi di lavoro vive tra Bruxelles e Bologna.

Tu non ci credere mai non è la sua opera prima, infatti escordice nella narrativa con Parada Ópera (2009) e Fegato e Cuore (2012). Scrivere lo fa star bene, e questo basta e avanza.

Si è classificato primo nell’edizione 2018 del premio ‘Fai viaggiare la tua storia’ con Tu non ci credere mai, la storia romanzata della vita di Aldo Marchi, suo nonno, risultato di un lungo lavoro di scavo documentale e ricostruzione delle memorie familiari.

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