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Recensione: Rusty Dogs. Le vittime della pace di Alessio Adami

Rusty Dogs Le vittime della pace
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Caro iCrewer oggi ti parlo di un noir con spunti fantascientifici: Rusty Dogs Le vittime della pace, il secondo capitolo della saga scritta da Alessio Adami.

Premetto che non ho letto il primo volume: Rusty Dogs. Entrambi i capitoli sono autoconclusivi ma, forse, per comprendere appieno la storia, sarebbe meglio leggerli nell’ordine di uscita.

Il titolo mi ha incuriosito: si parla di “vittime della pace”, perché spesso ci si dimentica che quando una guerra finisce il peggio deve ancora venire; chi rimane deve fare i conti con ciò che resta di sé stesso e con i cambiamenti che sono avvenuti intorno a lui.

Ma questo è solo uno dei temi di questo romanzo che spazia tra più generi letterari: noir-hard boiled, rosa e fantascientifico. Il tema fantascientifico aleggia sullo sfondo nonostante sia proprio il motivo della guerra che i Rusty Dogs conducono per limitare l’impatto della tecnologia, imposta dagli alieni per ottenere DNA raffinato, sulla società. Il genere rosa alleggerisce i momenti di tensione del noir, che vede i protagonisti alternarsi nella narrazione con la propria storia.

Ma chi sono i Rusty Dogs?

Navarro, uno di loro, li descrive nel romanzo che si appresta a scrivere finita la guerra:

“Un gruppo di sovversivi nato negli anni ’70 e sopravvissuto a diverse situazioni estreme”.

Questo gruppo, molto eterogeneo, era l’unico ad aver compreso lo stato di schiavitù nel quale la società versava a causa di un sistema di intelligenza artificiale al servizio di un gruppo di alieni.

L’espediente per raccontare la storia mi è piaciuto molto: Navarro, uno dei protagonisti è uno scrittore e cerca un modo per raccontare la guerra che i Rusty Dogs hanno affrontato e, ovviamente, non è mai contento di ciò che scrive. Predilige una storia più realistica basata sullo stato d’animo dei protagonisti, sulle loro emozioni, le paure e il senso di colpa per le atrocità che hanno commesso in nome di un bene comune superiore. Per questo le descrizioni sono scarne e anche i personaggi sono descritti attraverso le loro azioni del passato, i ricordi, con incursioni nel presente, sempre utilizzando un linguaggio diretto e colorito.

Navarro e Pocheparole sono i protagonisti della storia. Il primo è apparentemente un uomo freddo e duro, ma in realtà il suo è il cuore ferito di un uomo che ha amato davvero.

Malgrado vi siano persone coinvolte nei tuoi ricordi, il valore che dai alle tue memorie è tuo e tuo soltanto. A quello devi dare importanza.”

Pocheparole è un vero duro, affronta il pericolo e rimane coinvolto in scontri violenti ed è lui ad andare fino in fondo ad una guerra che per lui è diventata uno stile di vita.

Non è stata una lettura semplice, probabilmente perché mi mancava la prima parte della storia. A volte sono dovuta ritornare indietro a rileggere perché non riuscivo a seguire bene i diversi passaggi, soprattutto quando passato e presente si mescolano nei racconti dei personaggi. Secondo me, inoltre, la scelta di ridurre al minimo le descrizioni ha compromesso un po’ la scorrevolezza della lettura.

Ho apprezzato, invece, la trama del romanzo: l’idea di una guerra contro un sistema artificiale alieno che controlla il genere umano, è molto interessante. Inoltre si tratta di un tema molto attuale: siamo ormai tutti controllati da una rete che conosce ogni cosa di noi e nonostante ciò non riusciamo più a farne a meno.

Anche il modo di raccontarlo, attraverso un personaggio che diventa a tratti la voce dello stesso autore, mi è piaciuto molto: attraverso le parole di Navarro Adami mostra le perplessità che può generare la scelta di raccontare una storia alla quale si è molto legati e in altri passaggi del romanzo si notano le sue “incursioni” con riflessioni sul senso della vita, che fanno riflettere.

“Pensi ne sia valsa la pena?….

…E’ la domanda che ci rende tutti insonni, e credo sia un tipo di domanda che metterebbe in difficoltà chiunque; anche chi ha dedicato la sua vita al lavoro, alla sua famiglia o a uno sport e all’improvviso si chiede se ha davvero buttato via il proprio tempo, oppure no…..

…Io sono dell’idea che delegare troppe responsabilità agli altri o agli eventi non ti lascia mai un buon sapore in bocca, alla fine della fiera.”

In conclusione consiglio la lettura di questo romanzo perché contiene argomenti interessanti, ma credo sia utile leggere anche il primo capitolo della saga per poterlo apprezzare appieno.

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