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Recensione: L’orologiaio di Filigree Street di Natasha Pulley

Fantasy, steam punk, storico: "L'orologiaio di Filigree Street" di Natasha Pulley è tutto questo, e molto altro ancora

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L’orologiaio di Filigree Street di Natasha Pulley – edito da Bombiani – è uno dei miei libri preferiti di sempre. È la lettura che consiglio a ogni nuovo amico lettore; è quell’universo in cui torno quando ho voglia di immergermi di nuovo in avventure che diventano più complesse e affascinanti a ogni rilettura.

Per questo, puoi immaginare la mia gioia, qualche tempo fa, quando ho scoperto la pubblicazione dell’ultimo volume della trilogia – due libri sulla coppia principale, L’orologiaio di Filigree Street e La memoria del samurai, e uno spin off, Le torri di vetro, anch’esso bellissimo e intrigante. Dopo aver concluso la forsennata lettura del terzo capitolo di Natasha Pulley (la recensione uscirà a breve), mi sono detta “Perchè non rileggere anche il primo? Dopotutto, il sonno è decisamente sopravvalutato”.

E quindi, eccoci qui, ad approcciare la recensione di un romanzo che è un po’ uno storico, un po’ un fantasy steampunk, un po’ un thriller. Insomma, secondo me un capolavoro.

La trama, in breve, altrimenti ci vorrebbero ore

natasha pulley l'orologiaio di filigree street bompianiTutto ha inizio con un orologio. L’orologio da taschino che Nathaniel – per gli amici Thaniel – ha trovato nella sua camera in affitto. Un orologio bellissimo e che… non si apre?

Tuttavia, il mistero rimane nella mente del giovane per poco tempo, soppiantato da altre questioni più impellenti: il lavoro, i telegrammi, la sorella, la minaccia da parte di gruppi estremisti irlandesi di far saltare in aria gli edifici amministrativi londinesi il 30 maggio 1884.

E sarà proprio quella la data in cui la vita di Thaniel cambierà per sempre, ma non nella direzione in che lui si aspetta. Dopotutto, chi mai potrebbe anche solo sognare di mettere piede in una bottega in cui un polpo meccanico regna sovrano, uccellini arruffano le piume di bronzo e un modellino di Londra si costruisce e si distrugge, in vetrina, mentre l’orologiaio è chino ad assemblare dio solo sa cosa?

La mia recensione de L’orologiaio di Filigree Street

La prima cosa che ho pensato, una volta concluso L’orologiaio di Filigree Street di Natasha Pulley – sia la prima, sia la seconda volta – è stata che anche io voglio un polpo meccanico che gira per casa e ruba i calzini (e ti dirò, sto attivamente pensando a come procacciarmi una sua versione meno steampunk).

Subito dopo è arrivata la consapevolezza di aver appena finito uno dei libri più belli che avessi mai letto. Coinvolgente, affascinante, intricato al punto giusto da diventare difficilmente prevedibile, il libro di Natasha Pulley è questo e molto altro ancora.

natasha pulley l'orologiaio di filigree street le torri di vetro la memoria del samurai bompianiCon uno stile scorrevole e descrizioni meravigliose, l’autrice è riuscita a far convivere la Londra di fine Ottocento, un accenno fantasy e tratti che virano dal mistero al thriller, pur rimanendo in una zona di equilibrio perfetto, che apre le porte a un mondo senza precedenti. Davvero, sono rimasta senza fiato. I brani in cui si parla del laboratorio, o più in generale della casa, di Keita Mori – l’orologiaio che vive in Filigree Street – mi hanno subito portato alla mente alcune scene de Il castello errante di Howl, uno dei mei film di animazione preferiti.

Per non parlare di Thaniel: penso che si tratti di uno dei personaggi principali che più mi sono piaciuti. L’ho trovato estremamente credibile, realistico. Un po’ impacciato, silenzioso e timido, ma con un’intelligenza spiccata, una vista sul mondo unica e meravigliosa, e un grandissimo senso del dovere. Eppure, appena si lascia andare, diventa anche ironico, e molto premuroso. Ho trovato i suoi scambi di battute con Mr. Mori davvero divertenti.

Non è altrettanto facile scrivere di Keita Mori. Me lo immagino mingherlino, con le mani sempre impegnate in qualcosa e lo sguardo sfuggente, un istante fisso sul suo interlocutore, e l’attimo dopo sfocato, come se scrutasse qualcosa che solo lui riesce a scorgere. Potrebbe passare come freddo, calcolatore, eppure, se si guardano i dettagli, se si sommano tutti i piccoli commenti, ci si rende conto che ha un cuore enorme. Che è pronto a tutto per la felicità di chi ama, anche a farsi lasciare indietro, a diventare un incontro singolare, durato solo un paio di mesi.

I salti temporali in cui Natasha Pulley ci guida, nella narrazione, a volte scombussolano un po’, ma danno anche la possibilità di capire il perchè di alcune azioni, e di come certe circostanze si siano create. Quando l’autrice ci offre la chiave del labirinto, quando ci fa fare un passo indietro, per osservare da distante ciò che pensavamo fossero solo pezzi messi a casaccio, mentre si trattava invece di un puzzle completo, lo stupore è grande.

La cover si merita tutti gli elogi possibili: accattivante, centrata con la storia e originale, visto che la sezione corrispondente al quadrante dell’orologio è assente, e il suddetto è stampato nella prima pagina del libro.

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Natasha Pulley

Insomma, se ancora non fossi stata abbastanza chiara, lasciamelo ripetere ancora una volta: L’orologiaio di Filigree Street di Natasha Pulley è un libro bellissimo, emozionante, avvincente e meravigliosamente intricato. Una storia in cui si mescolano accenni storici e fantasy, amore e senso del dovere. Una lettura che non mi stancherò mai di consigliare.

Natasha Pulley

Natasha Pulley si è laureata in Letteratura inglese a Oxford, per poi proseguire gli studi di Scrittura creativa all’University of East Anglia. Ha lavorato non solo come libraria, ma anche all’interno di una casa editrice.

L’orologiasio di Filigree Street è stato il suo romanzo d’esordio, nonché un successo internazionale, a cui hanno fatto seguito Le torri di vetro e La memoria del samurai, in Italia pubblicati tutti da Bompiani.

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L’orologiaio di Filigree Street di Natasha Pulley è uno dei miei libri preferiti di sempre (premio difficile da ottenere, considerando il marasma di volumi che ho letto), che ho consigliato a tutti i miei amici e che suggerisco a chiunque voglia approcciarsi al fantasy, ma passando per molti altri generi, prima di approdare ai draghi.

Se la mia recensione ha stuzzicato almeno un po’ la tua curiosità, allora, per favore, leggilo anche tu!

E tu hai letto la trilogia di Natasha Pulley? Come ti è sembrata?

Cristina Speggiorin
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