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Recensione “Ombre. Racconti ispirati ai dipinti di Edward Hopper”

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13 autori per un pittore

Edward Hopper e le ombre dell’anima.

In “Ombre”, Lawrence Block , celebre autore di gialli, ha chiesto a 13 mostri sacri della letteratura di scegliere un dipinto di Edward Hopper (N.Y. 1882-1967) e scriverci un racconto. Ad ogni racconto è anteposto il dipinto prescelto dall’autore.

E così, autori come Stephen King, Jeffrey Deaver e Michael Connely, si mettono in gioco per strappare vite dalla tela e portarle nella controversa società americana.

Attraverso 13 racconti di vario genere, dal noir al thriller, personaggi controversi e in perenne attesa di una svolta esistenziale, danno vita a storie struggenti e magiche.

Di Hopper si è detto che dipingeva silenzi, eppure mai un dipinto ha contenuto tanta narrativa.

“Hopper sa fermare sulla tela un momento sospeso nel tempo: un istante con un passato e un futuro che lo spettatore è chiamato a rintracciare” – Lowrence Block

Recensione

L’antologia è eterogenea per genere e stile, ma di sicuro preziosa.

Tra i racconti più belli di stampo noir, Stephen King con il suo “La stanza della musica” e Jeffrey Deaver con “L’incidente del 10 novembre” insieme a Michael Connelly con il suo “Nighthawks” e Joe R. Landsdale con “Il Proiezionista”.

Tra gli autori meno noti ispirati da Edward Hopper ho scoperto fenomeni come Jill D. Block “La storia di Caroline”. L’autrice è la figlia di Lawrence Block, curatore dell’edizione americana.

In alcuni casi, in “Ombre” si resta delusi, poiché si vorrebbe che il racconto prendesse la forma di romanzo per potersi perdere in quelle atmosfere misteriose e oniriche.

Come collocazione temporale, tutti i racconti ispirati a Hopper sono collocati tra la grande depressione e la guerra fredda.

Geniale l’idea del curatore Books, di dare vita al dipinto che apre la raccolta che appare mancante di racconto.

I racconti sono tredici, ma avrebbero potuto essere quattordici.

C’è stato infatti un autore che all’ultimo minuto non ha potuto consegnare il lavoro, ma ormai i diritti  per “Mattino a Cape Cod” erano già stati acquistati.

Il curatore sfida dunque il lettore e lo invita ad inventarsi una storia.

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