Non fidarti di lui Book Cover Non fidarti di lui
K. L. Slater
thriller
Newton Compton Editori
25 ottobre 2018
cartaceo, ebook
330

Eccoci con un nuovo romanzo fresco di stampa (o quasi). Parlo di Non fidarti di lui, thriller della scrittrice K.L. Slater, già autrice di numerosi thriller psicologici

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Come avrete visto dalla valutazione non sono stata troppo indulgente con questo romanzo. È probabile che rimaniate delusi da questa recensione, perché non so bene cosa dire. E, forse, già questo dice tutto. Sarà che dopo aver letto una buona dose di thriller, mi diventa sempre più difficile trovarne uno davvero soddisfacente, che mi colga di sorpresa, o che mi stupisca con un qualche colpo di scena che si allontani da quelli letti e riletti tipici del genere. Oppure sarà che in questo periodo sono immersa completamente nei libri del grande e unico Stephen King e uscire dal suo vortice di scrittura è assai complicato.

Ci tengo però a precisare una cosa. Non fidarti di lui non è un brutto libro. Non è piaciuto a me, ma non è di per sé un romanzo scadente. L’ho solo trovato un po’ inconcludente. Uguale a tanti altri, per storia e per dinamiche interne alla storia. Finito di leggerlo la mia prima reazione è stata un’alzata di spalle e un alquanto perplesso: “boh”.

Ma una cosa per volta, vediamo intanto la trama

Billy aveva solo otto anni quando, durante una passeggiata con sua sorella Rose, scomparve. Stava giocando con un aquilone, prima che di lui si perdessero le tracce. Dopo due giorni di ricerche, venne ritrovato senza vita. Sedici anni dopo, Rose prova ancora un terribile rimorso. Si considera colpevole per la morte del fratello, perché non è stata in grado di proteggerlo. Non è mai davvero riuscita a superare il trauma e si è chiusa in se stessa, incapace di fidarsi degli altri. Riesce ad aprirsi completamente solo con Ronnie, il suo vicino, che conosce da quando era piccola. Quando Ronnie si ammala, Rose si presenta alla sua porta per offrirsi di aiutarlo, ma ciò che trova nella sua soffitta è destinato a sconvolgerle la vita, per la seconda volta…

Da dove iniziare? Dal titolo

Qui la colpa ricade principalmente sulla traduzione. In Inglese il titolo era The mistake. Titolo ambiguo, che lascia spazio a tante supposizioni, adatto a un thriller. In italiano ecco che viene tradotto con Non fidarti di lui. Insomma, è un po’ come se Shining l’avessero tradotto con Jack il pazzo e l’albergo maledetto. Non che racconti già la storia, però lascia intendere tanto. Se fosse un suggerimento sul colpevole sarebbe sciocco, rovinerebbe, senza neanche aver letto una sola parola, tutta la suspense del racconto. Se, al contrario, fosse un suggerimento del non colpevole, di non fidarsi di ciò che sembra ovvio, è altrettanto sciocco. Fin dal titolo sai che la soluzione non è quella lampante. E andando avanti con la storia, anche di poco, capisci che il titolo ti ha già detto tutto. Insomma, ma che titolo è?

Il lato positivo

Mentre scrivevo Non fidarti di lui, ho cominciato a esplorare la natura delle relazioni autoritarie e gli effetti duraturi che una persona può subire dall’esperienza negativa, anche a distanza di anni“. Ecco un aspetto positivo e originale del romanzo. Le relazioni autoritarie e le loro dinamiche sono estremamente interessanti da un punto di vista psicologico; entriamo dentro ai meccanismi, capiamo come si possa rimanere facilmente intrappolati in una relazione simile e perché raramente si trovi una via di uscita.

I personaggi

Una delle cose a cui faccio più caso nei libri sono proprio i personaggi e come questi vengono costruiti. Spesso mi affascina molto più della storia in sé, della soluzione del caso etc. È bello arrivare in fondo a un romanzo e sentire di conoscere a fondo i personaggi, che hai spiato e hai osservato per 300 pagine o più. In questo thriller i personaggi arrivi a conoscerli, ma la cosa fondamentale è come. Per me uno scrittore bravo è quello scrittore che ti fa entrare nella vita dei suoi personaggi quasi senza che tu te ne accorga, lentamente, fino a fartici scivolare dentro. Non descrive tutto nei dettagli, non racconta la loro storia per filo e per segno, non mette in risalto ogni reazione, ogni emozione provata. I personaggi prendono vita da soli, senza bisogno di continue spintarelle dalla penna dello scrittore. In questo romanzo, invece, la scrittrice sembra voler sempre dire tutto, dire troppo. E nonostante questo, i personaggi rimangono estranei.

La storia dell’assassino

So che ci saranno molti di voi che, leggendo quanto sto per dirvi, si sentiranno a dir poco offesi o mi reputeranno una che non capisce niente di cinema. Lo so, la mia è un’opinione a dir poco impopolare, però è la prima cosa alla quale ho pensato subito dopo aver scoperto il vero colpevole. Il paragone che subito mi è balenato in mente è con Profondo rosso. Quando lo vidi, diverso tempo fa, quindi i miei ricordi sono un po’ offuscati, ci rimasi talmente male per il finale e per la scoperta del vero assassino che da quel momento ho sempre visto di mal’occhio Dario Argento. Ed è lo stesso per questo romanzo. Perché? Viene costruita una storia, con tre o quattro personaggi centrali, di spessore, e giusto uno, al massimo due, sullo sfondo, quei classici personaggi di poco conto che servono per riempire buchi di trama. La storia va avanti, qualcuno viene ucciso, inizia la ricerca del colpevole. Dopo accuse senza senso o dopo sentenze sbagliate, si scopre chi è il vero assassino. E proprio come in Profondo rosso, in Non fidarti di lui questo assassino lascia completamente di stucco. E beh, direte voi, questo è lo scopo di un thriller, se il colpevole fosse palese che gusto ci sarebbe? Giustissimo. Ma infatti, non chiedo che l’assassino sia sottolineato con l’evidenziatore, ma che almeno sia presente nella storia. E non accennato e poi abbandonato al suo destino, per poi ricomparire a sorpresa alla fine.

Quindi, per concludere,

questo thriller mi ha lasciato la stessa insoddisfazione che mi lasciò, anni fa, Profondo rosso. Ma, come in tutte le cose, si tratta di opinioni; dopotutto, se chiedete a chiunque vi dirà che il film di Dario Argento è un capolavoro dell’horror. Quindi che dire, dategli una possibilità se volete, per me rimane un’alzata di spalle a fine lettura.

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