Le mille e una Venezia Book Cover Le mille e una Venezia
Liana Pastorin
racconti
Buendia Books
9 maggio 2019
ebook e cartaceo
60

Racconti incantati e senza tempo come la Serenissima, sfaccettati e brillanti come una biglia blu, uno sguardo, un giro in giostra, un incontro, un ricordo... Come gli angoli nascosti, i lampi di vita e le ombre di infiniti mondi (im)possibili. Con la prefazione di Massimo Tallone.

Le mille e una Venezia è una raccolta di dieci racconti, dieci piccole storie che ci appartengono.

Ammetto che il racconto non è il mio genere prediletto: troppo breve, troppo immediato. Ma Le mille e una Venezia, di Liana Pastorin, edito Buendia Books mi ha fatto ricredere, almeno per questi dieci scritti. Sono storie senza tempo, gocce d’acqua che scavano la roccia e si fanno strada nelle emozioni di chi legge. Amore, sesso, ambizioni, speranze, ricordi. Qui si parla di vita. Emozioni che si confondono in mille e una sfaccettatura. Mondi che si legano, si spiegano e si aggrovigliano di nuovo.

Quando ho iniziato a leggere questa raccolta non avevo capito il suggerimento che Massimo Tallone ci dà nella prefazione. “(…) Dunque, siate avvisati. Leggete con calma e posta il libro, dopo averlo letto. Ma riprendetelo due giorni dopo e vedrete che sarà un altro libro. E poi ancora, rileggetelo dopo altri due giorni. Ogni volta leggerete un libro diverso, ogni volta vi appariranno nuove visioni, nascoste nel non detto, nell’indistinto, nel bianco della pagina.”  Mi sembrava un po’ presuntuoso. Ho dovuto ricredermi anche in questo. È davvero un libro che a ogni lettura dà una versione di sé diversa, facendo vibrare una corda piuttosto che un’altra e lasciando l’interpretazione del pezzo a chi legge. Io sono arrivata a tre ed è ancora lì sul mio comodino. 

Quello che più mi ha colpito di questo libro è lo stile con cui Liana Pastorin lo scrive: poetico, evocativo, ricercato. Ma non fraintendermi: non è di difficile lettura, tutt’altro. Dà gioia al lettore più attento leggere un racconto costruito come fosse un edificio, prima progettato e poi realizzato con i materiali giusti nei posti giusti. Così ogni parola è soppesata, non scelta a caso, mai banale. A volte leggendo ti smarrisci nella rotondità di alcuni termini e torni indietro, ma non per recuperare il filo del discorso – che non si perde – ma per far risuonare quella parola o quella frase ancora una volta, tanto è il piacere che crea nell’animo.

Solo il titolo, secondo me, può trarre un po’ in inganno. Non aspettarti, caro iCrewer, dieci racconti su Venezia. Venezia introduce ma non ne è la protagonista, almeno non come città.

Liana Pastorin

Vive a Torino ed è architetto e giornalista. Responsabile dell’ufficio stampa nell’assessorato Cultura e Turismo della Regione Piemonte, è anche ideatrice e conduttrice di programmi radiofonici dedicati alla cultura letteraria.

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