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Recensione: La Locanda dell’ultima solitudine di Alessandro Barbaglia

La Locanda dell'ultima solitudine
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La Locanda dell’Ultima Solitudine, fantasia o realtà?

Caro iCrewer, per via della mia partecipazione a Libri in Baia, ho pensato fosse carino leggere La Locanda dell’Ultima Solitudine.

Devi sapere che proprio La Locanda della Solitudine è stato il libro finalista del Premio Bancarella 2017 ed è il romanzo d’esordio di Alessandro Barbaglia che sarà padrino dell’edizione 2019 di LIB.

Devo confessarti che questo romanzo mi ha sempre molto incuriosita, non ne comprendo a pieno i motivi, nemmeno ora che la sua lettura si è conclusa. Può essere il fatto che il suo autore, Alessandro Barbaglia abbia vissuto nei luoghi in cui io stessa risiedo.

Lo scrittore infatti lavora a Vercelli, cittadina in cui io ho frequentato i cinque anni di Università ed è nato a Borgomanero, paese in cui io stessa sono nata e dove attualmente lavoro. La trama de La Locanda dell’Ultima Solitudine è inoltre ambientata nei luoghi in cui solitamente anche io colloco i miei romanzi, ovvero i paesi limitrofi ad Orta San Giulio, scelta che come puoi ben capire mi è piaciuta un sacco.

Adoro i libri ambientati in Italia e credo che la zona del Piemonte in cui parte di questa storia è collocata sia stupenda, ovviamente so di essere di parte, comunque, fatto sta che Alessandro Barbaglia è riuscito a far vivere questi luoghi davanti ai miei occhi, dedicandogli stupende poesie e, per una persona che cammina per quelle strade, è quasi impossibile non riconoscere i sentieri che si arrampicano tutte curve su per i monti o le chiese da cui si vedono le alte cime verdi e il lago che fanno da sfondo alla vicenda.

La locanda dell’ultima solitudine si trova invece a Punta Chiappa in Liguria, su uno scoglio che cade a strapiombo sul mare e come descriverla… è una nave mancata, un naufragio, una speranza, l’America, la paura, i tedeschi, una capra, un bambino. Un abbandono. La fine. Un nascondiglio. Un segreto.

È un posto magico che sembra spesso irreale, in particolare per via dei curiosi pasti che vengono serviti: delle perle che sanno di tutto ciò che immagini per un totale di 10 portate e poi indimenticabile è l’altro sfondo di questa storia: la Città Grande, il luogo in cui Libero vive, una città così grande che sapeva contenerlo quasi come se non esistesse. A vederlo camminare per strada sarebbe sembrato una nuvola rossiccia, di quelle che il vento solleva quando danza sulla sabbia del deserto.

Oltre ai paesaggi in cui è ambientato, questo romanzo mi è piaciuto per il suo lato poetico, è come leggere una lunga e delicata poesia dedicata alla vita, alla morte, all’attesa, al destino… tante storie s’intrecciano in quest’opera e ciascuna di esse dona qualcosa al lettore. Ho sottolineato così tante parti che non saprei scegliere quale estratto riportarti.

Come se fossero due isole lontane che si accorgono, per l’istante di un’onda, d’esser dentro uno stesso azzurro. E che sia il mare o il cielo, per quell’istante, non conta niente.

I personaggi sono ben descritti, li puoi quasi vedere, ma anche attorno a loro compare un’aurea di mistero, infatti è proprio la presenza di un irreale nel reale, di un livello onirico, quasi fantastico, a rendere questa narrazione ancora più meravigliosa. Se da una parte abbiamo dei personaggi reali che vivono in un mondo a noi contemporaneo, dall’altra compaiono elementi che fanno sembrare questa storia una di quelle fiabe che un tempo le nonne raccontavano ai nipotini per farli dormire.

Ad esempio non posso non citare il lavoro che svolge Margherita e che con costanza e tenacia cerca di insegnare a sua figlia Viola: accordare i fiori. Margherita infatti trascorre il suo tempo cercando di accordare i fiori, poiché lei riesce a sentirli e tenta talvolta inutilmente di sfuggire dalle bugie della menta, perché si sà…

<<La menta è la pianta più difficile da accordare, perché è una pianta infestante. Io e mia mamma la teniamo sempre per ultima, perché mentre ti metti dietro di lei, aspetti che il vento la attraversi, per capirne i toni stonati, per sentirne la voce, quella ti vomita addosso un sacco di bugie. E basta un attimo per crederci. Perché sono belle le bugie della menta.>>

<<Resta il fatto che è buona…>>

<<È facile essere buone raccontando bugie.>>

E poi c’è il mio personaggio preferito, Vieniquì un cane capace di sparire in un Pluff e riapparire all’occorrenza.

Cos’altro posso aggiungere, credo di aver detto proprio tutto, sono contenta di aver finalmente letto questo libro che ha trovato diversi modi per raggiungermi.

Alessandro Barbaglia

Alessandro Barbaglia

Padrino della terza edizione di Libri in Baia, Alessandro Barbaglia è un libraio e poeta di fama nazionale. Ha pubblicato con Mondadori, La Locanda dell’Ultima Solitudine, 2017, finalista al Premio Bancarella e L’Atlante dell’Invisibile, 2018 a cui segue, Cos’è mai un bacio. I baci più belli nella poesia e nell’arte, Interlinea, 2019. Ti ricordo che io ho recensito NO. Dieci racconti per un immaginario novarese, 2018, raccolta di racconti da lui curata e con all’interno un suo scritto.

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