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RECENSIONE “Il rasoio di Occam” di Elton Varfi

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Leggi la sinossi

Il rasoio di Occam è il secondo libro di Elton Varfi, scrittore ormai noto per Il fantasma di Margaret Houg, giallo di grande successo, tradotto in inglese e spagnolo

Eccoci con un nuovo thriller, uscito da poco, ma che sta già ottenendo numerose recensioni positive. Anche noi di icrewplay vi offriamo il nostro punto di vista, confermando le ottime impressioni che il romanzo ha suscitato finora.

Vediamo intanto la trama

Londra. Josh Murray e Rick Nemes, agenti speciali di Scotland Yard, danno la caccia a un efferato serial killer che opera seguendo riti satanici. Il suo modus operandi è semplice: prima di uccidere le vittime incide sul loro petto una croce al contrario, taglia poi loro la gola e le posiziona al centro di un pentacolo rovesciato. Le vittime, inoltre, sembrano avere una stessa caratteristica: sono tutte legate all’orfanotrofio St. Patrick, in cui è cresciuto anche il nostro poliziotto Rick. Se già il caso si prolunga senza che i due detective si avvicino alla soluzione, a complicare le cose si aggiungono le minacce del serial killer rivolte a Rick, accusato di essere il vero colpevole e di provocare gli omicidi con la sua indifferenza. Perché il killer sembra essere così interessato al detective? Sarà Rick la prossima vittima? La storia si snoda seguendo alcuni eventi passati che, apparentemente scollegati, condurranno alla soluzione dell’enigma. Quando le cose sembrano precipitare, la verità verrà svelata e sarà sconvolgente e del tutto inaspettata.

Iniziamo dicendo che l’idea alla base del libro non è niente male

C’è un po’ di tutto, riti satanici, preti esorcisti, personaggi con un passato da dimenticare, l’anziana vicina di casa fondamentale per la risoluzione del caso, perché si sa che i vicini, in particolare se di una certa età, non si fanno mai i fatti loro. E, in questo caso, possiamo dire per fortuna. Come prevedibile non mancano alcuni cliché, ma è difficile scrivere un libro che gira attorno all’occultismo senza inserirne almeno uno. Dopotutto, basta vedere due o tre film sulle tavole Ouija per rendersi conto che iniziano tutti allo stesso modo, con dei ragazzini che non trovano altro divertimento che contattare gli spiriti, e si concludono in modo del tutto prevedibile, con alcuni che muoiono e con l’eroe della situazione che riesce a salvare gli altri e a trionfare sulle forze del male.

Va detto però che il thriller è tutto tranne che prevedibile

La fine è in assoluto la cosa migliore del libro. Prende in contropiede, lascia il lettore abbacinato. Un lettore attento magari, ogni tanto, coglie degli indizi o si accorge di cose incongrue o sospette. Ma non vi fa più di tanto caso, è distratto dai tanti particolari che lo scrittore ci offre. Viene affascinato da Rick Nemes, mosso a compassione dal suo triste passato in orfanotrofio e dal senso di abbandono che non l’ha più lasciato. Ammira la correttezza e l’integrità morale dell’integerrimo detective John Murray. Si lascia distrarre dai vari problemi personali dei due, dalla loro amicizia quasi fraterna, ma anche incredibilmente complicata, fatta di alti e bassi. In più, Elton Varfi inserisce anche una psicoanalista dai vissuti turbolenti, alla quale è affidato il compito di aiutare Rick nel risolvere i suoi fantasmi del passato. Anche le mogli dei due poliziotti, nonostante non siano così fondamentali per la storia, intervengono nella vicenda e noi lettori ci addentriamo anche nel loro subconscio, scoprendone desideri e frustrazioni, i pensieri più nascosti e i dubbi.

Di elementi ve ne sono quindi a bizzeffe e inizialmente si può pensare che Varfi sia semplicemente uno di quegli scrittori zelanti, che non tralasciano neanche un piccolo dettaglio e dipingono i loro personaggi nei minimi particolari. Ma, dopo aver finito il libro, viene il dubbio che non dipenda affatto dalla mania di perfezionismo dello scrittore, quanto piuttosto dalla sua volontà di confonderci e distrarci, facendoci distogliere l’attenzione da ciò che davvero è importante per arrivare alla soluzione.

Molto efficaci anche i cambi di focalizzazione.

A volte a parlare è John, altre volte Rick. Altre, come già accennato, sono le mogli o la psicoanalista. Ma l’idea migliore è stata quella di affidare parte della narrazione a Jeremy Mills, giornalista e conduttore della serie Behind the Truth, trasmissione di grande successo che indaga i crimini non risolti. Questo personaggio riesce a ottenere un’intervista con Rick per farsi raccontare il vecchio caso irrisolto. Jeremy, in un certo senso, diventa il lettore. Ascoltando la storia, il presentatore, così come noi spettatori, comincia a notare i tanti errori commessi dal detective, costruisce sospetti su ogni persona coinvolta e, alla fine, arriva alla soluzione.

Altra scelta saggia dello scrittore…

… è quella di non limitarsi a scrivere una storia o a delineare dei bei personaggi. Ciò che rende il thriller avvincente è la presenza di elementi che possono sembrare superflui, ma che in realtà fanno il gioco. Primi tra tutti, i sogni del poliziotto Rick, sogni cupi e spaventosi, che si ripetono sempre uguali: “Vedo un grande cane nero, molto arrabbiato. Si gira verso di me, minaccioso. Ha gli occhi rossi e la bava alla bocca. A un certo punto il cane si alza sulle zampe e si trasforma in un sacerdote, ma ha sempre le sembianze di un cane. Inizia una messa al contrario, cioè una messa nera, satanica. Il cane si agita e ripete delle formule o preghiere senza senso e le persone che sono dentro questa specie di chiesa ripetono queste preghiere e sembrano sottomesse al grande cane-sacerdote. Due ragazzi si ribellano. Io che non aspetto altro mi alzo e prendo a pugni il cane-diavolo e non lo lascio finché… insomma finché non mi sveglio“. Questi sogni rappresentano, si potrebbe dire, gli elementi perturbanti del libro, che non fanno altro che alimentare la nostra inquietudine e certezza che il serial killer non sia l’unico problema in tutta questa storia.

E poi, il rasoio di Occam. Anche titolo di questo libro. Proprio la teoria alla base di questo principio, “a parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire“, sarà la chiave per la soluzione. Base del pensiero scientifico moderno, sembra un riecheggio degli insegnamenti del grande Holmes, che ci ha preparati a basarci sui fatti e solo sui fatti, senza lasciare spazio a interpretazioni soggettive. Perché spesso la soluzione è quella più scomoda, quella più difficile da accettare.

In conclusione,

un thriller, giallo, poliziesco, per alcuni versi horror, efficace, avvincente e sorprendente. Un romanzo dove, per una volta, non è il bravo detective a vincere, ma l’assassino che riesce a uscirne pulito, ingannando tutti. O quasi.

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