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Recensione: Dirty games di Valentina Facchini

Valentina Facchini ci porta in un mondo sommerso di cui di vede solo la punta dell'iceberg

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Dirty games è il titolo di questo romanzo di Valentina Facchini, dove di dirty troverai molto mentre di games poco.

Ma andiamo con ordine.

Sebastian Reeve è il protagonista maschile e, secondo me, quello più curato per quanto riguarda la descrizione sia del suo aspetto fisico che per il lato caratteriale. Un uomo che tutte sognano di avere almeno per una notte, a cui poter stare a fianco in una serata di gala. Un uomo. Valentina Facchini fa evolvere in positivo Sebastian ma non riuscirà a cambiare completamente, la sua arte di potere e di denaro rimarrà nonostante la vita privata lo conduca su altre strade. Sforzato il rapporto con la proprietaria del diner, non ha ragione di essere.

La voce di quell’uomo era bassa e roca: se un leone avesse potuto parlare, me lo sarei immaginato con quel tono. Trasudava potere da tutti i pori e solo in quel momento lo guardai meglio

La protagonista femminile è Alathea Davis e qui devo riportarti la parte iniziale della sinossi:

Valentina FacchiniIl mio nome è Alathea Davis, ho ventisei anni e sono una prostituta. Potrei definirmi una “escort”, ma la sostanza non cambierebbe: mi vendo per vivere.

Mi rivolgo all’autrice: la sinossi deve essere qualcosa che in poche parole porti il lettore ad acquistare o meno un libro, ci deve dire cosa troveremo nel testo senza spoilerare. La domanda è: perché scrivere una sinossi diversa da quello che il libro è?

Alathea è un personaggio poco curato, poteva diventare il fulcro del libro ed invece non è nemmeno la giovane debole che di lascia abbindolare al pensiero della carriera. Cambia idea, cambia prospettiva senza combattere, di sottomette e poi riemerge per cadere di nuovo. Alla fine… Banale e logica conclusione.

Gli altri personaggi fanno solo da contorno, quasi non interagiscono con i protagonisti tanto che il colpo di scena sul finale, che risulta molto affrettato, non ha molto senso in quanto non ha un buon sostegno alla base. Il motivo profondo che porta ad un gesto estremo forse doveva essere meglio spiegato ed argomentato.

Le ambientazioni sono praticamente inesistenti. Si potrebbe trattare di qualsiasi città, non basta certo citare un monumento o il nome di in parco per essere immersi in un’atmosfera; stessa sorte vale per gli ambienti interni, ad un certo punto non capivo più in che camera mi trovassi…

La cover non mi ha per nulla convinto, non capisco la postura del ragazzo e nemmeno quegli spruzzi di rosa.

Errori grammaticali e di battitura sono ulteriore conferma che andava fatto un editing approfondito.

Che dire in più di Dirty games? I romanzi vanno curati, dalla prima all’ultima pagina, cover compresa

 

In conclusione su

Un libro che leggi senza doverci mettere particolare attenzione e che, ahimè, non ti lascerà nulla

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Un libro che leggi senza doverci mettere particolare attenzione e che, ahimè, non ti lascerà nulla

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