Recensione: “Chiudi gli occhi”di Monique Scisci. Newton Compton Editore

Premetto che non amo il genere e che non leggo storie del genere, anche se non ho pregiudizi. Ma proprio non riesco a concepire come la sottomissione e il dolore fisico possano generare piacere. Infatti, nelle prime pagine, quando Mads sculacciava le parti basse di Josephine, riuscivo a provare un forte fastidio, proprio fisico. Devo ammettere, però, che il libro poi mi ha catturato abbastanza.

Vivevo principalmente per il lavoro, tutto il resto era rumore di sottofondo. Controllavo tutto, la mia vita e quella dei dipendenti.

In questa frase, è racchiuso tutto il senso della vita di Josephine prima dell’incontro con Mads. Lei è concentrata sul lavoro, è abituata al controllo, tiene a bada anche le sue emozioni. Le sue relazioni sono brevi e senza importanza, senza particolari emozioni. Mads, intuitivo ed abile, capisce che invece lei ha proprio bisogno di un una scossa forte e riesce a far vibrare in lei corde che nemmeno sapeva di avere. Il pianeta BSDM è del tutto sconosciuto per Josephine, tanto che lei all’inizio si ritrova a cercare su Google termini e spiegazioni: la parte razionale e controllata di lei rifiuta l’idea, ma lei finisce con il provare piacere ad accontentare le richieste assurde ed anche imbarazzanti del suo Mads. E’ una donna determinata, non diventerà mai un agnellino sottomesso, ma questo particolare intriga Mads ancora di più. Lui mette alla prova lei, per vedere fino a che punto riesce a spingersi, e nello stesso tempo anche se stesso, la sua capacità di controllo e di autocontrollo.

Tra i due, si crea un rapporto magnetico, raccontato da Josephine in prima persona, ed in questo l’autrice è stata brava: nel catturare pagina per pagina il lettore, nell’accompagnarlo per mano nella scoperta di quello che è nuovo anche per la protagonista. Per quanto possa sembrare assurdo, è proprio lasciandosi andare al volere di Mads che Josephine finisce con il sentirsi veramente, completamente libera. Il sesso è ovviamente un elemento fondamentale alla narrazione, ma il linguaggio non è mai volgare, né scadente, le scene non sono mai descritte con intenti pruriginosi. Inutile negarlo, a volte la storia scivola in stereotipi già visti e in intrecci prevedibili, ma resta molto piacevole  e molto ben scritto.

Da leggere per gli appassionati del genere e per chi, come Josephine, è disposto a mettere da parte pregiudizi e ad esplorare la parte nascosta di se stesso.

Il mio voto è di 4 stelle, per i cliché evitabili e per il finale aperto, che non approvo.

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Tina Maucci
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