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Pinkparade, orgoglio rosa nel 2020!

Riflessioni sul genere letterario più amato di sempre

pink parade

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Pinkparade, orgoglio rosa!

Dopo la chiusura causa COVID-19, l’editoria italiana, ancora più del resto di tutti gli altri settori produttivi, pare proprio alla canna del gas. Così recita il comunicato stampa dell’associazione italiana editoria del 18 luglio 2020 

Quanto vale il mercato. Il mercato del libro nei canali trade (librerie, store digitali, grande distribuzione) vale, all’11 luglio, 533 milioni di euro, in calo dell’11% rispetto ai 600 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Al 18 aprile, la perdita cumulata dell’anno era ben più superiore e pari al 20%. Ciò è dovuto al fatto che, da metà giugno, gli italiani sono tornati a comprare in librerie e grande distribuzione quanto nell’anno precedente, mentre gli acquisti online sono aumentati rispetto al 2019, consentendo così un primo recupero delle quote perse nei mesi precedenti.

Pur fornendo un dato parziale, le librerie e gli store online che fanno parte del circuito Arianna, che non comprende Amazon (fonte: ibuk.it, IE-Informazioni Editoriali), dopo aver registrato un picco negativo del -70% nelle vendite settimanali tra marzo e aprile, dalla metà di giugno sono tornate a vendere all’incirca quanto l’anno precedente, con una punta del +2,5% nella settimana che si è chiusa il 19 luglio. Sommando Amazon, di cui però non disponiamo di dati puntuali settimana per settimana, il risultato dell’ultimo mese sarebbe nettamente positivo.

Dati che, per quanto l’associazione cerchi di indorare la pillola, fanno rabbrividire se ci si concentra su quel drammatico -70% delle vendite settimanali, considerato che Amazon ha comunque continuato a vendere libri anche durante la chiusura, e sottolineando una perdita secca di fatturato enorme e non più recuperabile.

Ebbene perchè non dovrebbe essere così, mi chiedo? In un certo senso ce lo meritiamo, e spiego brevemente (no, non brevemente) perchè.

#pinkparade, orgoglio rosa!

Ciclicamente si ripropone sui social una vecchia polemica piuttosto stupida: il romanzo rosa è un genere di serie B, spazzatura, adatto a donnette frustrate in cerca di brividi pruriginosi, che si accontentano di scritti da quattro soldi che non forniscono nessuna crescita intellettuale.

Questa volta la polemica è nata dalla richiesta di un consiglio di lettura: una ingenua lettrice ha chiesto, in un gruppo di fruitori di letture colte che per questo sono, o meglio si sentono, superiori al resto dell’umanità, lettori competenti e depositari di risposte sconosciute ai più, libri che assomiglino a 50 sfumature di grigio. La poveretta ha subito una serie infinita di invettive in cui la si ingiuriava per il tipo di interesse letterario.

E allora rivolta! Tutte le autrici, lettrici, blogger che si nutrono avidamente di romance si sentono colpite e si ribellano a questi impietosi giudizi sventolando la bandiera dell’orgoglio rosa e rivendicando la libertà di leggere ciò che più aggrada.

Pinkparade

#pinkparade, orgoglio rosa!

Ebbene, dirò qualcosa di davvero, davvero scorretto: tutto questo è ridicolo. E lo dico da vorace lettrice di romanzi rosa contemporanei, storici, erotici, dark e chi più ne ha più ne metta. Davvero dobbiamo giustificare le nostre scelte di lettura davanti a quattro (forse dieci ma non credo molti di più) spocchiosi intellettualoidi che guardano dall’alto in basso perchè si nutrono di “saggi sulla metafisica dello spampinamento con scappellamento a sinistra”?

Ho letto alcuni commenti su facebook in cui uno di questi sedicenti intellettuali sostiene di scrivere profondissimi concetti di nicchia, dedicati a una casta di pochi (pochissimi, ma davvero pochi) eletti, e accusava di scrivere spazzatura un’autrice che invece vanta diverse migliaia di copie vendute e qualche milione di pagine scaricate da Kindle Unlimited. Ebbene, il commento che mi viene spontaneo è che “scrivo cose di nicchia” è il nuovo sinonimo di “sono un segaiolo fallito e anche sfigato”. Eppure questo stesso buffoncello autopiazzatosi su un piedistallo, chiamava spazzatura opere che alla maggior parte del pubblico, che è comunque poco perchè in Italia giusto tre gatti sono rimasti a leggere, piace molto.

#pinkparade

In realtà stava dando di decerebrati a tutta quella fetta di persone che ancora compra e legge libri, all’unica fetta di pubblico che legge forte, che si fa fuori anche tre romanzi a settimana e che sostiene le case editrici permettendo loro di pubblicare i volumetti sulla metafisica dei segaioli, i quali, manco a dirlo, rimarranno squisito appannaggio di una casta di pochissimi eletti, verosimilmente lo scrittore e i suoi parenti.

Ricordo ancora quell’articolo di D di Repubblica di un paio di anni fa in cui la giornalista ridicolizzò non solo la fiera del romanzo rosa che si era appena tenuta a Roma, ma anche tutte le autrici e le fruitrici del genere, meravigliandosi che in mezzo a becere casalinghe frustrate ci fossero anche avvocati, chirurghi, professoresse addirittura che apprezzavano il genere e rincorrevano le proprie beniamine alla ricerca di una dedica sull’ultimo libro.

#pinkparade

Povera, povera quella giornalista costretta a pallosissimi saggi e narrativa insipida costellata di paroloni scritti per compiacere l’ego dell’autore. Povera quella derelitta che per ordine ideologico non si abbassa a una bella storia d’amore, dimenticandosi che la letteratura russa è composta prevalentemente da struggenti storie d’amore. Che i classici della tragedia greca narrano di drammatiche storie d’amore, che Romeo e Giulietta non è un saggio storico ma una grandiosa storia d’amore. Quella poveretta si è dimenticata che Manzoni è famoso per aver scritto un romanzo rosa con tutti i cliché del genere e che i più grandi autori della letteratura mondiale lo sono solo perchè si sono abbassati a scrivere storie d’amore.

Ebbene sì, ce lo meritiamo che l’editoria italiana vada a scatafascio: l’ignoranza si annida dietro questo snobismo squallido che nasconde troppi fallimenti e parecchia, parecchia invidia. Ci meritiamo che le autrici italiane non trovino spazio, che non reggano la concorrenza con le straniere perchè in Italia il romanzo rosa è guardato come genere spazzatura.

Ci meritiamo che le case editrici non si possano permettere di puntare sulle emergenti perchè sono una scommessa troppo onerosa, ci meritiamo che gli unici romanzi che tengono il mercato siano i bistrattati Harmony, che da più di cinquant’anni sono sulla cresta dell’onda e hanno educato ai sentimenti intere generazioni. Ce lo meritiamo perchè tra tante persone intelligenti, colte, avide lettrici, si insinuano sempre i segaioli snob, sfigati e ignoranti.

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