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Lettura: Nomen omen: significato, origine ed esempi
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Nomen omen: significato, origine ed esempi

Dal detto latino ai nomi parlanti della letteratura: come usare la locuzione senza confonderla con formule simili.

Pina Sutera 6 anni fa 10 commenti 7
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Nomen omen significa “il nome è un presagio” o, in forma più libera, “il destino è nel nome”. Oggi la locuzione latina si usa soprattutto in modo scherzoso quando il nome di una persona sembra accordarsi con il suo carattere, il lavoro o ciò che le accade. Un esempio semplice è una persona di nome Felice nota per il buonumore.

Contenuti
Che cosa significa nomen omenDa dove viene la locuzioneNomen omen: esempi sempliciNomen omen, nome parlante e attronimo: le differenzeEsempi di nomen omen nelle frasiIl nome determina il destino?Si dice nomen omen o nomen est omen?

La formula non afferma che ogni nome determini la vita di chi lo porta. È un modo efficace per sottolineare una coincidenza, oppure per commentare un nome scelto apposta da uno scrittore per anticipare l’identità di un personaggio.

Che cosa significa nomen omen

La definizione di Treccani chiarisce il nucleo della locuzione: al nome viene attribuito un valore augurale e la sorte di una persona sembra conforme al suo significato. La traduzione parola per parola è semplice:

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Parola latinaSignificato
nomennome
omenpresagio, augurio, segno del futuro

Per questo le rese italiane più naturali sono “il nome è un presagio”, “un nome, un destino” e “di nome e di fatto”. “Il destino nel nome” spiega bene il concetto, ma non è una traduzione letterale.

Da dove viene la locuzione

L’espressione viene ricondotta alla commedia Persa di Plauto. La formulazione antica contiene l’accostamento tra nome e presagio e gioca sul nome Lucris, collegato all’idea di guadagno. Il meccanismo nasce quindi come gioco linguistico: il nome sembra promettere ciò che il personaggio può portare.

Nel tempo la frase è stata abbreviata in nomen omen. Si incontrano anche nomen est omen, con il verbo espresso, e la forma plurale nomina sunt omina, cioè “i nomi sono presagi”. Un approfondimento di Treccani sul rapporto fra nomi e divinazione ricostruisce il passaggio dalla formula di Plauto alla locuzione moderna.

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Nerone è un esempio utile del percorso inverso: la fama storica ha dato al nome una connotazione molto più forte della sua origine.

Nomen omen: esempi semplici

Gli esempi più chiari funzionano perché il legame tra nome e situazione si capisce subito. Alcuni riguardano persone reali, altri sono costruiti dagli autori come indizi narrativi.

EsempioPerché richiama nomen omen
Una persona di nome Felice sempre allegraIl significato del nome coincide con il carattere.
Una fioraia che si chiama RosaIl nome coincide con l’ambito professionale.
Lucris nella Persa di PlautoIl nome richiama il guadagno e sostiene il gioco comico.
Remus Lupin in Harry PotterRemo è legato al mito della lupa e Lupin richiama il latino lupus: il nome anticipa la natura di licantropo.
Cruella de VilSuono e costruzione del nome segnalano crudeltà e minaccia prima ancora delle azioni.
Ebenezer ScroogeIl personaggio di Dickens ha reso il cognome una scorciatoia culturale per indicare una persona avara e ostile al Natale.

Il caso di Remus Lupin si comprende pienamente nel terzo volume della saga: la nostra lettura di Harry Potter e il prigioniero di Azkaban aiuta a collocare il personaggio e la rivelazione. Per Scrooge, invece, il riferimento è il protagonista del Canto di Natale di Charles Dickens.

Nomen omen, nome parlante e attronimo: le differenze

Le tre espressioni sono vicine, ma non indicano esattamente la stessa cosa.

EspressioneQuando si usaEsempio
Nomen omenQuando il nome sembra anticipare carattere, mestiere o destino.Una fioraia di nome Rosa.
Nome parlanteQuando un autore costruisce intenzionalmente un nome che descrive il personaggio.Cruella de Vil.
AttronimoQuando il nome reale di una persona appare adatto alla sua professione o a una sua qualità.Un giardiniere che si chiama Fiore.

In letteratura è spesso più preciso parlare di nome parlante. Lo scrittore non scopre una coincidenza: la crea. Il nome diventa così uno strumento di caratterizzazione, un indizio o una battuta che orienta il lettore.

Esempi di nomen omen nelle frasi

La locuzione può essere inserita in una frase senza tradurla, soprattutto in un registro brillante o ironico. Ecco alcuni usi corretti:

  • Il nuovo bibliotecario si chiama Libero: nomen omen.
  • Con un cognome come Fiore e una passione per la botanica, verrebbe da dire nomen omen.
  • Lo scrittore ha chiamato il personaggio Lupin: un caso evidente di nomen omen e di nome parlante.
  • La pasticceria Dolce ha vinto il premio cittadino: nomen omen.

Non serve accordare la locuzione al genere o al numero della persona. In italiano si mantiene normalmente la forma latina nomen omen. Se si parla di più nomi e si vuole usare la variante latina plurale, la formula è nomina sunt omina.

Libro dedicato a Messalina
Anche Messalina mostra come una figura storica possa trasformare il proprio nome in un’etichetta culturale successiva.

Il nome determina il destino?

Nomen omen non dimostra che il nome stabilisca il futuro di una persona. Nella lingua contemporanea la frase segnala soprattutto una coincidenza suggestiva. Spesso notiamo i casi che funzionano e ignoriamo tutti quelli nei quali nome, carattere e professione non hanno alcun rapporto.

La locuzione resta però molto utile per leggere romanzi, fiabe e commedie. Un nome può preparare una rivelazione, rendere memorabile un carattere o suggerire il giudizio dell’autore. È in questo spazio tra etimologia, ironia e tecnica narrativa che l’antica formula latina continua a essere usata.

Si dice nomen omen o nomen est omen?

Entrambe le forme sono comprensibili, ma la locuzione più comune in italiano è nomen omen. Nomen est omen rende esplicito il verbo “essere”; nomina sunt omina è invece la variante plurale. In tutti i casi l’idea rimane la stessa: il nome viene letto come un segno, un augurio o un’anticipazione.

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10 commenti 10 commenti
  • Maria Grazia Cotena ha detto:
    Maggio 24, 2020 alle 16:37

    Articolo interessantissimo! Ora voglio scoprire cosa c’è dietro il mio nome😁

    Rispondi
    • Pina Sutera ha detto:
      Maggio 24, 2020 alle 19:18

      2 nomi in uno Maria e Grazia… Prossimamente cercherò di accontentarti.
      Grazie. ♥️

      Rispondi
  • Erika ha detto:
    Maggio 24, 2020 alle 17:16

    articolo molto interessante❤️… Supercuriosa di scoprire l’origine e il significato della mio nome😉.

    Rispondi
    • Pina Sutera ha detto:
      Maggio 24, 2020 alle 19:20

      Erika, a parte la pianta che corrisponde al tuo nome, vedremo in seguito cosa c’è da scoprire…
      Grazie ♥️

      Rispondi
  • Erina o Isabella ha detto:
    Maggio 24, 2020 alle 17:42

    Sei forte Pina, io che ho due nomi. Quale devo mettere? Va bene li metto tutte e due Isabella e Erina.

    Rispondi
    • Pina Sutera ha detto:
      Maggio 24, 2020 alle 19:23

      Erina Isabella nome doppio anche per te… Vedremo in seguito quale storia c’è dietro questi nomi. Grazie e continua a seguire. ♥️

      Rispondi
  • Erina o Isabella ha detto:
    Maggio 24, 2020 alle 17:44

    Sei fortissima Pina. Mi è piaciuto molto il tuo (nome da cosa deriva).

    Rispondi
    • Pina Sutera ha detto:
      Maggio 24, 2020 alle 19:24

      Il mio è il diminuitivo di Giuseppina. Anche per questo il seguito alle prossime puntate.

      Rispondi
  • saravalery ha detto:
    Settembre 14, 2020 alle 5:23

    C’è un errore gravissimo: gli antichi romani non sceglievano a caso o per piacere i nomi dei loro figli come facciamo noi oggi che scegliamo il nome in base al nostro gusto personale (per esempio a me piace molto il nome Angelica).

    I romani erano costretti a dare ai loro figli il nome che indicasse l’appartenenza alla propria famiglia, alla propria gens originaria e al proprio padre. Questo valeva sopratutto per i patrizi ma non meno per i plebei.

    Le gentes erano dei gruppi familiari aventi un antenato comune di origine divina o comunque importante nella storia di Roma.

    Il nome NERONE non gli è stato attribuito per il motivo che hai descritto tu:”probabilmente speravano in un figlio forte e valente, con un destino consono al suo nome”.

    Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico è il nome intero. In questo nome è raccolta la gens, la famiglia, la discendenza, l’epiteto e perfino il nome del nonno di quest’uomo.

    Nerone perchè apparteneva alla famiglia dei Neroni che a loro volta appartenevano alla gens Claudia insieme ad altri gruppi familiari.
    Il nome Claudio viene dalla gens claudia.
    Cesare Augusto perché era imperatore quindi assumeva un titolo ideologico.
    (tutti gli imperatori si facevano chiamare Cesare Augusto)
    e infine Germanico perchè era discendente, da parte di madre, del generale Germanico.

    Per le donne era molto più semplice: portavano un solo nome ossia quello della gens di appartenenza.
    Claudia apparteneva alla Gens Claudia
    Flavia apparteneva alla gens Flavia

    Rispondi
    • Pina Sutera ha detto:
      Settembre 14, 2020 alle 11:00

      Grazie per l’attenzione e l’esauriente spiegazione. Nella vita, d’imparare non si finisce mai.
      Il mio articolo però, non si poneva l’obiettivo di dare una spiegazione seriosa all’origine dei nomi di personaggi dell’antica Roma. Voleva solo essere un’indagine fra il serio (poco) e il faceto (molto).

      Rispondi

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