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Nemmeno il silenzio

Recensione: Nemmeno il silenzio, Andrea Nicoli

Andrea Nicoli ci porta dentro la Prima Guerra Mondiale con il suo Nemmeno il silenzio

Nemmeno il silenzio di Andrea Nicoli, edito Elison Publishing  è uno di quei testi che ti mette dinanzi a quella cruda e spietata realtà che è la guerra, in questo caso la Prima Guerra Mondiale.

Nemmeno il silenzio… silenzio che puoi percepire anche solo guardando la cover

La copertina del testo rispecchia il titolo del libro: un’immagine in bianco e nero che ritrae un paesaggio; sullo sfondo i monti e gli alberi, in primo piano una radura e quel che resta, probabilmente, di una casa… Nemmeno il silenziodelle macerie, insomma. Tutto intorno solo il silenzio.

«Quel silenzio che si sente soprattutto quando non c’è»

Questa è la storia di tanti soldati, ragazzi come molti, questa è la storia di maggiori, tenenti, capitani, questa è la storia di gente civile, tutti accomunati da un medesimo, forte, amaro destino: quello della guerra, quella guerra sì, che non guarda in faccia nessuno, che tu sia infante, giovane o vecchio non importa, per la guerra nulla ha importanza, nemmeno il silenzio.

Il libro si divide in due lunghe parti, una prima che ha inizio con un prologo che ci porta nel lontano 7 novembre 1917, poi procediamo ancora a ritroso sino ad arrivare al 24 ottobre 1917, a seguire ha inizio la prima parte dal titolo 8 novembre 1917. La seconda parte, invece, reca la data 9 novembre 1917; entrambe sono composte da capitoli di diversa lunghezza contrassegnati da un numero.

La narrazione è in terza persona, il linguaggio è pulito, semplice ma con l’utilizzo di termini elaborati. Nel testo sono presenti parecchie digressioni, talune sono brevi, quindi di primo grado, altre sono un po’ più corpose e come tali rientrano in quelle definite di secondo grado.

Talvolta, le digressioni di secondo grado possono portare il lettore ad una leggera deconcentrazione, quindi se per un verso ti forniscono maggiori informazioni, anche relative ai personaggi, dall’altro l’attenzione viene meno.

Il libro, proprio per il tema trattato, necessita di un’attenzione particolare nella lettura, anche se vi sono talune parti che si leggono più velocemente di altre.

Nella narrazione, all’interno dei dialoghi, vengono inserite delle frasi in dialetto, per alcune di queste a piè di pagina viene riportata la traduzione.

Le parti narrative e descrittive sono superiori a quelle che presentano dei dialoghi fra coloro che sono i personaggi della nostra storia.

Qualche refuso presente, quantomeno nella versione e-book e in particolare nella seconda parte del romanzo.

Le scene di guerra verranno raffigurate senza lesinare particolari: cruente, forti, atroci, così dirette che non potrai non pensare che quelle scene, quelle morti così violente, siano davvero avvenute e allora, ancora una volta, ti soffermi a riflettere a quanto inutili e stupide siano le guerre.

«Cadde a faccia avanti, spingendo verso l’alto quel poco di fumo grigio che ancora lo circondava, lasciando vedere ai due colleghi che del suo corpo non restava che la parte superiore del busto, il resto era stato polverizzato e lo circondava sottoforma di poltiglia sanguinolenta.

Non vi furono urla di terrore da parte degli altri due, solo sbigottimento, orrore e un funereo silenzio, che si espanse tutto attorno, una volta terminati i bombardamenti.»

La storia ti mostra le vicende di più persone, facendotele vedere in parallelo: seguiremo gli avvenimenti che riguardano militari tedeschi alle prese con l’occupazione dell’Italia, militari italiani che cercheranno di difendere fino allo stremo delle forze, addirittura sino alla morte, quella che è la loro Patria.

Vedremo ancora gli abitanti delle zone invase dal nemico, povera gente che non può far altro che accogliere a denti stretti quell’invasore che porta via tutto, dai beni materiali sino alla loro anima, irrimediabilmente squarciata.

Nemmeno il silenzio può sopravvivere all’atrocità della guerra

I personaggi che vediamo in questa storia sono molteplici, ognuno di loro porta dentro di sé un fardello che in parte è provocato dalla guerra, vedremo il soldato Pietro Morossi che fugge dal campo con l’orrore che campeggia nei suoi occhi, qualificandosi così come disertore.

Egli sa bene quale sia il destino riservato a coloro che disertano… ma le immagini cruente sono ancora lì davanti ai suoi, chi è lui per uccidere un essere umano tale e quale a lui? Cos’è che lo legittima? Il fatto che la divisa o la lingua sia diversa dalla sua?

«Ho sentito ragazzi di diciotto anni chiamare la mamma, chiederle aiuto perché non riuscivano a respirare, devastati dai gas […] E sputavano sangue, mentre ancora chiamavano la mamma, i polmoni gli si riempivano di pustole e ancora sputavano sangue, e ancora: “mamma, mamma”.»

Vedremo Felice, fratello di Pietro, la vita lo ha reso claudicante impendendogli  così di andare a combattere per la sua Patria. Questo patriottismo imperante gli impedirà di guardare alla guerra per quello che davvero è: solo alla fine – e grazie ad un atto del fratello – comprenderà tutta la sofferenza che la guerra può generare.

Il tenente Rommel, che veste i panni dell’invasore, ma nel cui cuore alberga un minimo di umanità che lo rende più umano e meno invasore.

Nemeno il silenzio, non è stata una lettura facile, lo ammetto, un po’ per la lunghezza, un po’ per il tema, un po’ per quelle scene che ti fanno pensare a tutti quei ragazzi, con i loro sogni e le loro speranze, spazzati via e dei quali, probabilmente, non resta nemmeno il ricordo.

«Hai idea di cosa voglia dire ascoltare le sue richieste di aiuto, i suoi deliri fare a fette quel silenzio d’inferno. Non si può immaginare, non si può sopportare, non si sopporta nemmeno il silenzio.»

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Nemmeno il silenzio di Andrea Nicoli, edito Elison Publishing  è uno di quei testi che ti mette dinanzi a quella cruda e spietata realtà che è la guerra, in questo caso della Prima Guerra Mondiale.

Guerra, fredda e calcolatrice, che non guarda in faccia nessuno, che tu sia giovane o meno giovane, non importa. Questa è la guerra.

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