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seconda parte

Menomale c’è iCrewplay: Erika Zappoli presenta Luce – L’amore che illumina

Erika Zappoli presenta Luce - L'amore che illumina

Luce – L’amore che illumina di Erika Zappoli

Caro iCrewer è venuto il momento di Erika Zappoli e Luce – L’amore che illumina  uno dei racconti presenti nella raccolta Quando il fine non giustifica i mezzi. In questi giorni, in cui ognuno sta reinventando la propria quotidianità, una storia che profuma dibuono.

Questo racconto vi farà entrare in un’atmosfera di calma e serenità. Non indugio oltre, ti auguro buona lettura!

Luce – L’amore che illumina

Lucia era una bambina timida, con la passione per la lettura e la storia, Chiara la sua gemella invece era una bambina fin troppo spigliata, cui piaceva stare in vista e la cui unica passione era sempre stata la moda.

Lucia, chiamata da tutti Luce, era diventata una bellissima ragazza, i lunghi capelli rossi le cadevano morbidi sulle spalle, gli occhi verdi erano sempre luminosi e attenti, ma non aveva perso la sua timidezza, a differenza di Chiara che, appena entrava in una stanza, attirava tutti gli sguardi su di sé a Luce piaceva passare inosservata, far parte dello sfondo, nonostante però cercasse di differenziarsi il più possibile da sua sorella nei modi di fare e nel vestire, nemmeno la loro madre avrebbe saputo distinguerle. Da bambine era anche divertente, poi negli anni Chiara le chiedeva spesso di andare ai suoi corsi e sostenere gli esami al posto suo e il divertimento era finito.

Si era ripromessa di non aiutare più sua sorella, ma quando Chiara le aveva chiesto aiuto per un corso di storia lei non aveva resistito e aveva ceduto.

Il primo giorno Luce arrivò all’università con un’ora di anticipo. Parcheggiò il motorino e mentre stava prendendo la borsa, una macchina si fermò a meno di un millimetro da lei scaraventandola a terra.

Dall’auto sportiva uscì un ragazzo, moro, con magnetici occhi blu che non sembrava nemmeno essersi accorto di averla quasi investita.

Luce si alzò cercando di ripulirsi dalla polvere e raccogliere i libri sparsi, guardando storto il ragazzo che ricambiò appena il suo sguardo. Il bel giovane però fu più veloce di lei e raccolse il libro che stava leggendo in quel periodo. Era una copia di “Orgoglio e pregiudizio”.

Per la prima volta lo sguardo del ragazzo cambiò dallo sprezzante al sorpreso. Guardò ancora una volta la cover poi lo porse a Luce.

“Ti è caduto questo”

“Grazie” Luce gli strappò il libro di mano “Mi hai quasi investito! Dove hai la testa?”

“Non ti ho visto”. Il ragazzo aveva un sorrisino beffardo sul viso, poi incredibilmente le porse la mano e si presentò “Comunque io sono Sebastian”.

Luce lo guardò sorpresa, gli prese la mano e si presentò a sua volta. “Comunque io sono Lu… Chiara”

Sebastian le strinse la mano e calamitò il suo sguardo. Gli occhi avevano il colore del mare calmo, Luce sentì il cuore accelerare i battiti e le guance avvampare.

“Che corso segui Chiara?” Sebastian continuava a tenerle la mano e lei non riusciva a staccarla da quella presa salda e rassicurante.

“Io… Io… seguo il corso di storia del Professor Giuliani” Luce cercò di rimanere calma, ma Sebastian si era avvicinato ancora e il suo profumo l’aveva stordita. Aveva uno sguardo magnetico e per un momento Luce si dimenticò di essere in un parcheggio e che lui l’aveva quasi investita.

Prima che Sebastian potesse chiederle altro, arrivò una biondina spumeggiante che lo portò via senza degnarla di uno sguardo. Luce riprese a raccogliere i suoi oggetti e quando si alzò vide che Sebastian si era fermato sulla gradinata e la stava osservando di nuovo, mentre la biondina al suo fianco cercava di trascinarlo.

Luce cercò l’aula e si sistemò sul fondo mentre altri ragazzi entrarono e si sistemarono ai loro posti. L’aula era spaziosa e molto luminosa, erano una ventina di studenti a seguire il corso e Luce si era ripromessa di non fare amicizia con nessuno. Quello che stavano facendo lei e sua sorella era sbagliato e molto scorretto. Rischiavano entrambe di essere espulse e sicuramente anche qualcosa di più grave.

“Solo per tre mesi”, si ripeteva, “Solo tre mesi, qualche ora la mattina”. Avrebbe seguito il corso di storia, non avrebbe parlato con nessuno e alla fine del corso avrebbe dato l’esame, poi sua sorella Chiara poteva scordarsi del suo aiuto.

Mentre Luce era ancora immersa nei suoi pensieri, vicino a lei si sedette una ragazza piccolina con capelli scuri e tagliati corti. “Ciao, sono Mia”.

Luce si riscosse, non voleva risponderle, ma era una persona educata e si presentò “Ciao, sono Chiara”. Mia cominciò a parlare a ruota libera, fortunatamente fu interrotta dall’arrivo del professore.

Luce non poteva credere ai suoi occhi, Sebastian era il Professor Giuliani. Provò a nascondersi dietro al libro ma la riconobbe subito e fece cenno agli studenti degli ultimi banchi di avvicinarsi alle prime file.

Rossa in volto, Luce andò in prima fila insieme a Mia e a un altro paio di ragazzi che speravo di poter dormire indisturbati. Ovviamente la biondina era già nei primi banchi e non toglieva gli occhi di dosso a Sebastian; la lezione fu piacevole. Sembrava che lui parlasse solo per lei e il suo modo di spiegare era chiaro e appassionato.

Finita la lezione, l’aula si svuotò nel chiacchiericcio degli studenti. Luce salutò Mia e cercò di correre fuori prima che lei cominciasse a parlare di nuovo, ma Sebastian aveva altri programmi.

“Signorina Festi, avrei bisogno di parlarle, può trattenersi?” Luce si bloccò all’istante e non poté non notare l’espressione infastidita della biondina che palesemente stava aspettando di uscire dall’aula con Sebastian.

Anche il professore se ne accorse “Signorina Leonardi vada pure, parleremo della sua laurea un’altra volta”. Visibilmente irritata, raccolse rumorosamente le sue cose e uscì sbattendo la porta.

Quando finalmente furono soli, Sebastian si avvicinò a Luce, guardandola dritta negli occhi; il cuore accelerò i battiti e lei aveva paura che nel silenzio si potesse sentire.

Sebastian si avvicinò ancora di più senza staccare gli occhi dai suoi. Aveva uno sguardo magnetico e lei non riusciva a distogliersi. Le mancava il respiro e tremava per l’emozione, “Com’è possibile che mi faccia questo effetto? Luce ricorda che questa mattina ti ha quasi investita, non puoi provare emozioni per lui. Capito! Toglitelo dalla testa! In più è il tuo professore, ok è il professore di Chiara, ma lui crede che sia tu Chiara, quindi non può esserci niente tra voi”. La mente era un turbine di pensieri.

“Chiara? Che mi dici? Per te va bene?” Sebastian la guardò incuriosito. “Sì, sì, scusa, certo che va bene” Luce non aveva la più pallida idea di cosa lui le avesse chiesto, ma non voleva farglielo sapere.

“Benissimo, domani mattina alle 8, prima della lezione ci vediamo nel mio studio così ti spiego meglio quali saranno i tuoi compiti”. Luce lo guardò come se fosse pazzo. “I miei compiti? Che compiti?”.

“Come mia assistente avrai ovviamente dei compiti da svolgere, o pensavi di non lavorare e di usufruire solo dei privilegi che ti dà questo ruolo?”.

“S…Sua assistente? La biondina non avrà da ridire?”, Sebastian fece finta di non aver sentito.

Luce sospirò “Certo, certo, sarò puntualissima.” Si sentiva smarrita, non credeva possibile di essersi cacciata in un pasticcio del genere. “Chiara, alla fine ti uccido”.

“Preferisco il tu se per te va bene”. Luce annuì appena, avrebbe passato molto tempo con lui, e sarebbe stato un bel problema. Doveva uscire il prima possibile da lì. “Se non c’è altro ci vediamo domani mattina alle 8”. Raccolse le sue cose e si avviò verso la porta. Sebastian la bloccò prima che potesse aprirla. “Volevo chiederti scusa per questa mattina”. Sembrava sinceramente dispiaciuto.

“Mi sono distratto e ho frenato all’ultimo. Non sto cercando di giustificarmi, non mi sarei mai perdonato se ti fossi fatta male per colpa mia”.

Luce avvampò nuovamente, la irritava questa cosa. “Per fortuna nessuno si è fatto male. A domani professore”, e uscì di corsa prima che potesse rivolgerle ancora la parola.

Arrivata a casa, Chiara non le chiese nemmeno com’era andata, troppo impegnata al telefono con la sua amica Lara.

Luce si chiuse nella sua stanza e provò a studiare, ma non riusciva a non pensare a Sebastian e al suo sguardo magnetico. Sentiva ancora il suo profumo. Chiuse i libri irritata, e si sdraiò sul letto.

Maledizione! Luce smettila di pensare a lui. Ma la sua mente e il suo cuore erano rimasti in quell’aula.

Il mattino seguente, Luce si sentiva agitata, il pensiero di vedere Sebastian le metteva ansia.

Arrivata al parcheggio la sua macchina era già parcheggiata; si fece coraggio e si diresse a passo deciso verso lo studio di Sebastian.

Lo trovò seduto in una poltrona di pelle scura, assorto nella lettura di un vecchio libro. Dopo alcuni istanti nei quali lui non le prestò attenzione Luce si schiarì la voce.

Si riscosse, la guardò e sorrise. “Buongiorno Chiara, sembri tesa. Volevo offrirti un caffè ma è meglio di no. Io ne vorrei uno macchiato con latte di soia freddo e un tramezzino alle verdure con pane integrale. Puoi andare al bar a prendere tutto e metterlo sul mio conto”.

“E’ questo che farò? Portarti la colazione?” Luce non ricambiò il sorriso.

“Tra le altre cose, sì”. Sebastian le sorrise di nuovo e continuò “Farai fotocopie, ricerche, mi porterai il pranzo e gestirai gli appuntamenti con gli altri studenti. Dovrai essere puntuale e arrivare la mattina con la colazione”.

Del ragazzo gentile del giorno prima non era rimasto nulla. Sebastian era tornato a essere l’arrogante e spocchioso ragazzo che l’aveva quasi investita. “Certo professore” Luce uscì senza dire quali fossero i suoi veri pensieri.

Tornò qualche minuto dopo con la colazione che lasciò sulla scrivania e andò in aula senza degnarlo di uno sguardo e senza rivolgergli la parola.

Lui la seguì qualche minuto più tardi, ignorandola per tutta la lezione. Solo quando lei fu vicina alla porta per uscire, una volta che tutti gli altri studenti se ne erano già andati, la fermò. “Nel pomeriggio ho bisogno di te per una ricerca. Prima di andare a casa però dovresti prenotarmi un tavolo per due al ristorante “La cascina” sarò lì tra un’ora. Ti aspetto alle tre. Puoi andare”.

Luce se ne andò arrabbiata. Prenotò il tavolo come richiesto da Sebastian e aspettò le tre nel parco dell’università, stesa sul prato. Era troppo arrabbiata perché il sole riuscisse a calmarla. Sebastian si era comportato male con lei e l’aveva trattata senza rispetto. In fondo era meglio così, sarebbe riuscita a dimenticarlo più in fretta.

Alle tre andò allo studio ma Sebastian non era ancora arrivato. Luce ne approfittò per sbirciare la libreria. Con sua sorpresa vide che anche lui aveva una copia di “Orgoglio e pregiudizio”. Lo aprì e lesse la dedica “Con tutto il mio cuore. A.”

Mentre lo rimetteva a posto, chiedendosi chi era A., Sebastian entrò nel suo studio insieme a una donna mora, molto elegante. Parlavano fitto e, come quel mattino, lui non si accorse della sua presenza.

Poco dopo la donna se ne andò e finalmente Sebastian si accorse che lei era lì.

Sul viso aveva sempre quel sorrisetto beffardo. Si vedeva che aveva bevuto. Gli occhi erano lucidi, lo sguardo però non aveva perso il suo magnetismo. Si avvicinò a lei. “Sei qui, sei arrivata puntuale. Bene.” Lui la guardò poi le porse un fascicolo. “Qui c’è la presentazione sugli Etruschi che devi fare per me, deve essere pronta tra una settimana. Ho una conferenza a Volterra mercoledì prossimo”.

“E’ uno scherzo?” Luce non credeva alle sue orecchie.

“Assolutamente no, e ovviamente tu verrai con me”. Il tono di Sebastian era fermo come il suo sguardo su di lei.

Luce non sapeva se ridere o piangere. Sarebbe stata da sola con lui per un paio di giorni. Il cuore iniziò a batterle all’impazzata.

Fortunatamente Sebastian sembrò non accorgersene e uscì dallo studio senza nemmeno salutarla.

Luce per tutta la settimana cercò di diventare anche più invisibile. Andava presto nello studio, facendo trovare a Sebastian la sua colazione e poi si rifugiava in biblioteca cercando di lavorare alla relazione, il tempo stringeva e voleva che fosse perfetta. Non per lui, ma per se stessa, poteva così evitare Sebastian, che era sempre pungente e sarcastico nei modi, ma i suoi occhi erano diversi, sembravano più dolci, quasi sofferenti e lei più volte aveva sentito il suo sguardo addosso.

Il lunedì pomeriggio Sebastian le permise di andare a casa prima per prepararsi: la mattina seguente sarebbero partiti presto.

Luce era molto tesa, non riuscì a chiudere occhio, e mezz’ora prima che la sveglia suonasse era già sotto la doccia.

La luce dello specchio del bagno proponeva occhiaie che le davano l’aspetto di un panda, non voleva disturbare Chiara, ma doveva correre ai ripari.

Andò nella sua stanza, Chiara era rientrata da poco da una festa, sapeva che si sarebbe arrabbiata tantissimo, ma infondo se era in quella situazione, era colpa sua.

“Chiara svegliati, ho bisogno del tuo aiuto”, Luce sussurrò appena sperando di svegliare la sorella senza farla diventare una furia. Lei si girò dall’altra parte senza averla sentita. Luce provò più forte, ma ottenne solo un grugnito poco promettente. Le rimase solo una possibilità. “Chiara alzati subito, sono le tre del pomeriggio come mai non sei all’università?”, Luce riusciva ad imitare alla perfezione la voce della madre.

La sorella si alzò dal letto correndo da una parte all’altra della stanza, cercando di formulare una scusa convincente.

“Chiara calmati, sono io, ho bisogno del tuo aiuto”, Luce scoppiò a ridere.

Chiara ci mise ancora qualche secondo per capire la situazione, poi guardò la gemella con uno sguardo che avrebbe incenerito una foresta. Luce non si fece intimidire, sapeva che appena avesse pronunciato le paroline magiche Chiara si sarebbe calmata. “Devi truccarmi e vestirmi.”

Chiara inclinò la testa e la guardò perplessa. “Cosa vuoi che faccia io?”

“Devi vestirmi e truccarmi!”, Luce scandì meglio le parole. “Vado a Volterra qualche giorno e tu mi devi aiutare. A parte che questa notte non ho dormito e ho delle occhiaie terribili”

“Luce, se vuoi puoi ancora dormire, è ancora notte, che fai alzata?” Chiara sbadigliò cercando di tenere gli occhi aperti. Poi si bloccò con le braccia alzate mentre si stiracchiava. “Dove vai tu?”

“A Volterra, te l’ho detto”

“Lui ci sarà vero? Sarete solo voi due.” Chiara stava cominciando a realizzare cosa voleva dire.

“Sì”, Luce riuscì a malapena a rispondere, le mancava il respiro al pensiero.

Si accorse che la sorella era a disagio e non infierì. “Ti aiuto volentieri. Vediamo il tuo armadio”.

Le due ragazze si diressero nella stanza di Luce. Quando Chiara aprì l’armadio rimase inorridita. La sorella vestiva di scuro, i suoi vestiti viravano dal nero al grigio, al blu al verde scuro. Lo richiuse scuotendo la testa, prese la sorella per mano.

Fortunatamente avevano la stessa taglia. Trovò tre vestiti perfetti per il giorno e un bellissimo abito da cocktail nero con inserti color petrolio.

Chiara era soddisfatta, poi guardò la sorella vestita di chiaro forse per la prima volta in vita sua, brillava, nome non era mai stato più azzeccato.

“Adesso passiamo al trucco e ai capelli”. Chiara era emozionata come se fosse lei che doveva partire per Volterra.

Luce si guardò allo specchio, si sentiva un po’ a disagio. Il vestito sembrava fatto su misura e metteva in risalto le curve al punto giusto. Anche le scarpe erano perfette, sperava solo di riuscire a portarle per tutto il giorno. Per sicurezza comunque aveva messo in valigia un paio di jeans e delle scarpe comode con pochissimo tacco.

“Non esagerare Chiara, prometti, non avrei tempo per struccarmi”. Luce si affidò alla sorella sapendo che era in buone mani.

In mezz’ora era pronta, vestita, truccata e pettinata. Doveva solo aspettare Sebastian che si era gentilmente offerto di venirla a prendere.

Lui arrivò puntualissimo e quando suonò alla porta, Chiara era già chiusa nella sua camera molto soddisfatta del suo lavoro.

Luce salutò e uscì trascinando la valigia, era un po’ più pensate di come se la ricordava.

Sebastian l’aiutò a caricare la valigia nel bagagliaio quando Luce non riuscì ad alzarla.

“Che ci hai messo dentro, i sassi?”, non perse l’occasione di essere scortese con lei.

Divenne rossa in volto, ma decise di non giustificarsi con lui. Salì in macchina e si trincerò nel suo silenzio. Passarono solo pochi minuti prima che Sebastian la stuzzicasse di nuovo. “Sono pochi giorni, non importava ti portassi dietro tutto il tuo guardaroba.” Poi la squadrò come se la vedesse davvero solo in quel momento, “Sei carina vestita così”.

>>> FINE PRIMA PARTE<<<

a domani

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