Il manoscritto Voynich è un codice illustrato del XV secolo che da oltre seicento anni resiste a ogni tentativo di decifrazione. Conservato alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale con la segnatura MS 408, è scritto in una lingua o in un sistema di scrittura che nessuno è ancora riuscito a identificare con certezza. Crittografi, linguisti, storici, matematici e persino i servizi segreti americani ci hanno provato: nessuno ha ancora convinto la comunità scientifica di aver trovato la chiave.
Cos’è il manoscritto Voynich: datazione, struttura e illustrazioni
Il manoscritto Voynich prende il nome da Wilfrid Voynich, mercante di libri rari polacco-britannico che lo acquistò nel 1912 durante un’asta indetta dai gesuiti di Villa Mondragone, a Frascati. All’interno trovò una lettera del rettore dell’Università di Praga indirizzata ad Athanasius Kircher, il celebre erudito del Seicento, in cui gli si chiedeva di analizzarlo. Kircher non riuscì a decifrarlo. Voynich donò il manoscritto alla biblioteca di Yale, dove è rimasto da allora.
La datazione al carbonio-14, eseguita nel 2009 dall’Università dell’Arizona su campioni di pergamena, colloca la creazione del manoscritto tra il 1404 e il 1438, nella prima metà del Quattrocento. Non è stato possibile datare l’inchiostro, il che rende il risultato parzialmente attendibile. Il volume è scritto su pergamena di vitello e conta circa 240 pagine suddivise in quattro sezioni tematiche: un erbario, un lunario, un trattato di scienza idraulica e uno agronomico. Ogni sezione è accompagnata da illustrazioni dettagliate, tra cui piante difficilmente riconoscibili, figure femminili immerse in vasche collegate da tubature, diagrammi astronomici e calendari.
Seicento anni di tentativi falliti: le principali teorie sul manoscritto
Nel corso dei secoli, le ipotesi sull’origine e sulla natura del manoscritto si sono moltiplicate senza mai convergere verso una soluzione condivisa. Tra le più accreditate figurano quella di un cifrario polialfabetico sofisticato, quella di una lingua artificiale inventata, e quella, più controversa, di un elaborato falso rinascimentale creato per ingannare i collezionisti. Una peculiarità che alimenta i sospetti: alcune illustrazioni botaniche raffigurano quello che sembrerebbe un girasole, pianta ignota in Europa prima del 1492, il che sposterebbe la datazione del manoscritto a dopo la scoperta dell’America.
Nel 2019 Gerard Cheshire dell’Università di Bristol sostenne di aver identificato nel testo una lingua romanza estinta, sostenendo che il manoscritto fosse opera di monache domenicane destinato alla regina d’Aragona. La comunità scientifica smontò la tesi in pochi giorni: un glottologo della Sapienza di Roma pubblicò su Academia.edu una confutazione punto per punto. Nel 2022 lo studioso Fletcher Crowe propose invece una lettura in arabo commissionata da Alfonso V d’Aragona. Nessuna di queste teorie ha ottenuto validazione accademica. Anche l’intelligenza artificiale, applicata di recente all’analisi della struttura linguistica del testo, non ha prodotto risultati definitivi.
La scoperta italiana: Eleonora Matarrese e il dialetto della Carnia
Nel 2023 la filologa ed etnobotanica Eleonora Matarrese, docente di Fitoalimurgia ed Etnobotanica all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, ha reso pubblici i risultati di sedici anni di ricerche sul manoscritto. La sua tesi è la più articolata mai proposta da una studiosa italiana: il testo sarebbe scritto in un dialetto medio-alto tedesco parlato nelle isole linguistiche della Carnia, in Friuli-Venezia Giulia, e più precisamente nell’area di Timau/Tschilbong, con influenze slave legate alla vicinanza con la Slovenia.
La chiave della decifrazione sarebbe l’erbario Gart der Gesundheit, volume del 1485 opera di Johann Wonnecke von Kaubes, custodito al Museo Carnico delle Arti Popolari Michele Gortani di Tolmezzo. Le caratteristiche linguistiche condivise tra i due testi avrebbero permesso a Matarrese di collegare il manoscritto a un preciso contesto geografico e culturale. Ha presentato pubblicamente i suoi risultati al festival Tolmezzo Vie dei Libri nel giugno 2024 e sta pubblicando i risultati in una serie di volumi dedicati, con analisi sezione per sezione.
La comunità scientifica: un enigma ancora aperto
La tesi di Matarrese ha ricevuto grande attenzione mediatica, ma la comunità accademica internazionale specializzata in manoscritti medievali e crittografia non ha ancora validato le sue conclusioni. Il pattern è lo stesso che ha accompagnato le precedenti presunte decifrazioni: annuncio, copertura giornalistica entusiasta, silenzio o scetticismo degli specialisti. Nessuno ha ancora pubblicato una confutazione sistematica del lavoro di Matarrese, ma nessuna rivista scientifica con peer review ha neppure confermato la scoperta.
Il manoscritto Voynich resta quindi un enigma aperto, e probabilmente lo rimarrà ancora a lungo. La sua resistenza alla decifrazione è parte integrante della sua identità culturale: è diventato un oggetto narrativo prima ancora che scientifico, capace di ispirare romanzi come Il trucco del diavolo di Fabiano Massimi (Longanesi, 2026), che costruisce intorno ad esso un thriller storico ambientato nella Roma del Settecento. Il manoscritto è liberamente consultabile in formato digitale sul sito della Beinecke Library di Yale. Per chi ama i libri che nascondono segreti e i generi letterari che li mettono in scena, sul portale è disponibile una guida al realismo magico come strumento per raccontare l’inspiegabile.