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Mondadori in libreria

L’uomo di latta – Sarah Winman – Recensione

L'uomo di latta più che un romanzo è una fiaba incantata e struggente, fatta di ricordi. Una sorta di lunga emozionante lettera d'amore che ci parla dell'amicizia, della bellezza e del dolore: che ci parla, insomma, della vita.

Ci sono momenti nella vita in cui ti capita di provare la sensazione di “stare” dentro una vicenda “incartata”, “senza sbocchi”… Può capitare sul lavoro, nella vita privata, leggendo un libro.

Ben lo sa chi scrive un libro e noi siamo gli spettatori che guardiamo dall’esterno e cerchiamo di trovare il punto d’incontro, quella spinta necessaria per capire il messaggio che esiste tra le righe.

L’uomo di latta – Sarah Winman

L’autrice ha affidato alle parole, nel più puro stile britannico/americano, che è fatto di pensieri brevi, ma intrisi di una miscellanea di emozioni, una storia che è uno spaccato di vita di una persona, del suo prima e del suo dopo attraverso i colori di una tela di Van Gogh.

Anche la scelta del titolo, che per assonanza potrebbe sembrare essere in simbiosi con un altro “uomo di latta”, per intenderci quello di Dorothy nel mago di Oz, poco ha da spartire con lui; l’uomo di latta della Winman il cuore ce l’ha ed è un cuore che ama, soffre, che si dona, si perde e si ritrova e resiste al trascorrere del tempo, ai colpi inferti a tradimento dal destino, ai condizionamenti dell’ambiente circostante.L'uomo di latta

I diversi archi temporali che si rincorrono nella trama fanno da scenario alla vita dei nostri personaggi e dei loro ricordi legati, indissolubilmente, ad un dipinto ad olio: I Girasoli di Van Gogh. 

Sarah Winman utilizza sapientemente il famoso dipinto che con i suoi colori è in grado di illuminare le giornate tristi e  grigie di Dora perché la tela le ispira Libertà, Possibilità Bellezza, che è quella che ha messo in atto quando, durante una festa al centro ricreativo del villaggio, vince un premio alla riffa e deve compiere una scelta, whisky d’annata per la felicità del marito, o il quadro di Van Gogh; lei afferra il quadro!

Lo stesso quadro sarà quello che molti e molti anni dopo opererà il miracolo sul figlio di Dora, Ellis. Ellis costretto ad abbandonare il sogno di diventare un artista, come voleva la madre,  perché costretto dal padre, alla morte di Dora, ad abbandonare gli studi e mettersi a lavorare.

Ellis che fa amicizia con Michael e che diventerà il suo miglior amico, insieme ad Anna, che sposerà, per ritrovarsi a cinquant’anni con un lavoro, fa il verniciatore (quasi una corrispondenza del suo desiderio di diventare un pittore), vedovo ed una corazza che si è costruito per non soffrire.

L’uomo di latta – Sarah Winman

Il tema della perdita domina incontrastato le poche pagine de L’uomo di latta, e compare a più riprese prendendo i tratti della lontananza, della malattia e della morte.

Eppure, nonostante manchi il lieto fine, vediamo lo svolgimento di una vita piena e dolce che ha legato Dora ed Ellis, l’amore che ha unito Ellis alla moglie Anna, i sentimenti che hanno legato i due dodicenni Ellis e Michael prima, e l’amore unico ed incondizionato di Michael per Ellis.

Una fiaba moderna che ci ricorda che di fronte alla tristezza abbiamo sempre delle armi per salvarci almeno un po’: la bellezza, l’arte e l’amore.

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Sarah Winman ci regala un libro intenso e indimenticabile che celebra quegli attimi quasi impercettibili che danno un senso e una direzione alla vita di ciascuno di noi.

Un dipinto colorato, copia di un’opera di Van Gogh, artista isolato e solitario per eccellenza che esprimeva nelle sue tele un mondo interiore immenso  e ribelle; e tanti riferimenti musicali che ho provato ad ascoltare mentre leggevo le pagine in cui venivano menzionati i pezzi.

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