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Libri da: Tuvalu il paradiso che rischiamo di perdere

L'isola che non c'è o l'isola che c'è, come i cambiamenti climatici fanno diventare gli abitanti migranti ambientali.

Caro iCrewer oggi voglio divertirmi un po’, perché lo stato che mi è toccato ha dell’inverosimile…

Pertanto iniziamo dalla… fine, e lo facciamo con una domanda:

Where The Hell Is Tuvalu? (Dove diavolo è Tuvalu?)

di Philip Ells

Come fa un giovane avvocato della città a diventare l’avvocato popolare del quarto paese più piccolo del mondo, a 18.000 chilometri da casa? Abbiamo tutti pensato di scendere dal tapis roulant, girarci la vita in testa e fare qualcosa di utile. Philip Ells sognava mari turchesi, spiagge sabbiose e palme, e li trovò nella piccola isola del Pacifico di Tuvalu. Ma né il suo pacchetto di briefing per il servizio volontario all’estero né la sua formazione legale potevano prepararlo per quello che è successo lì. Ha imparato a gestire stupri, omicidi, incesti, il crimine imperdonabile del furto di maiale e a guardare uno squalo negli occhi. Ma non ha mai osato chiedere al capo ottuagenario del Tuvaluan perché si è seduto immobilizzato da una roccia massiccia che poggia permanentemente sul suo inguine. Questa è la storia di un avvocato del Regno Unito che si scontra con una cultura delle isole del Pacifico. La ricaduta è commovente, drammatica, sconcertante e spesso divertente.”

Questa è una delle tante domande che si pone questo giovane uomo quando accetta di andare a fare l’avvocato nell’ISOLA CHE NON C’E’, anzi meglio dire CHE C’E’. Eh sì caro iCrewer, hai letto proprio bene, la famosa isola in cui Peter Pan trascorre la sua avventurosa infanzia esiste davvero!

Si chiama:

Tuvalu

tuvaluQuel puntino rosso che vedi è il paradiso che rischiamo di perdere. E’ una delle più piccole nazioni del mondo ed è costituita da 9 fra atolli ed isole dislocate in un’area di 700 chilometri; i territori più vicini sono le isole Gilbert (Kiribati) a nord-ovest e Wallis e Futuna (Francia) a sud-est. Il territorio di Tuvalu comprende 6 atolli ed altre 3 isole coralline singole, di superficie modesta; Vaitapu di 5,5 Km² è il più grande atollo del Paese, al secondo posto Nanumea che è di 4 Km², l’altezza massima raggiunta è di appena 4,6 metri sul livello del mare, sull’isola di Niulakita. Diviso, a livello amministrativo, in 9 distretti uno dei quali, Funafuti, viene indicato come capitale ufficiale del Paese, con uffici governativi ubicati nel villaggio di Vaiaku (650 abitanti).

Non ci sono centri urbani nel Paese ma solo villaggi con al massimo un migliaio di abitanti, come Senala e Fakaifou, entrambi nell’atollo di Funafuti che accoglie oltre metà della popolazione.

Gli abitanti sono per la quasi totalità di origine polinesiana (96%), con una piccola minoranza di micronesiani (4%); il 98% della popolazione è di fede protestante.

Questo arcipelago è uno stato dell’Oceania – ex isole Ellice – nell‘Oceano Pacifico a sud delle Figi. Abitato sin dall’inizio del I millennio a.C., l’arcipelago fu raggiunto dagli esploratori europei nel 1568 con l’arrivo dello spagnolo Alvaro de Mendana y Neyra. A partire da quella data vi approdarono, occasionalmente, solo mercanti di schiavi e cacciatori di balene. Alla fine del 19° secolo Tuvalu è entrato a far parte del protettorato britannico delle isole Gilbert, acquisendo ufficialmente denominazione di “isole Ellice“. Il protettorato divenne una colonia nel 1915.  Nel 1974 le differenze etniche all’interno della colonia spinsero i polinesiani di Ellice a votare per la separazione dai micronesiani delle Gilbert, che in seguito diventerà Kiribati. L’anno seguente le isole Ellice divennero una colonia britannica a sé, assumendo il nome di Tuvalu, acquisendo l’indipendenza nel 1978.

E queste sono le notizie geografiche ma, ti starai domandando, perché l’isola che non c’è? Perché questa isola ha rischiato di “sparire” a causa dell’innalzamento dei livelli del mare dovuto al cambiamento climatico. I maggiori esperti del mondo avevano previsto che il riscaldamento globale avrebbe influito sulla sua sparizione. Al contrario delle aspettative però, senza negare l’emergenza legata al clima, Tuvalu anziché iniziare a svanire sta crescendo, espandendo il suo territorio. Il pericolo non è scongiurato perché si tratta di una nazione che risulta la seconda più bassa del mondo, ed è sempre più problematica l’intrusione di acqua salata, in quelle poche aree abitabili, che costringe gli abitanti a diventare dei migranti.

Trovare libri di scrittori nativi di Tuvalu è un’impresa ardua, c’è una forte tradizione orale e le storie vengono tramandate così, e a livello di narrativa ancor meno e non vengono tradotti. Tutta colpa del cambiamento climatico che influisce molto anche su questo, a farne le spese è anche la Biblioteca ben fornita e ben conservata.

Tanti nomi e tanti volti: quello di Noataga, cinquantatré anni, pescatore in quest’angolo di mondo; oppure Rotani, ventun anni, che sogna di trasferirsi in Nuova Zelanda, o Namuea, settantacinque anni, che è preoccupata per i suoi nipoti e teme che la cultura tradizionale sarà inghiottita dall’oceano… insieme a Tuvalu; e come loro tutte le altre persone che abitano questo fragile paradiso.

L’acqua dell’oceano che si infrange arrabbiato sulle coste e i cicloni che periodicamente si abbattono su queste isole così difficilmente localizzabili sulle mappe geografiche provocano centinaia di sfollati; e non ci si abitua all’idea di non sapere cosa ne sarà della tua casa e del tuo pezzo di terra. Ed emigrare dove? Visto che la situazione è identica alle altre isole che circondano Tuvalu.

È vero, mio caro iCrewer, probabilmente non mi sarò attenuta molto al tema principale che sottende a questa rubrica, però ho pensato che sarà una vergogna quando i nostri figli e nipoti guarderanno indietro e capiranno che potevamo fermare tutto questo e non lo abbiamo fatto. Chissà se i figli e i nipoti di Tuvalu potranno guardare indietro dalla loro isola.

Ciò che ti consegno sono notizie importanti; speravo di “passartele” attraverso un libro o un racconto scritto da chi quei luoghi li vive giornalmente, purtroppo non ho trovato altro che notizie frammentarie, ma ti lascio un messaggio forte: salviamo il nostro pianeta.

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