Prosegue il nostro viaggio in giro per il mondo navigando tra le pagine e le parole dei libri degli autori sparsi in tutto il pianeta. Oggi atterriamo in Madagascar!

Parliamoci chiaro fin dalle prime parole di questo articolo, sfido chiunque ad associare la parola Madagascar alle parole letteratura e libri. Scommetto che nessuno di voi lettori lo farebbe. Anzi, dandoti del tu, ti invito a far volare la tua fantasia e a focalizzare la tua attenzione alle prime cose che ti vengono in mente pensando a questo stato che è come ben sai una isola africana. Immagino, e ne sono quasi certo, che il tuo primo pensiero sia andato sul film d’animazione della Dreamworks, quello dove ci sono i tre animali che con una squadra di pinguini scappano dallo zoo di Central Park a New York e si ritrovano su una spiaggia del Madagascar alle prese con una comunità di lemuri dando vita ad esilaranti avventure. Vero?

E’ stato così anche per me, quando dalla redazione, mi hanno chiesto di scrivere questo articolo inserito in questa meravigliosa rubrica che ci permette di apprendere ogni giorno informazioni nuove figlie della volontà di noi redattori di studiare e fare ricerche da condividere poi con voi lettori che quotidianamente ci date fiducia.

madagascar lemure
Hey tu!! State parlando di me?

Il Madagascar deve essere uno stato magico. Uso il condizionale perchè non essendoci mai stato mi devo basare su tutto quello che ho letto in preparazione a questo pezzo. Intanto bisogna subito dire che questa è la quarta isola più grande del mondo e che è nota sulla terra principalmente per i lemuri, quei simpatici animaletti che si arrampicano sui baobab e che, tornando al cartone animato, ballano come pazzi guidati dall’eccentrico Re Julien XIII. I lemuri sono una specie animale che vive solo qui. Non si trovano in nessun altro stato del pianeta. Del Madagascar sono anche i 2/3 delle specie conosciute di camaleonti. Sicuramente tutto questo è dovuto al clima tropicale che caratterizza l’isola che pensa si è staccata dal continente circa 140 milioni di anni fa.

Avvicinandoci al nocciolo dell’articolo, e quindi al tema letterario, bisogna partire dal presupposto che la lingua ufficiale è il malgascio anche se tutti parlano anche il francese, essendo stata in passato una colonia transalpina. L’istruzione non si distingue molto dalla nostra organizzazione: ci sono una scuola base, una scuola secondaria, una scuola specializzata e poi l’università. Ahimè più del 30% della popolazione è analfabeta. Sempre in termini di numeri e statistiche è curioso sapere che per quanto riguarda la religione il paese si divide più o meno in due: una metà scarsa pratica il cristianesimo, mentre una più sostanziosa metà della popolazione è devota a culti tradizionali locali incentrati su un forte legame con i defunti.

A questo punto io, che come avrai capito sono soggetto a continue associazioni libere di idee, non faccio fatica a capire che il genere letterario più diffuso nel paese sia la poesia. Perchè la poesia è tradizione, tramandare versi di generazione in generazione utilizzando il passaggio di voce orale fa parte delle più antiche pratiche letterarie, fin dai tempi in cui ancora non si era scoperta la scrittura. Mi immagino, giocando con i pensieri, versi e frasi utilizzati in macabre sere in cui si svolgono commemorazioni di defunti alla sola luce di torce infuocate. (Hai ragione, ho visto troppi film!).

Quel che è vero, però, è che la poesia in questo paese risale a centinaia di anni fa, addirittura probabilmente apparsa sotto forma di incantesimi e poi tramandata oralmente sotto forma di canzoni ritmate legate a qualche ballo particolare. Tutto questo è avvenuto fino al 1866, cioè fino all’arrivo degli europei, prevalentemente francesi, che hanno colonizzato l’isola e portato novità anche in questo campo. Sono così apparsi i primi teatri, le prime rappresentazioni e in seguito anche i primi giornalini.

bandiera del madagascar
I colori della bandiera del Madagascar

E’ in questo periodo di colonizzazione che vive e si distingue Ny Avana Ramanantoanina, considerato il primo vero poeta malgascio e un po’ il padre capostipite della letteratura del Madagascar. Con lui il messaggio politico è apparso anche nella produzione letteraria ed è stato il primo a cercare di dare una struttura e una regola alla poesia scritta nella sua lingua. Ha avuto una vita sicuramente tormentata, il suo attivismo politico l’ha costretto all’esilio sulle isole Comore e al suo ritorno in Madagascar ha preferito ritirarsi in una vita semplice come commesso in una libreria a Antananarivo, la capitale del paese. In questi anni di vita ‘modesta’ ha comunque fondato movimenti letterari e un giornale. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1940, gli è stata intitolata una via proprio nella capitale.

Uno dei discepoli, se vogliamo usare questo termine, di Ny Avana (così firmava le sue prime pubblicazioni appena sedicenne) è stato Jaques Rabemananjara, poeta nato nel Nord del paese, cresciuto a Antananarivo e poi vissuto per anni a Parigi dove ha ultimato i suoi studi alla Sorbona. Anche lui molto attivo politicamente, anche lui esiliato, imprigionato e poi diventato ministro in patria. I suoi poemi più importanti sono “Antsa” e “Lamba” scritti durante gli anni di prigionia nella capitale francese, luogo dove tra l’altro è morto nel 2005 dopo una vita praticamente passata facendo avanti e indietro tra Francia e Madagascar.

Insomma la poesia è la ciliegina sulla torta di questo paese che senza dubbio alimenta le nostre fantasie con spiagge bellissime e lunghi tratti di mare turchese. La poesia che con il suo potere avvicina mondi e popoli e li fa sentire sullo stesso piano, pensa che il Madagascar è tuttora uno dei paese più poveri del mondo, eppure i suoi poeti si sono tagliati uno spazio interessante anche in Europa. Mi viene da esclamare “Viva la poesia!”, e invece concludo con una citazione che sicuramente conosci e che sicuramente ti congederà con un sorriso dalla lettura:

Mi PIACE SE TI MUOVI, MI PIACE quel che MUOVI E ALLORA… MUOVI!

Re Julien XIII

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