Passare in un attimo da Scrittore del Popolo a nemico dello Stato per aver scritto un libro scomodo. 

È quello che è successo a Akram Najaf oglu Naibov, l’autore azero di cui voglio parlarti oggi. Conosciuto con lo pseudonimo di Akram Aylisli, è uno dei più famosi e controversi scrittori dell’Azerbaigian, visceralmente amato dai suoi connazionali fino all’uscita del suo libro Sogni di Pietra, nel 2015.

AzerbaigianMa prima, una breve presentazione dell’Azerbaigian. Chiamato ufficialmente Repubblica dell’Azerbaigian, si affaccia sul Mar Caspio e confina con Russia, Georgia, Armenia e Iran. Per la sua natura di crocevia di culture, questa zona del Caucaso è da sempre teatro di scontri. In particolare, quello tra armeni e azeri arriva fino ai giorni nostri, con la guerra del Nagorno-Karabakh, enclave situata all’interno dell’Azerbaigian ma abitata da una maggioranza armena. Dopo la tregua firmata nel 1994 il conflitto è stato congelato ma, ancora oggi, non è stato risolto.

Akram Najaf oglu Naibov

Akram Aylisli nasce nel 1937 in un villaggio situato al confine con Armenia e Iran, in quella che allora era la parte sovietica dell’Azerbaigian e oggi è l’exclave azera del Naxçıvan. Studia a Mosca e diventa un poeta, scrittore e drammaturgo. Presto i suoi scritti raggiungono la popolarità in patria: protagonista dei suoi romanzi è la bucolica vita del suo villaggio natio, un tema molto apprezzato anche in Unione Sovietica.

La sua carriera decolla sia nel mondo letterario (sue sono le traduzioni in azero di grandi autori stranieri come Gabriel Garcia Marquez o Anton Chekhov) sia in quello cinematografico. In Azerbaigian, viene insignito del titolo di Scrittore del Popolo e gli vengono consegnati i due più importanti riconoscimenti dello Stato: le medaglie Shokhrat (Onore) e Istiglal (Indipendenza). Nel 2005 viene eletto nel parlamento azero. 

Nel 2007 finisce di scrivere Da yuxular (Sogni di Pietra, edito in Italia da Guerini e Associati) ma lo tiene in un cassetto. Sa che la sua pubblicazione scatenerà un putiferio tra i suoi connazionali. Nel 2012, a seguito di un increscioso episodio di violenza, l’ennesimo tra azeri e armeni, decide di pubblicarlo sulla rivista letteraria russa Druzba Narodov (Amicizia tra i popoli). E da questo momento per lui e la sua famiglia la vita cambia completamente. I suoi libri vengono bruciati, gli viene tolta la pensione e ogni onorificenza ricevuta. Viene insultato, sbeffeggiato, dichiarato traditore dai sui connazionali e apostata dal Gran Muftì. Viene anche messa una taglia sulla sua testa: tredicimila dollari per chi fosse riuscito a mozzargli un orecchio – ritirata solo dopo insistenti pressioni internazionali. Sua moglie e suo figlio perdono il lavoro. Ma nonostante questo e l’invito a espatriare, Akram Aylisli vive ancora nella sua casa a Baku, la capitale dell’Azerbaigian. Simbolo di una libertà di espressione che non si piega all’odio.

Sogni di Pietra

Sogni di Pietra di Akram AylisliCome si legge nella prefazione di Gian Antonio Stella, il libro “tenta di capire e di spiegare le ragioni dell’’altro. Di più: cerca di riconoscere, con onestà, i torti della propria parte.
Il pretesto narrativo è il ricovero in gravi condizioni di un noto attore azero che aveva osato difendere un anziano armeno massacrato da un gruppo di ragazzi azeri a Baku. Da qui, mescolando più piani temporali insieme, si racconta del lungo conflitto, purtroppo ancora in corso, tra armeni e azeri.

Sinossi

Baku. Sera di dicembre: un ferito giunge in ospedale. È un noto attore azero che ha difeso un vecchio armeno da un linciaggio ed è stato per questo massacrato da fanatici azeri. Nel racconto si intersecano due tragedie: lo scontro etnico/religioso fra armeni e azeri e il mondo violento e pericoloso che si è creato dopo la fine dell’impero sovietico.
I pogrom contro gli armeni, le aggressioni in strada, la corruzione dei nuovi padroni e il servilismo e l’opportunismo dei sudditi si intrecciano, senza sovrapporsi al dramma del suo protagonista, che vive questo mondo come estraneo ai suoi principi morali. Il suo spirito anela alla città sognata di Ajlis. Qui, pur dopo i massacri del 1919, fu possibile ricostruire l’armonia di musulmani e cristiani, azeri e armeni. Ma anche lì il tempo della tolleranza sta giungendo alla fine.

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