La sindrome di up Book Cover La sindrome di up
Paolo Ruffini
Narrativa
Mondadori
30 aprile 2019
Ebook e cartaceo

Caro ICrewer, il libro che ti segnalo è una nuova uscita Mondadori che parla di “felicità” come un’abilita’ che si può imparare.

Il libro, infatti, è il racconto dell’autore, Paolo Ruffini, dell’esperienza vissuta con dei ragazzi con la sindrome di down, che sembrano conoscere molto meglio di tutti gli altri come si fa ad essere felici.

«Quando vado in giro vedo tanta gente musona, lamentosa, polemica, gente che sembra contenta di essere infelice. Allora mi sono chiesto: e se essere infelici fosse normale? Ma poi cos’è la normalità? C’è qualcuno più normale o più diverso? E rispetto a chi?

“La verità è che la vita è fatta di up e down: siamo tutti up quando le cose vanno come vogliamo e siamo down quando invece non rispettano le nostre aspettative. La cosa curiosa è che essere up è la condizione che caratterizza maggiormente le persone che hanno la sindrome di Down. Non so perché, sarà nel DNA, in quel cromosoma in più, ma è così. Per loro è più facile essere felici. Hanno una fiducia, una confidenza con la felicità che a me spesso manca. Forse perché per un’anomalia genetica hanno scoperto tesori inestimabili: la manifestazione dell’affettività, la risata contagiosa, la predisposizione al sorriso, il piacere di stare insieme, la meraviglia per le piccole cose. Sono i miei super- eroi, perché hanno il potere inconsapevole non solo di compiere l’impossibile, ma anche di insegnarti a fare altrettanto. Io ho capito come essere felice stando con persone con sindrome di Down.”

Paolo Ruffini

Spettacolo teatrale

Nato nel 1979, è attore, regista e autore. Nel 2018 ha debuttato con la Compagnia teatrale Mayor Von Frinzius nello spettacolo Up&Down, un happening comico con attori disabili che ha riempito i più prestigiosi teatri d’Italia; da questo è nato l’omonimo documentario cinematografico, che ha ottenuto il Premio Kineo alla 75a Mostra del Cinema di Venezia e una menzione speciale ai Nastri d’Argento 2019.

in quemodo che anche voi possiate impararlo. È semplice. (Semplice non vuol dire facile, vuol dire semplice.)»”

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