Se gli animali potessero parlare…

 

I fans club di Andrea Camilleri avranno certamente esultato per l’ uscita in libreria dell’ultimo libro del loro scrittore preferito. Lo scrittore siciliano, infatti, non si smentisce, e, a 92 anni e 100 opere, fino ad ora, pubblicate, si presenta al suo pubblico con un nuovo “Libretto,” come lui lo ha definito. Scritto e illustrato con la collaborazione di Paolo Canevari, il libro di Camilleri è rivolto, questa volta ai ragazzi, ma con lo sguardo indagatore di chi, da sempre, riflette sulla vita ponendosi domande, e dando ai lettori continui spunti di riflessione.

 

tacchini non ringraziano,”questo il titolo del libro, è un raccolta di storie e racconti dedicati al mondo degli animali e del loro inevitabile ma imprevedibile rapporto con gli essere umani. Camilleri, con la sua proverbiale sensibilità, bacchetta, in qualche modo il genere umano e lo fa, affidando ai protagonisti delle sue storie, messaggi importanti. Una sorta di mondo parallelo capace di parlare un linguaggio universale d’amore e di condivisione, solidarietà e fratellanza; sentimenti, a suo dire, da cui l’uomo, troppo concentrato su stesso, in genere rifugge.

Gli animali di Camilleri sono intelligenti, sagaci, imprevedibili ma arguti, nella loro istintiva  concretezza e semplicità, capaci di comprendere la logica umana e di contrapporsi ad essa con la naturalezza che li contraddistingue e  con le proprie qualità. Cani gatti, uccellini, serpenti e leoni, ognuno con la sua storia, a volte felice altre meno, ma tutte affrontate con dignità.  In un mondo fatto di prepotenza e di cattiveria, il mondo animale, per lo scrittore siciliano, si rivela migliore di quanto non si possa pensare ed è lo stesso Camilleri a porsi delle domande…

 

 

Se veramente, un giorno, riusciremo a sapere quali opinioni hanno di noi gli animali, sono certo che non ci resta altro da fare che sparire dalla faccia della terra, sconvolti dalla vergogna. Sempre che tra 50 anni l’uomo sappia ancora provare questo sentimento”

Parole dure ma con un fondo di verità, da cui non si può prescindere, anzi, “con il tempo, anche per gli animali e la loro unicità, afferma lo scrittore, il mondo degli umani diventerà troppo brutto e invivibile”. Eppure, in ogni storia, il finale regala sempre la speranza di conquistare il sospirato equilibrio e condividere, un giorno, un mondo migliore, nel rispetto e nell’amore.

Fans o no, Camilleri ha troppo da insegnarci e io non posso che consigliarvi caldamente di occupare un piccolo posto della vostra libreria con il suo libro, ma lasciatemi esprimere un piccolo personale pensiero, anche io ho il mio zoo, un mondo fatato, fatto di sguardi, di lunghi silenzi dove la parola non è importante, gesti quotidiani che ti aprono il cuore, un amore che mi ha resa migliore e da cui, ogni giorno, imparo qualcosa… l’importante è saperli ascoltare…

 

Nato a Porto Empedocle (Agrigento) il 6 settembre 1925, Andrea Camilleri vive da anni a Roma.Regista, autore teatrale e televisivo, ha scritto saggi sullo spettacolo.

Negli anni dl 1945 al 1950 ha pubblicato racconti e poesie, vincendo anche il Premio St Vincent.

Ha insegnato Istituzioni di Regia all’Accademia d’Arte Drammatica.

È sposato, ha tre figlie, quattro nipoti e una bisnipote.

La mattina, appena alzato, gli piace “tambiasare” per una “mezzorata” circa, facendo tutte quelle cose inutili come raddrizzare un quadro, scorgere la copertina di un libro, etc.

Ha frequentato il liceo classico Empedocle di Agrigento ma non ha mai sostenuto l’esame di maturità perchè nel maggio 1943, a causa dell’imminente sbarco in Sicilia delle forze alleate, si decise che sarebbe valso il solo scrutinio.
A giugno inizia, come ricorda lo scrittore, “una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere di sangue, di paura”.
Durante lo sbarco degli alleati in Sicilia Andrea Camilleri, in compagnia di alcuni amici d’infanzia, ha assistito ad un episodio che lo ha colpito profondamente. Un  soldato americano che aveva i gradi nascosti da fiori alla vista di una tomba tedesca, con un gesto inconsulto, con molta rabbia e odio, spezzò la croce che era stata posta lì con un gesto caritatevole. Quel soldato, si scoprì più tardi, era il generale Patton, militare di alto ingegno e coraggio ma definito dai suoi stessi sottoposti (di chiara origine siciliana) “un uomo fituso“.

Sin dal 1949 Camilleri lavora alla Rai come delegato alla produzione, regista e sceneggiatore; in queste vesti ha legato il suo nome ad alcune fra le più note produzioni poliziesche della TV italiana, come i telefilm del Tenente Sheridan e del Commissario Maigret, e a diverse messe in scena di opere teatrali, con un occhio di riguardo a Pirandello.

Col passare degli anni ha affiancato a questa attività quella di scrittore; è autore di importanti saggi “romanzati” di ambientazione siciliana nati dai suoi studi sulla storia dell’Isola.
La scrittura prende finalmente il sopravvento al momento dell’abbandono del lavoro come regista/sceneggiatore per sopraggiunti limiti di età (mai pensione fu più opportuna!).

Nel 1978, dopo una decina d’anni di inutili ricerche di una casa editrice disposta a dargli credito, esordisce nella narrativa con Il corso delle cose (Lalli), pubblicato gratis da un editore “a pagamento” con l’impegno di citare l’editore stesso nei titoli dello sceneggiato TV tratto dal libro, La mano sugli occhi; il libro però non viene notato praticamente da nessuno.

Nel 1980 esce da Garzanti Un filo di fumo (riedito poi, come il primo, da Sellerio), primo di una serie di romanzi ambientati nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigàta a cavallo fra la fine dell”800 e l’inizio del ‘900.

Ma è nel 1992, con l’apparizione (sempre da Sellerio, che pubblica la gran parte delle sue opere) de La stagione della caccia, che Camilleri diventa un autore di grande successo: i suoi libri, ristampati più volte, vendono ora mediamente intorno alle 60.000 copie.

Oltre alle opere ambientate nella Vigàta di un tempo, dal Birraio di Preston (1995) – il libro ai suoi tempi più venduto con quasi 70.000 copie – a La concessione del telefono (1999), ci sono i gialli della Vigàta odierna del Commissario Montalbano, con l’invenzione del quale arriva il grande successo (dal 1999 anche televisivo).
Montalbano è il protagonista di romanzi (il primo è La forma dell’acqua, del 1994) e racconti che non abbandonano mai le ambientazioni e le atmosfere siciliane e che non presentano alcuna concessione a motivazioni commerciali o a uno stile di più facile lettura. Da anni ormai le indagini del sarcastico Commissario, nonché le atmosfere e il divertente e azzeccato linguaggio italo-siculo dei romanzi e dei personaggi di Camilleri, affascinano migliaia di lettori.

Nei suoi romanzi l’intreccio poliziesco è fondamentale, ma è anche il pretesto per la creazione dei personaggi. L’aspetto e il carattere di questi è una parte del lavoro di creazione che Camilleri cura particolarmente. I protagonisti delle sue storie sono spesso infatti molto divertenti ed ironici; ma anche molto malinconici, e questo vale in  misura maggiore per il Commissario Montalbano.

In altre pagine del sito maggiori dettagli sulla bibliografia, le attività nel campo dello spettacolo, gli scritti per il teatro.

 

 

 

 

 

 

 

 

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