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Leggere a New York: The New York Public Library

Inizia con questo articolo un trittico dedicato al mondo dei libri nella grande mela. Partiamo con la maestosa biblioteca pubblica.

Caro lettore, tutto per te un breve percorso alla scoperta del mondo dei libri a New York. Un viaggio assolutamente amatoriale, che ho fatto io in prima persona nella prima metà di settembre, che non si propone di essere una guida turistica o un manuale enciclopedico di biblioteche e librerie, ma semplicemente il racconto o il diario della mia esperienza personale arricchito dalle mie emozioni. Siediti dunque comodo davanti al tuo computer e lasciati avvolgere dalla magia e dalla spettacolare seduzione che solo una città come New York sa infondere.

Sono stato alla New York Public Library in una giornata uggiosa. Presto. Ancora prima che aprisse, così ho potuto assistere allo spettacolo degli studenti, o lettori, che si mettono compostamente in coda per entrare a soddisfare il loro bisogno di cultura. L’edificio è maestoso, un magnifico esempio di architettura Beaux-Arts ( l’ho letto sul depliant che si può ritirare gratuitamente e in tutte le lingue nell’ampio salone d’ingresso, mica sono cose che so di mio 🙂 ) ed è situato all’angolo tra la 42esima strada e la Fifht avenue, per intenderci quella famosa per tutte le boutique griffate. L’ingresso più bello, a mio avviso, è quello con scalinata dalla quinta, quello dove ci sono i due leoni in marmo, che si dice siano a guardia del tesoro letterario custodito, posizionati ai due estremi della scalinata fin dagli anni quaranta e che sono conosciuti con il nome di Pazienza e Temperanza. E’ da qui che sono entrato, direttamente al primo piano.

The New York Public Library - ingresso
L’ingresso della New York Public Library. Come si vede giornata uggiosissima

Si entra e ci si trova in un ampio atrio e la prima cosa che colpisce è l’organizzazione. Ci si infila tutti sulla destra per i controlli alle borse e agli zaini, e in meno di due minuti si è liberi di volare (perchè davvero in un luogo così la sensazione è quella di sentirsi leggeri) dove si vuole. Dopo aver preso il depliant rigorosamente in italiano inizio il mio giro per i vari saloni spinto da una innata forza nutrita dalla voglia di vedere, sapere, scoprire e conoscere. Non ho ancora detto che questa è la sede centrale, o comunque la più suggestiva, aperta nel 1911, di un Network che comprende altre 88 biblioteche dislocate in tutta la città e nei vari distretti (Queens, Bronx, Staten Island) tutte inglobate sotto un unico nome: appunto The New York Public Library.

Ma torniamo dentro, al primo piano, dove si trova la sala di lettura mappe, che annovera una delle collezioni pubbliche di mappe più grandi al mondo. E’ quasi impossibile quantificarle e, davvero, se si è bravi con la fantasia, si può viaggiare percorrendo rotte sui vari planisferi esposti. Anche se devo dire la verità la maggior parte di quelle che ho visto, sono tutte mappe di New York. Saranno un migliaio, o forse di più.

Dalla parte opposta, e quindi ripercorrendo a ritroso tutto il salone d’ingresso lasciandosi incantare dai bianchi marmi che ammaliano la vista, si trova la sala periodici DeWitt Wallace, che è un vanto per la città in quanto sembra essere (secondo il depliant) una delle sale aperte al pubblico più belle, con i suoi lampadari eleganti e i murales straordinari. Io non sono dello stesso avviso, non perchè non sia un luogo incantevole, ma perchè secondo me il pezzo forte arriva dopo, al terzo piano.

Ma questo ancora io non lo so, io che sono ancora al piano d’ingresso e che siccome nel mio programma giornaliero ho pianificato anche la visita dell’Empire State Building e un po’ di shopping nel grande magazzino Macy’s, decido di visitare velocemente e superficialmente il secondo piano, che in questi giorni ospita una mostra temporanea, e di salire quasi direttamente all’ultimo.

Già salendo le scale mi rendo conto che sto per raggiungere il clou della biblioteca e con ancora il piede sugli ultimi due gradini mi si spezza il fiato. Si resta incantati per davvero quando si arriva alla Rotonda McGraw. Una ampia sala con arcate immense, decorazioni coloratissime e dipinti stupendi. Posso garantirvi che ho esclamato “OOOOhhhh” e che sono rimasto seduto sulla panca in marmo almeno cinque minuti a ruotare la testa a 360° con gli occhi all’insù per riempirmi di tanta bellezza.

La mappa disegnata sul depliant dice che sono vicino alla sala che cercavo da quando sono entrato, la sala principale di lettura Rose, la più famosa, la più conosciuta, la più vista nei film (chi non si ricorda la scena di Ghostbusters??). Per arrivarci si deve passare attraverso la sala pubblica dei cataloghi Bill Blass, anche questa splendida. Lunghe schiere di tavoloni alti, con sgabelli posizionati quasi in modo ossessivo in ordine, tutti alla stessa distanza e con lampade ad hoc per ogni postazione di lettura. Non ho resistito e mi sono fatto scattare una foto seduto su uno di quei banchi di studio, quasi fossi un letterato serio o uno studioso incallito.

E invece la sensazione che si ha qui è quella di non sapere niente. Tutte le sale sono piene di libri, cataloghi, volumi vecchissimi, distribuiti con un ordine pazzesco lungo tutte le pareti. Il primo pensiero che viene alla mente è quello di sentirsi piccoli piccoli davanti a tutto il sapere custodito in questo edificio. Libri, libri, libri e ancora libri. Sarei curioso di sapere se in mezzo a tutto questo tesoro c’è qualche testo in italiano ma non riesco a trovare una risposta e ancora oggi, mentre scrivo questo pezzo, questo interrogativo mi frulla per la testa. Dovrei fare qualche ricerca on line.

Sala di lettura Rose
Eccomi finalmente nella sala di lettura Rose

Finalmente, tornando alla mia escursione, arrivo nella Sala principale. Mi viene da ridere ripensandoci, la prima sensazione non è che bellezza, non è che meraviglia ma è che freddo!! Si congela. L’aria condizionata è sparata a mille e io penso sia così per il mantenimento dei volumi antichi. Ma mi chiedo come possano stare ore seduti a studiare quei ragazzi che già, dopo poche ore dall’apertura e con questa temperatura così per nulla confortevole affollano i tavoli e i banchi. La sala però è davvero magnifica. E’ la mia ciliegina sulla torta di questa visita. E’ proprio quello che cercavo e che volevo vedere. Sarà grande come un campo di calcio, o football americano visto che siamo in America. O forse anche di più. Si dice che qui si possono trovare studiosi e ricercatori di tutto il mondo, e non si fatica a crederci. In un posto così ti viene, per forza di cose, voglia di studiare, la struttura e l’armonia dell’ambiente sembrano fatte apposta per incoraggiarti ad imparare e piegare la testa sui libri.

Sono già passate un paio di ore, è per me giunto il momento di tornare al primo piano e andare, proseguire il tour prefissato. Esco sempre da dove sono entrato, questa volta seguendo un percorso obbligato che porta tutti a sinistra. A destra si entra, a sinistra si esce. Una organizzazione perfetta. Siamo in tanti eppure non c’è il minimo intoppo e sopratutto non c’è caos. Un silenzio rispettoso ha fatto da colonna sonora a tutta la mia visita.

Faccio una breve sosta seduto su una panchina a Bryant Park, il piccolo parco adiacente alla biblioteca. Luogo dove d’estate si fanno eventi legati alla cultura: concerti, letture e conferenze. E’ un posto magico anche questo. Ci sono ragazzi che studiano, che scelgono di stare all’aria aperta e leggere accompagnati dal canto dei fringuelli.

O forse chissà, meglio l’aria settembrina dell’aria condizionata a mille!

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