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Libri da… Laos, una terra poco conosciuta

Laos, locus amoenus dalle chiare, fresche et dolci acque come direbbe Petrarca, spesso territorio offuscato dalla popolarità dei vicini più noti come Thailandia, Vietnam e Cambogia

Un paradiso, con splendidi paesaggi bucolici e ameni, situato nel Sud Est Asiatico, l’unico a non avere sbocchi sul mare.

In questa occasione particolare voglio narrarvi un po’ della storia, ma soprattutto della geografia e delle attrattive del Laos, considerato una delle perle dell’Asia perché ha saputo mantenere immutate le affascinanti atmosfere di un tempo. Cosa ha da offrire? Templi spettacolari, monaci buddisti, siti dell’Unesco che si associano ad una natura incontaminata; questi sono solo alcuni aspetti che rendono molto attraente il paese, considerato una gemma tutta da scoprire. Il Laos è il meno sviluppato e per questo il più enigmatico dei tre stati che costituivano l’Indocina Francese, anche perché, finito il dominio coloniale e i conflitti interni, si è ritrovato per anni in uno stato di isolamento che l’ha mantenuto in una sorta di aurea magica. L’assenza di influenze esterne offre la possibilità al visitatore di entrare in contatto con uno stile di vita rimasto immutato nel tempo e che permette di vivere esperienze fuori dal comune. Attraversato dal fiume Mekong, il Laos è famoso per il territorio montuoso che abbraccia una complessa zona impervia di alteterre allungate in direzione NO-SE, con cime superiori anche ai 2000 m, coperte da foreste di carattere tropicale fino a 1500 m circa e, più in alto, da conifere. Nel cuore del Laos settentrionale si eleva l’Altopiano del Tran Ninh, boscoso e ricco di minerali, poco popolato, presenta la cima più elevata del paese, il Phou Bia (2818 m). Il basso Laos è costituito, invece, da tre diverse sezioni morfologiche: l’impenetrabile foresta pluviale, un vasto altopiano coperto dalla foresta a parco e dalla savana, infine, una lunga piana alluvionale che si estende, per circa 800 km, in direzione NNO-SSE ai due lati del suddetto fiume. L’architettura coloniale francese, gli insediamenti tribali sulle colline sono tipici di questo stato, Vientiane, la capitale, ospita il monumento a That Luang, il reliquiario qui presente si dice che contenga lo sterno di Buddha. Potrai osservare l’arco monumentale in ricordo della guerra di Patuxai e camminare per Taalat Sao un mercato mattutino, con un ricco complesso di banchetti che vendono cibo, una sorta di street food, coi prodotti tipici, abbigliamento e oggetti artigianali.

Cascate Kuang Si

Etnicamente è considerato lo stato più complesso dell’Indocina, prende nome dal suo gruppo maggiore, i Lao, di stirpe thai, insediatisi dalla Cina nel 10° secolo. Di origine cinese sono anche alcune tribù che parlano lingue birmano-tibetane, infiltratesi nel paese durante il 19° sec.: i più rappresentativi sono i Meo e gli Yao, distribuiti al Nord, nella fascia altimetrica compresa fra i 1000 e i 1400 m. Vi è, inoltre, un notevole gruppo che parla lingue mon-khmer; gli aborigeni Kha (insediatisi forse dal Neolitico) vivono invece sulle alture boscose.

La storia di questo Stato è abbastanza controversa infatti partendo nel lontano 17° secolo il Laos fu diviso nei due regni di Vientiane e di Luang Prabang, il primo annesso al Siam nel 1927 e il secondo controllato dallo stesso. Nel 1893 il Siam dovette cedere la maggior parte del territorio alla Francia; nei decenni successivi, fino al 1946, vari accordi definirono i confini tra il Laos e il Siam divenuto in seguito Thailandia. Durante la Seconda Guerra Mondiale il paese fu occupato dai Giapponesi e nel marzo del 1945 il re Sisavang Vong fu spinto a proclamare l’indipendenza. Quando i Giapponesi si ritirarono, il movimento Lao Issarak, diede vita a un Governo Indipendente a Vientiane. Nel 1946 il territorio del Laos tornò nelle mani dei Francesi, che respinsero l’offensiva del movimento Lao Issarak e riunirono in un unico regno sia quello settentrionale che quello meridionale sotto la dinastia di Luang Prabang. Nel 1949 finalmente il Laos divenne autonomo. Una parte del movimento nazionalista, sotto la guida del principe Souphanouvong, si alleò con i comunisti del Vietminh dando vita al movimento ribelle del Pathet Lao, le cui forze intrapresero una guerriglia contro Luang Prabang e nel 1953 lo invasero assicurandosi il controllo di parte del territorio. Il Laos fu ammesso all’ONU nel 1955, ma di fatto rimase diviso in due parti, una guidata dal moderato principe Souvanna Phouma, l’altra, filocomunista, guidata da Souphanouvong. Souvanna Phouma fu allontanato dal governo nel 1958 e il potere finì nelle mani di un movimento anticomunista sostenuto dagli Stati Uniti che portarono alla ripresa della guerriglia nel 1959.

Alla Conferenza Internazionale di Ginevra nel 1962 le tre fazioni si accordarono su un governo di unità nazionale con Souvanna Phouma primo ministro, sottoscrivendo un patto sull’indipendenza e la neutralità del Laos, il quale prevedeva anche l’evacuazione delle forze straniere insediatesi sul paese. Il debole equilibrio raggiunto si ruppe con l’assassinio del Ministro degli Esteri Quinin Pholsena, rappresentante di sinistra nel 1963. La guerra civile si riaccese e la crescente presenza statunitense e nord-vietnamita spinse il Paese nel conflitto che si stava intensificando nel Vietnam. Per un decennio il settore orientale del territorio del Laos fu sottoposto a massicci bombardamenti americani, volti a interrompere il cosiddetto sentiero di Ho Chi Minh percorso vitale per gli eserciti e per i rifornimenti provenienti dal Vietnam del Nord. Mentre il Governo di Vientiane era sostenuto militarmente ed economicamente dagli USA, il Pathet Lao, che proseguiva l’espansione militare, aveva il massiccio supporto del Vietnam del Nord. Nel 1974 entrò in carica un Governo di Unità Nazionale presieduto da Souvanna Phouma, mentre Souphanouvong, leader del Pathet Lao, assumeva la presidenza del Consiglio Nazionale così le forze militari straniere lasciarono il paese. Nel 1975 la destra fu estromessa dal Governo e il Pathet Lao, che aveva esteso il controllo politico-militare su gran parte del paese, assunse il controllo di Vientiane. Di fronte a questa nuova situazione, il re Savang Vatthana abdicò e fu proclamata la Repubblica Democratica Popolare edificando lo Stato Socialista. Tanti furono gli esodati politici che si rifugiarono in Thailandia.

Ed è a questo punto che ti vado a segnalare il racconto autobiografico di V. Souvannavong intitolato: La giovane prigioniera. Diario di una vittima del Laos comunista edito Guerini e Associati pubblicato in Italia nel 2008 tradotto da C. Foresi

Strappata alla sua vita da bambina, una quindicenne innocente viene arrestata e deportata in un campo di concentramento del Laos comunista. Qui, colpita nel corpo e nell’anima, dovrà affrontare violenze, umiliazioni, offese, torture. Qui dovrà fare appello a tutta la sua forza per resistere e per tentare la fuga verso la Thailandia e poi verso l’Europa. Questo è il diario dei suoi 1139 giorni di prigionia trascorsi, a partire dal 1975, in uno dei terribili campi di rieducazione del Partito popolare di Lao. È una storia appassionante, un inno al coraggio di una giovanissima donna così tenacemente attaccata alla vita ma soprattutto la denuncia di una situazione tanto insostenibile quanto sconosciuta ai più.

Indi per cui non mi resta altro che augurarti: buon viaggio, che sia un’andata o un ritorno
che sia una vita o solo un giorno, che sia per sempre o un secondo.

L’incanto sarà godersi un po’ la strada

Amore mio comunque vada

Fai le valigie e chiudi le luci di casa

Coraggio lasciare tutto indietro e andare

Partire per ricominciare

Che non c’è niente di più vero

Di un miraggio

E per quanta strada ancora c’è da fare

Amerai il finale

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Chi ha detto

Che tutto quello che cerchiamo

Non è sul palmo di una mano

E che le stelle puoi guardarle

Solo da lontano

Ti aspetto

Dove la mia città scompare

E l’orizzonte è verticale

Ma nelle foto hai gli occhi rossi

E vieni male

Coraggio lasciare tutto indietro e andare

Partire per ricominciare

Che se ci pensi siamo solo di passaggio

E per quanta strada ancora c’è da fare

Amerai il finale

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Il mondo è solo un mare di parole

E come un pesce puoi nuotare solamente

Quando le onde sono buone

E per quanto sia difficile spiegare

Non è importante dove

Conta solamente andare

Comunque vada

Per quanta strada ancora c’è da fare

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Di Cesare Cremonini

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