Virginia Woolf scrittrice, femminista, ma soprattutto una donna che ha dato la voce a tante. Ma conosciamo davvero la sua vita?

Virginia fa il suo incontro nel 1939 con Freud, mentre una decina di anni prima aveva pubblicato la sua opera con Hogarth Press, la casa editrice fondata con il marito Leonard Woolf.

Già, non è un caso che la grande scrittrice, che ha dato il via al cambiamento intellettuale, si incontrasse con il padre della psicoanalisi. Condivideranno ricordi, interessi e preoccupazioni, unendo le due menti; un punto fondamentale per lei.

La scrittrice ha avuto la fortuna di crescere in un ambiente stimolante a livello intellettuale, a contatto con figure della cultura vittoriana importanti come: Henry James e T.S. Eliot. Purtroppo, i tempi di allora non permisero né a lei né alla sorella di frequentare istituti scolastici, costruendosi dunque un “sapere” come autodidatta grazie alla vasta scelta della biblioteca di famiglia. Dunque, già dall’inizio d la colpa della sua mancanza di possibilità al suo essere donna.

Virginia, nonostante la vita agevolata, arriverà ad affrontare momenti molto duri quali: la morte della madre, della sorellastra e del padre, che la portano così a delle profonde crisi, sommandosi a vere violenze sessuali subite da un membro della famiglia.

Ma tutto questo non bastò a fermarla tant’è che arriva, con la sorella Vanessa, a formare il Bloomsbury Group, un gruppo di artisti in Inghilterra nel quartiere londinese da cui prende il nome. Fra i suoi membri vi sarà il marito Leonard Woolf che sposerà nel 1912.

E’ in questi anni che la Woolf si dedicherà a tempo pieno alla sua vera passione, la scrittura, ma prima come giornalista.

Sono molte le opere che possiamo citare, come La signora Dalloway del 1925, Gita al faro del 1927, Orlando del 1928.

Nel 1917 il marito le compra una stampatrice riuscendo a fondare con Virginia la Hogarth Press, diventando una vera attività consolidata.

Purtroppo Virginia Woolf muore suicida nel marzo 1941. Attualmente c’è stata una riscoperta di questa autrice, tanto che viene costantemente proposta come lettura scolastica, sia per le sue critiche femministe degli anni Settanta che per la sua “analisi”.

Lo stile di scrittura di Virginia è un’altra delle motivazioni che rende questa autrice interessante. Abbandonò la tecnica della narrazione tradizionale per svilupparne una più moderna. Eliminò la forma del dialogo diretto portando l’attenzione al monologo interiore del soggetto. Non ha cronologia precisa e la narrazione si sposta in avanti e indietro nel tempo con pensieri e ricordi. Facciamo degli esempi:

-Rappresentare lo scorrere del tempo in dodici ore: La signora Dalloway.

-In pochi giorni: Tra un atto e l’altro.

-In diversi anni: Gita al faro.

-In tre secoli: Orlando.

Mentre il linguaggio è raffinato, ricco di metafore e figure retoriche per esprimere il flusso di coscienza. Il tempo, in questo caso, non è visto come uno scorrere perenne, ma momenti distaccati e riuniti da idee o semplicemente dall’immaginazione.

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Cristiana Meneghin
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Che bell’articolo!