Dal 26 maggio 2026 torna in libreria “La guerra fredda culturale. Come la CIA ha influenzato l’immaginario europeo” di Frances Stonor Saunders, pubblicato da Fazi Editore in una nuova edizione arricchita dalla prefazione di Giovanni Fasanella. A oltre vent’anni dalla prima pubblicazione, il libro si conferma uno strumento indispensabile per comprendere non solo la storia del dopoguerra, ma anche le forme contemporanee del potere culturale, tra soft power, propaganda e guerra cognitiva. Il volume conta 696 pagine e ha un prezzo di 22 euro.
Una strategia occulta su scala continentale
Il punto di partenza del libro è una domanda apparentemente semplice: nel secondo dopoguerra, come hanno fatto gli Stati Uniti a orientare il dibattito intellettuale europeo a proprio favore? La risposta che Saunders ricostruisce, grazie a documenti desecretati e interviste esclusive, è sorprendente nella sua ampiezza e sistematicità. Attraverso la CIA, il governo americano finanziò in modo occulto una vasta rete di iniziative culturali in Europa, con l’obiettivo dichiarato di contrastare l’influenza sovietica e ridurre il peso elettorale dei partiti di sinistra.
Il contesto storico è quello di un’Europa uscita devastata da due decenni di nazismo, fascismo e guerra mondiale, in cui gran parte degli intellettuali aveva maturato posizioni critiche nei confronti del capitalismo. La CIA intuì che il fronte culturale era tanto importante quanto quello militare, e agì di conseguenza.
Il Congress for Cultural Freedom e le riviste finanziate
Al centro di questa strategia vi fu il Congress for Cultural Freedom, presentato come un’organizzazione indipendente ma in realtà una copertura diretta della CIA. Al momento del suo massimo sviluppo, il Congress aveva filiali in 35 paesi. Attraverso di esso, l’agenzia americana finanziò riviste, premi letterari, fondazioni e istituzioni artistiche in tutto il mondo occidentale. In Europa trovarono sostegno la rivista anglo-americana “Encounter”, la francese “Preuves” e la tedesca “Der Monat”. In Italia il principale strumento fu “Tempo Presente”, diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte, che per anni non seppe dell’origine dei propri finanziamenti. Quando lo scoprì, nel 1967, Silone si dimise e la rivista chiuse immediatamente.
Tra gli intellettuali coinvolti, spesso in modo inconsapevole, figurano alcuni dei nomi più importanti del Novecento: Isaiah Berlin, Hannah Arendt, George Orwell, Arthur Koestler, Raymond Aron. Una lista che rende l’entità dell’operazione ancora più difficile da immaginare.
Arte e musica come armi ideologiche
La propaganda culturale della CIA non si limitò all’editoria. Sul fronte musicale spiccarono le tournée della Boston Symphony Orchestra nelle capitali europee e la Conferenza internazionale della musica del ventesimo secolo a Roma nel 1954. Sul fronte delle arti visive, l’espressionismo astratto americano venne promosso sistematicamente come simbolo della libertà creativa del mondo occidentale, in contrapposizione al realismo socialista imposto dall’Unione Sovietica. Le opere di Pollock, Gorky e Motherwell diventarono protagoniste delle gallerie europee per un intero decennio, in un progetto che Nelson Rockefeller definì “arte della libera impresa”.
Perché questo libro è ancora attuale
Quello che rende “La guerra fredda culturale” un classico è la sua capacità di parlare al presente. Le dinamiche che Saunders descrive, ovvero l’uso della cultura come strumento di influenza politica, la costruzione di un’estetica ideologica, il finanziamento occulto del dibattito intellettuale, sono dinamiche che non appartengono solo al passato. La prefazione di Giovanni Fasanella nella nuova edizione sottolinea proprio questo aspetto, definendo il libro “la prima cronaca del complotto più misterioso e meno raccontato della storia” e una “poderosa e inconfutabile ricostruzione” dei rapporti tra la CIA e l’intellighenzia anticomunista europea.
Il giudizio della critica internazionale, a distanza di decenni, rimane unanime. Il Wall Street Journal lo ha definito un contributo di enorme importanza alla comprensione della storia del secondo dopoguerra, mentre il New York Times lo ha descritto come il resoconto più completo dell’attività della CIA tra il 1947 e il 1967.
Chi è Frances Stonor Saunders
Frances Stonor Saunders è giornalista, scrittrice e documentarista britannica, laureata con lode all’Università di Oxford. Scrive per la “London Review of Books” e ha collaborato con “The Guardian”, “Los Angeles Times” e BBC Radio. Con “La guerra fredda culturale”, tradotto in oltre venti lingue, ha vinto il Gladstone Book Prize della Royal Historical Society. È membro della Royal Society of Literature e vive a Londra.