Credo che non tutti siano a conoscenza degli ultimi scritti di Kafka e che questi abbiano dato inizio a una diatriba legale che si è protratta sino ai nostri giorni

Una storia intricata quella che ha visti coinvolti un amico scrittore, una segretaria ereditiera e i manoscritti di Kafka custoditi nei caveau svizzeri ovviamente!

Finalmente, dopo 12 anni di vicende giudiziarie, i manoscritti di Kafka, famoso scrittore boemo di lingua tedesca, di origine ebraica, ritenuto una delle figure esponenziali della letteratura del XX secolo, rappresentante di spicco del modernismo e del realismo magico, noto soprattutto per la Metamorfosi e il Processo, prendono vita. Lo scrittore li aveva lasciati in eredità all’amico scrittore Max Brod.

La dote sotto processo è data da un centinaio di manoscritti che comprendono anche “Lettera al Padre“, missive, un quaderno di esercizi in ebraico, un diario ed alcune cartoline che l’autore aveva inviato all’amico Brod alcune settimane prima della sua morte, vi è anche un libricino con gli schizzi in cui Kafka aveva raffigurato la sua malattia e in ultimo tre manoscritti di “Preparativi di nozze in campagna” datati 1907. La buona novella è che tutti gli scritti postumi verranno digitalizzati on-line e resi pubblici.

Mercoledì 7 agosto 2019 sono stati mostrati in esclusiva, adesso tutti riuniti sono custoditi nella Biblioteca Nazionale d’Israele, a Gerusalemme.

La peripezia comincia con la morte di Kafka, avvenuta nel 1924 a causa della tisi a solo 40 anni. La sua sventura oltre alla sua malattia fu di essere poco conosciuto e in preda all’isteria del momento affidò al suo amico scrittore tutte le sue opere, con l’accordo che le avrebbe bruciate. Brod non fu per nulla entusiasta della proposta e, invece di incenerire il tutto, fu ben lieto di mettere in mostra quello che Kafka aveva precedentemente pubblicato, più gli inediti tra cui Il castello, Il processo e America, facendolo diventare uno degli autori più conosciuti e ammirati al mondo. Giustificò la sua decisione, raccontando, che aveva avvisato Kafka che non avrebbe rispettato la sua volontà, dandogli la possibilità di scegliere un altro erede.

Nel 1939 Brod fuggì dal suo paese, che all’epoca era occupato dai nazisti e si rifugiò a Tel Aviv, nella Palestina di dominio britannico, portandosi in una valigetta gli scritti dell’amico. La sua vita continuò in Israele dove trovò la morte nel 1968, lasciando gli scritti di Kafka alla sua segretaria Esther Hoffe. Per i successivi 41 anni Hoffe ne conservò alcuni in bella mostra sulla scrivania del suo appartamento a Spinoza Street, a Tel Aviv, altri custoditi nei caveau di banche svizzere e israeliane. L’ultima volta che Hoffe permise a uno studioso di Kafka di visionare i suoi manoscritti fu negli anni Ottanta; nel 1988 vendette l’opera del Processo per due milioni di dollari circa.

Hoffe morì nel 2007 a 101 anni e gli scritti di Kafka, di cui non si conosceva il contenuto e l’entità, andarono in eredità alle figlie Eva e Ruth.

Fu così che nel 2008 iniziò una lunga battaglia legale, Israele fece causa alle sorelle Hoffe sostenendo che nel testamento, Brod aveva chiesto di lasciare il suo archivio a una biblioteca pubblica ebraica o in Palestina e che aveva indicato come custode l’Università ebraica di Gerusalemme, che a sua volta ospita la Biblioteca Nazionale. Nel dicembre 2016 la Corte Suprema israeliana stabilì che l’archivio di Brod, compresi gli scritti di Kafka, apparteneva alla Biblioteca Nazionale. A casa loro furono ritrovati dopo il mandato di perquisizione alcuni scritti vennero rinvenuti in un frigorifero rotto, altri invece erano stati graffiati e inzuppati di urina dai gatti che vivevano lì.

Nel frattempo nel 2013 due israeliani avevano scoperto negli archivi della città tedesca di Marbach am Neckar alcuni documenti mai pubblicati appartenenti a Brod. La polizia tedesca li aveva sequestrati e la famiglia Hoffe aveva sostenuto che erano stati rubati; soltanto nel gennaio 2019 lo stesso tribunale tedesco decise per la consegna a Israele. Nello scorso maggio il Tribunale di Zurigo intimò alla Banca Svizzera, che conservava l’ultimo gruppo di scritti, di consegnarlo alla Biblioteca Nazionale.

Il quotidiano israeliano Haaretz afferma che alcuni scritti appartenenti a Brod mancano ancora: la famiglia Hoffe li avrebbe tenuti per sé e nascosti da qualche parte. Stefan Litt, curatore della Biblioteca Nazionale, confida di trovarli prima o poi. I mancanti pare comprendano, una serie di lettere scambiate dopo la morte di Kafka tra Brod, Felice Bauer e Dora Dimant, le due donne con cui Kafka aveva avuto una relazione.

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