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Autori in tasca: Io sono ciò che ho, Jean Paul Sartre

Jean Paul Sartre, Il materialismo storico nel pensiero del grande filosofo

Io sono ciò che ho scriveva Jean Paul Sartre.

Se non fosse lui ad affermarlo mi riporterebbe alle molte citazioni virtuali che vanno di moda in questi tempi. Non voglio certo equiparare la valenza dell’autore al moderno pensiero della realtà, ma nulla mi appare così attuale rispetto alla esaltazione materialistica della stessa. In questo caso la storia, sovrana, insegna che le riflessioni di oggi non sono altro che meditazioni sul pensiero del passato o che per alcuni, (vedi Sartre), il futuro era molto più decifrabile di quanto si potesse pensare. Fatto sta che ancora oggi il pensiero filosofico di Jean Paul Sartre è quanto mai attuale e vuoi o non vuoi, ci mette in discussione..

Jean Paul Sartre il materialismo storico

Jean Paul Sartre

Detto questo è indubbio pensare che il risveglio delle coscienze più laiche passa attraverso la penna di uno dei più grandi filosofi del ventesimo secolo. L’uomo in quanto tale, spiega Sartre “ha diritto di esistere liberamente assumendosi la responsabilità delle sue scelte”. Per il filosofo francese è un dogma senza discussioni. È trainante, fa da apripista a quell’esistenzialismo che lo incoronerà come suo rappresentante principale aprendolo a nuove interpretazioni.

Ti sembrerà scontato ma ogni autore, letterato o filosofo che sia, risente di influssi pregressi, non è quindi tempo perso rispolverare i momenti più importanti della vita, se non altro per scoprire che in fondo le esperienze personali ed esterne che su di  noi hanno influito, ci hanno reso in qualche modo filosofi di noi stessi. E se, come scrive Sartre, è la nostra storia a renderci liberi e diversi dagli altri, nulla di male se ripercorriamo brevemente la sua, giusto per comprendere la matrice del suo ateismo umano.

Oltre che filosofo, Jean Paul Sartre è scrittore, drammaturgo e critico letterario, massima espressione di quell’umanesimo ateo che sfocerà poi nel materialismo storico. Le note raccontano della sua venuta al mondo a Parigi, ai primi del 900 e delle sue origini borghesi. A soli quindici rimane orfano di padre crescendo con due donne e il nonno materno che lo introduce all’amore per lo studio della letteratura. Per via delle seconde nozze della madre si trasferisce nella capitale francese dove ultima brillantemente gli studi proseguendoli poi all’Ecole Normale supérieure.

Jean Paul Sartre Simone Beauvoir

Nel 1929 ottiene il suo primo lavoro all’agrégation di filosofia dove conosce Simone de Beauvoir, con la quale dividerà la sua vita privata e professionale. Insegna fino dopo la seconda guerra mondiale per poi dedicarsi totalmente alla letteratura convinto che fosse giusto mettere su carta le sue riflessioni.

faccio, farò dei libri; ce n’è bisogno, e serve, malgrado tutto”.

Per seguire le sue aspirazioni rifiuta di partire per la legion D’Onore, non accetta la cattedra al college de France, nel ’64 rimanda indietro perfino il Nobel per la letteratura motivando che il valore di uno scrittore può essere espresso solo dopo la sua morte. Nel 1945 fonda una rivista, Les Temps modernes, con la quale riunisce il suo pensiero, le sue esperienze politiche che letterarie. È attento alle problematiche dei diritti umani per i quali fonda il Tribunale Russel- Sartre con Bertrand Russel e Albert Camus.

Jean Paul Sartre, cos’è la letteratura?

Jan Paul Sartre Che cos'è la letteratura

Il filosofo comprende che la letteratura può essere il vettore giusto con cui porsi domande oltre che perseguire gli ideali politici. Nel ’38 esce il romanzo La nausea, nel 1943 nel saggio Che cos’è la letteratura? si interroga sul ruolo dello scrittore e di quanto lo scrivere sia un impegno imprescindibile dalla politica. Dello stesso anno L’Essere e il Nulla, tra il ’45 e il ’49 pubblica I cammini della libertà testo emblematico con l’uomo e la sua esistenza al centro dei pensieri.

Ma non basta. Sartre si accorge che il teatro è un mezzo di comunicazione più diretto ed evocativo. I testi sembrano quasi anticipare gli squilibri della società borghese e capitalista. Le mosche, a porte chiuse, decanta la resistenza, la difficoltà di convivere con gli altri, Le mani sporche, portato in scena nel ’48, ma poi ritirato per diverse proteste.

Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche. 

 

Le parole Jean Paul SartreNon si può scindere la letteratura dall’impegno politico. Sartre ne è profondamente convinto. Lo dicono i suoi rapporti con il  marxismo di Castro, la Cina di Mao, un viaggio condiviso nel 1955 con Simone Beauvoir. Così come non approva l’intolleranza sovietica nel perseguire l’Ungheria e la Cecoslovacchia, affianca l’insurrezione studentesca del 68 contro i crimini di guerra degli americani in Vietnam.

Basta che un uomo odi un altro perché l’odio vada correndo per l’umanità intera”

Una voce che in qualche modo disturba la quiete politica, ma lui non se ne preoccupa più di tanto neanche quando rischia la vita in un attentato al suo appartamento. Con Le Parole pubblicato nel 1963, cerca di spiegare la sua vita ma è la cecità a impedirgli di continuare a scrivere. Muore il 15 aprile del 1980,  Parigi lo onora insieme a cinquantamila persone

Cosa mi rimane di Sartre? La memoria collettiva lo definisce “Icona della gioventù ribelle” l’anticorfomista del dopoguerra, io preferisco riflettere su uno dei suoi numerosi pensieri, per me, profondamente attuale

La violenza, sotto qualunque forma si manifesti, è un fallimento.

Buona Lettura

 

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