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Autori in tasca: Imre Kertész, premio Nobel per la letteratura nel 2002

Imre Kertész e i suoi racconti sui campi di sterminio nazisti

Imre Kertész

Caro lettore, oggi è il mio turno di parlarti di uno dei colossi della nostra letteratura. Sto parlando del Premio Nobel del 2002: Imre Kertész, attribuitogli

per una scrittura che sostiene l’esperienza fragile dell’individuo contro l’arbitrarietà barbarica della storia.

Era nato da una famiglia di origine ebraica nel 1929 e morto nel 2016, all’età di 86 anni, a Budapest. All’età di quindici anni, nel 1944 fu deportato prima ad Auschwitz, poi a Zeitz e infine a Buchenwald, dove fu liberato nel 1945. Rientrato in Ungheria, dal 1948 al 1951 ha lavorato come giornalista per il quotidiano di Budapest, Világosság (Chiarezza) e come operaio in fabbrica. La collaborazione si interruppe quando fu licenziato poichè il giornale si schierò dalla parte del Partito Comunista.

Dopo due anni di servizio militare, nel 1953 si dedicò alla traduzione di opere di prosa austriaca (tra cui Sigismund Schlomo Freud, Elias Canetti, Ludwig Josef Johann Wittgenstein) e tedesca (tra cui Friedrich Wilhelm Nietzsche) e molti altri.

Non aveva mai manifestato interesse per la scrittura, fino ai sei anni, quando chiese in regalo un diario, che riteneva talmente bello da non volerlo sporcare. Fino a 24 anni la scrittura rimase nel cassetto: aveva scritto pochi appunti di nessun valore, quando andò a trovarlo un amicogli propose di stilare insieme libretti da operetta. Iniziò così la sua carriera di scrittore, che gli consentirà di finanziare quella di autore indipendente.

Imre KertészNel 1973, dopo dodici anni di lavoro, ha terminato il suo primo romanzo Sorstalanság (Essere senza destino), pubblicato nel 1975 a causa dell’opposizione riscontrata da parte del mondo politico ed editoriale. Fu riconosciuto per la sua fama, sia in patria che all’estero, solo dopo il Crollo del Muro di Berlino nel 1989. Il libro racconta la storia di un ragazzino ebreo, di origini ungheresi, quindicenne deportato nei campi di sterminio. L’autore ci ha tenuto a sottolineare più volte che non è un testo autobiografico. In un’intervista ha raccontato di aver scelto un bambino come protagonista, per l’innocenza e totalità con cui i bambini descrivono gli eventi: raccontando tutto, perchè considera importanti sia le piccole che le grandi sfaccettature.

Dal racconto, nel 2005, il regista Lajos Koltai, insieme allo stesso scrittore, che ne ha curato la sceneggiatura, ha girato il film Senza destino. Le musiche sono state scritte da Ennio Morricone.

Le altre opere dello scrittore, tradotte in molte lingue, tutte basate sull’avvenimento che maggiormente ha segnato la sua vita, sono: Storia poliziesca, Kaddish per il bambino non nato, Il vessillo britannico, Diario dalla galera, Holocaust come cultura in tre relazioni, Verbale di polizia, Cronaca del cambiamento, Il silenzio momentaneo, nel mentre il plotone ricarica i fucili, La lingua esiliata, Liquidazione, Dossier K., Il secolo infelice, Fiasco.

Imre Kertész

Nel 2012, quattro anni prima della sua morte, ha annunciato di abbandonare la scrittura.

Riconoscimenti letterari a Imre Kertész

Nel 2000 fu vincitore del Premio WELT-Literaturpreis e del Premio Herder (Premio in onore del filosofo tedesco Johann Gottfried Herder e attribuito a coloro che contribuiscono alla comprensione culturale fra i Paesi europei e alle loro relazioni pacifiche) nel 2002 gli fu assegnato il Premio Nobel per la letteratura, nel 2004 ricevette il Premio letterario Corine (Premio Internazionale del libro per la letteratura tedesca) e nel 2006 fu vincitore dell’ Independent Foreign Fiction Prize (Premio letterario britannico).

Nel 2003 gli fu attribuita l’onorificenza della Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica ungherese e nel 2004 quella di Gran Croce al merito con placca dell’Ordine al merito di Germania.

Leggete… con la lettura volerete! Buona lettura!

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Caro lettore, ci sono alcuni eventi nella nostra storia, a mio parere, molto tristi. Uno di questi è sicuramente l’Olocausto. A scrittori come Imre Kertész, Primo Levi e molti altri va il mio grazie per aver lasciato traccia di quanto è successo in passato, con la vivida speranza che ciò che è scritto sia di monito per le generazioni future e resti una macchia indelebile del passato. Aspetto i tuoi commenti!
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Antonio Franco Ragusa
Antonio Franco Ragusa
7 mesi fa

È stato un uomo straordinario, mi ha insegnato molto. I suoi libri sono un esempio di verità e umiltà fuse insieme dal distillato dell’arte.

Scelti dalla redazione

22 ore fa

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