Il pollo di Newton. La scienza in cucina Book Cover Il pollo di Newton. La scienza in cucina
Massimiano Bucchi
scienze, tecnologia,
Guanda
febbraio 2013
cartaceo
184

 

Perché da un certo periodo storico in poi la scienza entra prepotentemente in cucina? Perché gli scienziati ricorrono spesso a immagini e similitudini prese di peso dal mondo culinario? Qual è il filo che lega esperimenti e ricette succulente? Perché il pollo occupa un posto così importante nell'immagine pubblica della scienza, da Bacone a Pasteur passando per Newton e gli illuministi? Tra esperimenti nei caffè, controversie sulla birra, ricette per la cioccolata custodite gelosamente come brevetti, un racconto ironico, e rigoroso sulle intersezioni tra scienza e cibo, tra gastronomia e ricerca, tra laboratorio e cucina.

Massimiano Bucchi è professore di Sociologia della Scienza e di Comunicazione, Scienza e Tecnica all’università di Trento. E’ stato docente universitario (in inglese Visiting Professor) in numerose istituzioni accademiche in diversi paesi del mondo. Per lui tanti i riconoscimenti, ha scritto saggi e libri, ha collaborato con la trasmissione televisiva Superquark e via discorrendo.

Io l’ho conosciuto attraverso un libro, Il pollo di Newton, un pò vecchiotto a dir la verità, del 2013, ma mi ha colpito per gli argomenti trattati  e cioè: la trasformazione del rapporto tra scienza e società, e in particolare della scienza in cucina. Però non fatevi confondere dal titolo, ne dalle “tre righe” che recitano

“Un menù che solletica il palato, il gusto per la scienza, il piacere della lettura”.

Ciò che l’autore ha raccolto e raccontato in questo libro non sono ricette, non è neanche un manuale di piccoli trucchi, spiegazioni scientifiche di come avvengano certe reazioni chimiche ai fornelli. Se vi aspettate questo allora rimarrete delusi… però sapete che io non vi deludo mai!

Ed infatti accostatevi a queste pagine con uno spirito diverso, avventuroso, di conoscenza ed apprezzerete questo libro per quello che è; un compendio per raccontare il controverso e sfaccettato rapporto che, nel corso dei secoli, hanno avuto la scienza e la cucina.

La cucina, regno incontrastato della donna viene, poco per volta, osservato da scienziati che decidono con il loro studio di indagarne i meccanismi, per meglio comprendere le trasformazioni dei cibi e possibilmente migliorarli.

Lo sapete che Bacone (1626) scoprì l’azione benefica del freddo per la conservazione? Si proprio quella che noi tanto usiamo oggi, la surgelazione, e che per fare l’esperimento e infastidito dello scetticismo di Withertborne, suo amico e medico di Re Giacomo,  incurante della temperatura, scese dalla carrozza su cui stava viaggiando, acquistò un pollo eviscerato e lo farcì di neve… peccato che il nostro scienziato si sentì male per il freddo e di lì a qualche giorno morì per una polmonite.

Apprendere che Pasteur ha svelato i segreti dell’acidificazione del vino e grazie al bisolfito evitare di trasformarlo in aceto, non vi aiuta a bere con più consapevolezza un ottimo vino d’annata?

Il saggio di Bucchi è davvero una miniera di curiosità, il più delle volte significative e rispondenti al costume degli ultimi secoli; scrive infatti del fiorire di scienze culinarie e domestiche a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento in quanto rispondeva ad una “esigenza di offrire un ambito – purchè definito e limitato – di attività scientifica alla crescente quantità di donne che premevano per accedere professionalmente a settori quali scienza e medicina“.

Ma il racconto tocca anche episodi in cui si mescolano furbizia e piccoli escamotage commerciali. Per esempio la vicenda del chimico Justus von Liebig che, diventato imprenditore, decise di lanciare sul mercato gli estratti di carne, all’inizio solo ad ospedali e farmacie e… A proposito, salvo uno sparuto numero (io ne faccio parte), nessuno conosce i famosi dadi Liebig, oggi soppiantati dai dadi Knorr e Star. 

Ed il pollo che fine ha fatto? Non esiste nessuna ricetta degna di nota, fatto salvo per un bel pollo arrosto, succulento, fatto preparare da Newton per una cena con il suo amico William Stukeley, un pastore anglicano. Giunto a destinazione, William si rende conto che la cena è già servita ma non c’è il suo ospite; stanco di aspettare e affamato mangia tutto il pollo e lascia solo le ossa. Al suo arrivo Newton salutando l’amico solleva il coperchio e vedendo solo le ossa, esclama:

Come siamo distratti noi filosofi.

Ero proprio convinto di non aver ancora mangiato.

Ecco questo è lo spirito del libro, altri aneddoti troverete altrettanto spassosi su altrettanti scienziati illustri; pensate c’è anche Piero Angela. 

Insomma una rivisitazione in cui il pollo newtoniano è solo un elemento dell’elaborata costruzione di un “menu” che dall’antipasto all’amaro, passa in rassegna i punti di contatto tra gastronomia, scienza e narrazione della scienza.

Io sono arrivata al punto che mi è venuta voglia di pollo, non arrosto, ma una rivisitazione del pollo “fritto” ripieno di mozzarella ed alla “pizzaiola”.

Felice serata a tutti.

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