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Il Nobel del 1978: Isaac Bashevis Singer

Ad Isaac Bashevis Singer: “per la sua veemente arte narrativa che, radicata nella tradizione culturale ebraico-polacca, fa rivivere la condizione umana universale”

Mi ritrovo sul divano di casa mia a pensare. Pensieri oziosi mi turbano.

La vita procede per vie contorte e vicoli ciechi, e spesso i tesori più preziosi li troviamo lungo una strada diversa da quella che avevamo deciso di imboccare.

È la sera di Natale, caro iCrewer, e non sto giocando come vuole la tradizione.

Scrivo… di un uomo…

Il Nobel del 1978, Isaac Bashevis Singer

Isaac Bashevis Singer nasce a Leoncin, non lontano da Varsavia, nel 1902, e vive la sua vita fra le cittadine di Bilgoraj e Radzymin. La cosa strana è che pur lavorando e vivendo in Polonia sino all’età di trentadue anni, prima di trasferirsi negli Stati Uniti, una volta ricevuto il premio Nobel il suo nome non trova un posto di spicco nell’elenco dei Nobel per la letteratura polacchi.

Altra nota dolente era l’eterno conflitto che il nostro Isaac nutriva nei confronti del fratello maggiore Israel J Singer, celebre figura nella Varsavia dell’epoca, apprezzato giornalista e direttore responsabile di varie testate, nonché esempio di scrittore yiddish. Ne accusava il peso anche e nonostante il fratello gli avesse procurato un posto presso il quotidiano per cui lavorava, incoraggiandolo a perseguire il suo desiderio di scrivere.

L’improvvisa scomparsa del fratello, a seguito di un infarto, consente al nostro futuro premio Nobel di trovare la giusta spinta per emergere dalla bambagia familiare, spiccare le ali e diventare il grande scrittore anche se in tarda età.

Pensa che il suo primo libro, Satana a Goray, è uscito nel 1935 quando era già trentenne; e poi non si è più fermato!

Il Nobel Isaac Bashevis Singer 1978

Premio Nobel 1978

Autore di romanzi e racconti come: La Fortezza, Il Penitente, Nemici, Il mago di Lublino, Lo schiavo, lo Spinoza di via del Mercato, Alla corte di mio padre, Il ciarlatano. Questi sono solo una parte del suo lavoro.

Anime Perdute una storia d’amore, apparso postumo nel 1994, magicamente in bilico tra farsa e dramma, intriso di pessimismo e vitalità, è tratteggiato in maniera da evocare, in ciascuno di noi, pezzetti di un mondo in cui finiamo inevitabilmente per riconoscerci.

La motivazione che gli è valso il Premio Nobel nel 1978 è racchiusa nelle seguenti parole:

“per la sua veemente arte narrativa che, radicata nella tradizione culturale ebraico-polacca, fa rivivere la condizione umana universale”

Lo scrittore con la sua capacità narrativa delinea il suo punto di vista rispetto a tematiche spinose come il libero arbitrio, gli errori di giudizio, la religione e la morale, senza tralasciare l’ipocrisia, e ancora la teodicea – in senso ampio, tutto ciò che arreca danno turbando comunque la moralità o il benessere fisico ed è perciò temuto, evitato, oggetto di riprovazione, di condanna o di pietà, di compassione. Indica la trattazione filosofica del problema di Dio nei suoi rapporti con il mondo e l’uomo ed è stato a volte utilizzato come sinonimo di teologia naturale -.

Al primo posto mette i mondi interiori dei protagonisti, dipinti attraverso i loro sogni e debolezze, includendo il disagio sempre più marcato dell’assimilizazione del popolo ebraico alla cultura dominante ecco spiegato il motivo dell’uso dell’yddish. Vuole un codice che identifichi una civiltà in perenne esilio, capace di riportare nel quotidiano l’intero Talmud e i testi sacri, il loro mondo intessuto di miti, favole e leggende.

La sua letteratura diventa così un mezzo divino capace di registrare mondi nell’unico mondo possibile che siamo costretti a vivere; ci invita alla vita come avventura da affrontare con la ragione e i sensi e, a proposito di quest’ultimo aspetto, la sessualità è una costante quasi ossessiva nei suoi racconti, una forza ingovernabile capace di rendere nullo ogni proposito di buone intenzioni.

È morto il 24 luglio 1991, ma i suoi libri continuano ad essere presenti e sempre attuali.

Per Singer la scrittura è un mezzo per documentare e testimoniare ma bisogna riconoscerne i limiti: “gli scrittori possono stimolare la mente non possono dirigerla. Il tempo cambia le cose, Dio cambia le cose, i dittatori cambiano le cose, ma gli scrittori non possono cambiare nulla.”

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