Amatka Book Cover Amatka
Karin Tidbeck
Narrativa
Safara’ (traduzione di Cristina Pascotto)
2018
Cartaceo e eBook
228

Nel mondo che i Pionieri hanno colonizzato valicando un confine di cui si è persa ogni traccia, gli oggetti decadono in una poltiglia tossica se il loro nome non viene scritto e pronunciato con prefissata frequenza. Per evitarne la distruzione, un comitato centrale veglia severamente sulle parole pronunciate dagli abitanti delle colonie, perché la vita in un mondo minacciato dalla disgregazione richiede volontà e disciplina. Vanja, cittadina di Essre, viene inviata dalla sua comune nella gelida colonia di Amatka e troverà ad attenderla i primi fuochi di una rivoluzione sotterranea giocata sulla potenza del linguaggio. Suo malgrado, Vanja dovrà così affrontare le possibilità che si celano dietro il velo di blanda oppressione che assopisce i pensieri e le parole del popolo di Amatka.

La distopia (utopia in negativo) nasce come filone della letteratura fantascientifica, con l’obiettivo di prevedere un futuro disastroso e trovare soluzioni a indesiderabili situazioni che potrebbero presentarsi realmente.

Le distopie possono riguardare il potere totalitario politico, religioso, tecnologico ecc. di un’autorità sulla società, o catastrofi che si abbattono sulla società civile. Così il genere distopico.

Oggi la distopia in letteratura sta assumendo sempre più la forma del grido di aiuto, un modo per esprimere il proprio dissenso nei confronti di fenomeni come le discriminazioni sociali, l’imposizione di un pensiero, che non sono accettabili, allo scopo di teorizzare una possibile soluzione.

Tra i romanzi appartenenti al filone distopico “totalitario” cito tra i più famosi:”Fahrenheit 451” di Ray Bradbury1984” di George Orwell  e “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley.

Nel filone “post apocalittico”: “I trasfigurati” di John Wyndham, “L’ombra dello scorpione” di Stephen King, “Il racconto dell’ancella” di Margaret Atwood, “Cecità” di José Saramago.

Nella corrente attuale possiamo inserire ”Amatka” di Karin Tidbeck, ambientato in un mondo in cui la maggior parte degli oggetti devono essere continuamente denominati e contrassegnati per evitare che si dissolvano, pena la scomparsa delle ultime colonie rimaste.

La distopia in questo caso è quella di un mondo dove il linguaggio (le regole) genera (o distrugge) e determina il limite tra vivere e sopravvivere. Esprimere le proprie idee e dargli seguito è pericoloso. Ma cosa succede se qualcuno decide di non applicare più le regole? È giusto che la necessità di pochi “minacci” la sicurezza di tutti gli altri?

Ma è anche nel personaggio principale Vanja, una donna rassegnata all’infelicità un’anti eroina che si apre alla curiosità quasi accidentalmente, al contrario di protagonisti di altri romanzi dello stesso genere votati alla ribellione e nati per combattere il sistema.

Una distopia che può tramutarsi in utopia quando si ha il coraggio di iniziare una rivoluzione per sconvolgere le regole  per le quali si immagina un’alternativa che altri ancora non vedono.

Un romanzo che lascia aperti molti interrogativi e che affascina per la sua originalità.

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